Ripubblico questa intervista che mi ha fatto la scrittrice bolognese Francesca Mazuccato nel 2002, le cose che auspicavo ancora non sono state fatte, un museo del Festival della Canzone, e uno spazio multimediale dedicato a Italo Calvino, ma ho fiducia che presto succederà.

Di Francesca Mazzucato

Sanremo è la capitale del kitch. Sfrenato, incontenibile, assoluto.

Una città baraccona, un po’ drag queen, teatrale, odorosa di lacca e di violetta, piena di piccole cose di cattivo gusto come la fontana con i giochi d’acqua che viene chiamata lo zampillo.

Sanremo e la sua nostalgia per il Festival

È il regno dei Pippibaudi e delle vallette in cerca d’autore. La cittadina vive la sua nostalgia del festival quando non c’è, cioè da marzo a gennaio, con continue iniziative, gare di fuochi artificiali, parate di fiori, spettacoli, concerti. Uno ogni mese, a volte due.
San Remo è un ibrido, tutto e il contrario di tutto. Scommesse, videopocker in ogni bar, ricconi con biondona mozzafiato al seguito e coppie di omosessuali attempati che entrano ogni fine settimana al Casinò.

Tra l’enorme stazione e i locali con i pouf leopardati

C’è una nuova stazione fantascientifica, enorme, che attraversi stupito per ritrovarti alla fine di un tapis roulant che non c’è nemmeno a Parigi, su due binari, come nella metropolitana.

Ci sono moltissimi locali, bar, pub e ristoranti, tutti brutti, chiassosi, tranne forse il nuovissimo Zoo Bizzarre, con i pouf leopardati e il soffitto a cupola coperto da vecchie locandine cinematografiche.

È una città con giardini curati, ricami di fiori ovunque, negozi raffinati, camp e chic mischiati insieme in un mix a volte esplosivo, altre noioso e stucchevole come una pasta alla crema andata a male.

La febbre da festival comincia molto presto. Quest’anno, a gennaio, non ci sono più alberghi disponibili, tranne una locanda che pratica prezzi proibitivi e che presto sarà completa.

Cominciano a parlarne tutti, nei supermercati, dal parrucchiere, per la strada: prima sono accenni fugaci poi un bisbigliare diffuso, basta tendere l’orecchio: «Patty Pravo darà buca all’ultimo momento, hai visto la Bertè, è dimagrita e in forma smagliante! Quest’anno i big da 16 sono diventati 20!».

Tipi strambi a caccia della fama

Girando, si sentono storie incredibili. Un croupier mi racconta di una signora della canzone dai lunghi capelli, abituè del festival e assidua frequentatrice del casinò che, dopo una serata di forti puntate e molte bevute, l’ha supplicato di accompagnarla in albergo, e dopo averlo fatto  attendere nell’anticamera della suite, si è presentata completamente nuda chiedendogli di passare la notte con lei.

Fantasie di croupier megalomani? Chissà.

Poi c’è un tabaccaio che suona e ha inciso un disco, è stato al Costanzo Show, cova ancora qualche sogno di gloria ma non è mai riuscito a conquistare l’ambito palcoscenico e continua a vendere schedine e francobolli.

La figlia del portiere di un condominio estivo, zeppe altissime, ombelico scoperto, capelli lunghi e platinati,  ogni anno a febbraio si mostra  insistentemente nelle vicinanze dell’Ariston sperando di essere notata “da qualcuno della tivù. Voglio fare la velina”, mi dice con gli occhi un po’ spenti.

Quelli che rimorchiano

Un cameriere di un bar nei pressi di piazza Colombo attende il festival per rimorchiare le fan che vengono da tutta Italia per i loro divi: «Una miniera, sono disponibili, semisvestite, si sentono libere lontano da casa, e stare con uno del posto le appaga, è come avere conquistato un pezzetto di uno dei loro beniamini. Io ne approfitto», dice che riesce a farsi anche tre ragazze a sera e a un suo amico gay va ancor meglio, con addetti ai lavori, press agent  e truccatori, e racconta che il festival è la sua grande abbuffata.

Laura Guglielmi è una nota giornalista, collaboratrice del Secolo XIX, scrittrice, direttrice di  mentelocale, critica letteraria e grande esperta del ponente ligure nonché sanremese di nascita anche se scappata presto prima a Londra e poi a Genova. È la persona più adatta a tracciare, per concludere, un quadro complessivo di questo evento, delle sue attese, della sua storia.

