Questa è la storia di Lisetta Carmi e dei suoi amici travestiti

Siamo negli anni Sessanta, durante una festa di Capodanno, una signora intorno ai quarant’anni entra in contatto con una realtà che le cambierà la vita: «Uno strano personaggio arrivò nel ghetto dove stavamo noi travestiti, una fotografa a tutti noi sconosciuta che si chiamava Lisetta Carmi. Ci parve una donna stramba e bislacca, lavorò con noi per molte settimane.

Questo racconto è uno degli ottanta contenuti nel mio libro: “Le incredibili curiosità di Genova”, edito da Newton Compton: qui le info. Buona lettura.

Quando vedemmo l’opera pubblicata restammo allibiti. Era riuscita a fotografare la nostra anima attraverso i nostri occhi, la nostra disperazione e frustrazione, l’illusione, la speranza e l’allegria. Anche il nostro desiderio di vivere. E soprattutto un disperato bisogno di amore, un disperato bisogno di amare. Ha saputo ridare dignità a chi pensava di averla perduta per sempre»: così la trans Rossella Bianchi racconta il suo incontro con l’artista Lisetta Carmi nella sua autobiografia romanzata In via del Campo nascono i fiori.

Il libro di Lisetta Carmi sui travestiti e la censura

Le foto che Lisetta Carmi scattò con intensa partecipazione ai travestiti dei vicoli genovesi uscirono nel 1972. Il libro venne osteggiato e censurato. Oggi va a ruba tra i collezionisti, ma allora le librerie non avevano neanche il coraggio di esporlo. Barbara Alberti salvò tremila copie dal macero, comprandole e regalandole ai conoscenti. Nel 2019 è stato ristampato dal suo gallerista genovese Gianni Martini.

Chi era Lisetta?

Un personaggio complesso e intrigante. Nata a Genova nel 1924 in una famiglia benestante di origine ebraica, fu obbligata a lasciare gli studi per motivi razziali. Negli anni Sessanta smise di fare la pianista e cominciò a innamorarsi della fotografia, che visse come un ottimo strumento di denuncia politica.

Nel 1984, decise di abbandonare anche questa attività, lasciando però un archivio stupefacente: oltre alle foto dei travestiti, anche quelle dei portuali genovesi così come gli interni dell’Italsider o immagini inconsuete del cimitero monumentale di Staglieno.

Inoltre, reportage non solo dall’Italia, ma anche da Israele, Afghanistan e India. La resero famosa gli scatti rubati nel 1966 a Ezra Pound che aveva scelto di vivere nella vicina Rapallo e i ritratti di tanti altri intellettuali e artisti tra cui Lucio Fontana, Lele Luzzati, Edoardo Sanguineti, Leonardo Sciascia, Jacques Lacan.

Lisetta fonda un ashram In Puglia

I suoi viaggi in Oriente la portarono a fondare in Puglia, nella bellissima Cisternino, nel 1979 l’ashram Bhole Baba, uno dei primi luoghi per la meditazione in Europa, dove ha vissuto sola e con pochi mezzi, fino alla morte, nel 2022. Aveva una ricetta tutta sua per vivere la vecchiaia in serenità: per stare bene bastano poche cose e sentirsi liberi.

La trans Rossella Bianchi

Questa storia che stiamo raccontando ha un’altra protagonista, la scrittrice trans Rossella Bianchi. «Odiatemi per quello che sono, basta che non mi amiate per quello che non sono»: in questa frase di Pablo Neruda è riassunta la vita di Rossella Bianchi, che ha scritto la sua storia in due autobiografie.

Si chiamava Mario, ma non sopportava di vivere un’identità maschile che sentiva estranea. Cresciuto negli anni Cinquanta in una famiglia di contadini toscani, in una casa sperduta in campagna, senza corrente elettrica, come poteva essere capito e accettato?

Il papà una volta gli disse: «Sarebbe meglio fossi morto da piccolo, mi avresti evitato tanta vergogna». Unica alternativa era abbandonare la famiglia. Per questo Mario-Rossella fece i bagagli presto, andando in città per studiare e si diplomò ragioniere.

Chierichetto a sette anni, Mario-Rossella intuì che da grande non avrebbe voluto sposarsi. Mentre era alla ricerca della propria identità sessuale a quattordici anni incontrò un frate in un cinema che lo invitò dietro una tenda, ma lui riuscì a scappare.

