Questa intervista a Seamus Heaney (1939-2013) è del 2009

Ha uno sguardo profondo Seamus Heaney, poeta premio Nobel nel 1995. Sembra intravedere mondi lontani. I suoi capelli bianchi e lunghi un po’ spettinati contrastano piacevolmente con il completo blu.

Seamus Heaney porta sempre con sé il paesaggio irlandese ovunque vada, i suoi colli brulli, i laghetti nascosti, luoghi fuori dai circuiti, dove il silenzio detta i ritmi e la natura governa le vite. Se è vero che ciascun individuo ha un suo luogo d’elezione, e che ogni emozione non può prescindere dal paesaggio originario, ecco che Seamus Heaney ha trovato l’ambiente ideale per la sua scrittura a Glanmore Cottage, tra Dublino e Wexford.

Seamus Heaney, poeta a tempo pieno

In quel cottage Seamus Heaney si è rifugiato nel 1972 dopo essersi allontanato da Belfast, dove insegnava all’università, per diventare poeta a tempo pieno, senza più compromessi. È appena uscito “District and Circle” (Mondadori, pag. 179, euro 14), curato da Luca Guerneri, una raccolta di poesie dedicata proprio al luogo d’elezione del poeta. Un luogo dell’anima che tanto assomiglia a Dove Cottage nel Lake District, dove si era ritirato Wordsworth, il poeta romantico.

Una vita intensa nell’Irlanda del Nord

Montale diceva di aver vissuto al cinque per cento, la vita del poeta è piena di solitudine e silenzi, solo in quei momenti vengono fuori le parole e le immagini per costruire un mondo altro, per tirare fuori il non detto che muove i nostri sentimenti: «Ho vissuto la mia infanzia e adolescenza in una famiglia numerosa, ero il più vecchio di nove fratelli. Nella mia vita di tutti i giorni sono sempre stato circondato da tanta gente, i miei figli, i miei nipoti, i miei allievi, ma sono una persona solitaria» racconta Seamus Heaney, che è nato nel 1939 a Castledawson, nella travagliata contea nordirlandese di Derry.

Seamus Heaney alla ricerca della solitudine

«Come dicevano T. S. Eliot o Ted Hughes, la poesia viene fuori dalla sofferenza dello spirito e io credo che la solitudine sia il luogo ideale dove trovarla. Con questo non voglio dire che io soffra sempre», dice a bassa voce sorridendo. È una bella persona Heaney, un grande poeta di poche parole, affabile e gentile, sempre pronto a mettersi in relazione con gli altri, «Insomma quello che voglio dire è che ci deve essere un luogo adibito alla solitudine dentro te stesso».

Il suo impegno politico per l’Irlanda del Nord

Nella sua lunga carriera si è anche impegnato per la causa della sua terra, l’Irlanda del Nord, anche se non ne parla volentieri. Si è trasferito a Dublino nel 1976: «Me ne sono andato per motivi di lavoro. Questo non significa che non porti sempre con me l’Irlanda del Nord. Se Thomas Mann ha detto “Dove sono io, c’è anche la letteratura tedesca”, io credo di poter dire che ovunque vada i problemi dell’Irlanda del Nord mi seguono!»

«Sono nato in una zona piena di conflitti e, mentre crescevo, la situazione peggiorava sempre più. Tanti sono i poeti del Novecento che si sono dovuti confrontare con la devastazione del mondo, basti pensare a Montale, al suo rifiutarsi di essere fascista, al suo condannare la Seconda Guerra Mondiale».

La poesia nasce dalla lontanza

Esiste il luogo d’origine e il luogo dove si sceglie di vivere, possono anche coincidere, ma spesso la poesia nasce dalla lontananza: «Il distacco è importante per crescere. La mia poesia nasce dall’impossibilità di essere in due luoghi allo stesso tempo, ma esserci comunque».

Anche se la sua poetica è intrisa del paesaggio d’origine non si sente un autore locale nel senso stretto del temine: «Definirei il mio lavoro regionale e allo stesso tempo globale. Come il segnale radio che parte da un punto e poi si disperde ovunque. Un po’ come Matteo, Luca e Giovanni che raccontano storie locali e però universali», spiega con tono autoironico.

Il suo sguardo ora si è rivolto verso il Mediterraneo, da Dante a Pascoli

Se nei primi anni della sua carriera poetica si rivolgeva più alle saghe del nord, negli anni Ottanta e Novanta ha scoperto il Sud, il Mediterraneo, l’Italia, approfondendo la poetica di Dante o di Pascoli: «La civiltà umana ha lavorato così bene in luoghi come la Toscana e l’Umbria, da farne un insieme straordinario. È difficile scrivere qualcosa di originale qui, qualcosa che non sia già stato scritto».

Seamus Heaney è nato lo stesso anno che è morto Yeats

In un suo recente intervento su “Poesia”, Massimo Bacigalupo ha scritto che Yeats è morto nel 1939, l’anno di nascita di Heaney, una bella coincidenza che due dei maggiori poeti irlandesi del Novecento si siano passati il testimone.

Sono stati entrambi considerati dai loro compatrioti poeti nazionali, figure del genere non esistono in Italia e neanche negli Stati Uniti. Joyce ha sempre rifiutato questo ruolo, mentre Yeats ha sempre avuto un rapporto contraddittorio con l’Irlanda.

Poeta nazionale Heaney? Basti pensare che per i suoi settant’anni, la radio irlandese RTE’ gli ha dedicato un’intera giornata di programmi: «Non è facile essere paragonati a Yeats o a Joyce. Io vengo da un Paese che ha perso la sua lingua, il gaelico, ma ho un’identità duplice, perché scrivo in inglese. Ma so benissimo che le mie poesie contengono anche l’irlandese, ormai diventato invisibile, facendolo riemergere dal buio in cui è sprofondato».

Ho fatto questa intervista quando lavoravo al secolo XIX ed è uscita il 10 luglio 2009, quando Seamus Heaney ha ricevuto il premio alla Carriera a Cetona, insieme al poeta italiano Cesare Viviani (Premio poesia edita). Una manifestazione il Premio Cetonaverde Poesia, presieduto all’epoca da Mariella Cerutti Marocco, che promuoveva giovani poeti. La giuria era composta da Guido Ceronetti, Maurizio Cucchi, Arnaldo Colasanti, Giuseppe Conte, Giorgio Ficara, Vivian Lamarque.

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