Tanto tempo dopo, quando ormai era diventata Rossella e batteva nel ghetto del centro storico genovese – unico lavoro che riuscì a trovare – erano tanti i preti clienti che la andavano a trovare vestiti con la tonaca e incuranti dei pettegolezzi. Uno di loro si comportò con violenza e Rossella si spaventò.

Però l’ultimo prete che conobbe è quello che l’ha fatta diventare fiera di sé stessa e del suo percorso. Don Gallo, che si schierò a favore delle trans dei vicoli, insistette perché Rossella scrivesse la sua storia e quella delle sue compagne, vicende che altrimenti sarebbero andate perdute per sempre.

I travestiti degli anni Sessanta

Negli anni Sessanta i travestiti accorrevano a Genova da tutta Italia; era considerata la città – soprattutto il centro storico – con la mentalità più tollerante. Rossella Bianchi, nei suoi libri, ricorda quei chiassosi anni con gioia. Innamorata dei carruggi, uno dei momenti più belli della sua vita fu quando le arrivò la residenza genovese, così nessun poliziotto poteva più darle il foglio di via.

Se Rossella si può dire abbia avuto una vita intensa e anche gratificante, non è stato lo stesso per la maggior parte dei suoi amici travestiti del ghetto.

  • Ursula, cacciata dalla famiglia e poi sfruttata per i suoi soldi;
  • Annina che batteva insieme alle prostitute fingendosi incinta, morta alcolizzata;
  • Marylin bellissima e sfortunata, che trovò l’uomo della sua vita, scelse di fare la casalinga, ma lui si innamorò di una ragazza di Foggia;
  • la terribile Morena con la stazza di un pugile che visse sfruttando gli altri travestiti tanto da ammaz- zare, cucinare e dar da mangiare a Marylin il suo gatto, per punirla;
  • Franca e Irina che morirono di overdose e Assunta che ricattava le colleghe per la sua dose.

Il ritorno di Lisetta Carmi a Genova e la sua delusione

Passano gli anni e Rossella Bianchi oggi è una signora di una certa età che ha fatto pace con sé stessa. Lisetta Carmi tornò a Genova nel 2011, per una serata in suo onore al Teatro della Tosse, però la prima cosa che volle fare non appena mise piede in città fu rivedere i travestiti del ghetto.

Si incontrarono in un bar di via Lomellini. Tra i travestiti fotografati da Lisetta, ne erano rimasti in vita solo tre, Rossella, Ursula e Titti. Gli altri, tra cui Cincillà, Barbarella, Morena o Cabiria, erano morti o avevano cambiato sesso e abbandonato il ghetto.

Neanche i vicoli erano più gli stessi, e le trans erano tutte orgogliose di mostrarle quanto la loro situazione fosse migliorata. Lisetta invece rimase delusa da quel cambiamento: per lei il ghetto non aveva più il fascino di un tempo. Si guardava intorno smarrita e chiese dove fossero i vecchi bar, gli antichi negozi e i bassi dove battevano le attempate e truccatissime prostitute. Dalle finestre uscivano musiche arabe e non più Ma se ghe pensu.

«Ma anche voi vi trovo tutte cambiate», dice Lisetta. «Sono passati più di quarant’anni», le rispondono. «Le sembravamo donne normali, eleganti, raffinate, imborghesite, omologate», racconta Rossella, «non avevamo niente a che vedere con i travestiti sgangherati, volgari, grotteschi, genuini, allegri e ridanciani di allora.

Io, come le altre, avevo cercato di presentarmi nel miglior modo possibile. Truccata e pettinata, indossavo il vestito più bello, alle dita gli anelli più preziosi che possedevo».

È il 3 novembre 2011, piove a dirotto, una tremenda alluvione sta per colpire Genova. E il giorno dopo, l’evento al Teatro della Tosse in onore di Lisetta viene cancellato. Le trans e la loro fotografa non si incontreranno mai più. «Il suo è stato un viaggio in un mondo scomparso», conclude Rossella. «Peccato, avremmo preferito ricordarla com’era, con quell’alone di leggenda».

Questo racconto è uno degli ottanta contenuti nel mio libro: “Le incredibili curiosità di Genova”, edito da Newton Compton: qui le info.

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