Quali sono i tuoi ricordi?

«Io ricordo che da bambina lo vivevo come un  grande evento, con ansia ed euforia. Andavo con gli amici ad assistere alle prove e a caccia di autografi, Lucio Dalla mi prese sulle ginocchia ma io non vedevo differenze fra lui e, per esempio, Nicola di Bari. Le differenze e i gusti personali si sono formati dopo.

Era affascinante quello che accadeva, un rito magico per la città, vedere le star da vicino faceva confondere il mondo vero e quello televisivo, un’ebbrezza che portava la città al centro dell’interesse nazionale.

Credo che anche adesso a Sanremo si senta il prestigio di questo evento, la gente ne è fiera e sopporta disagi e inevitabili problemi di mobilità».

Secondo te perché il mondo omosessuale ama e segue tanto il festival?

Secondo me nel mondo gay c’è un senso del romanticismo troppo spesso dimenticato, e il festival ogni anno, con tante canzoni melodiche lo esalta. Poi c’è l’ aspetto teatrale, quel kitch di cui parlavamo prima.

Io l’ho seguito spesso, da vicino, per il mio lavoro e ricordo, ad esempio, Platinette, all’Hotel Miramare, seduta su una poltrona dell’Ottocento, che non riusciva a contenerla tutta, una esplosione di lustrini unita ad un esibizionismo incontenibile.

Era perfettamente integrata nel luogo e circondata da tanta gente incuriosita. C’è questo aspetto mondano ed esibizionista che penso attragga il mondo gay. Ricordo anche Aldo Busi e i suoi caustici commenti qualche anno fa, veramente straordinari. Lui è un grande scrittore e dà il meglio di sé, polemico, certo, ma fine e raffinato analista delle slabbrature e dei contrasti della kermesse.

Certo il festival della mia infanzia era fatto per la sala e in sala. Adesso è fatto esclusivamente per la tivù, anche il pubblico che assiste al festival in teatro è funzionale allo spettacolo televisivo, negli stacchi pubblicitari le vallette si sistemano trucco e vestiti, e questo mi dispiace, annulla un po’ la magia.

Vorrei una tua definizione del Festival di San Remo. È un evento squisitamente kitch, un momento di unità nazionalpopolare o la più antiquata celebrazione dell’ Italietta di provincia?

Credo che in passato sia stato senz’altro la celebrazione dell’Italietta. Negli ultimi anni c’è stato un grosso salto di qualità per quello che riguarda gli interpreti e le canzoni. Penso a Elisa, ad esempio, che ha una voce stupenda, a Patty Pravo, a Gino Paoli, a molti gruppi giovanili.

Il festival in passato si è anche incrociato a particolari momenti della storia d’Italia, per esempio negli anni Settanta, che erano anni di grande fermento, molti cantautori impegnati rifiutavano di andarci perché lo vedevano come la rappresentazione dell’Italietta che dicevi tu,  che in quel periodo veniva ferocemente contestata.

Tenco è diventato il simbolo di questo, anche se probabilmente si è suicidato per motivi completamente diversi. La cosa che auspico è che venga creato un museo della canzone, qualcosa che rimanga una volta spente le telecamere. Sarebbe anche un museo del costume, potrebbe contenere, nel bene e nel male, un pezzo di storia del nostro paese.

Tu sei una delle maggiori esperte italiane di Italo Calvino: in qualche modo Calvino e il Festival sembrano correre su binari divergenti, ma potrebbero incontrarsi?

Dovrebbero, anche se può sembrare ardito. Sono entrambe risorse della città, patrimoni del territorio. E così come per il Festival sarebbe necessario un museo della canzone, a Sanremo dovrebbe nascere anche uno spazio multimediale dedicato a Italo Calvino, capace di seguirne le tracce e le parole. Sarebbe un modo per conoscere e comprendere meglio il ponente ligure.

Francesca Mazzucato ha appena pubblicato un libro interessante su Suzanne Duchamp, la sorella minore dell’artista Marcel, il dadaismo come non lo avete mai visto.

La foto in apertura è del 2013

Vuoi leggere altri miei post? Naviga sul mio blog!

Se vuoi scrivermi qualcosa, contattami pure

Per seguire il mio blog, se vuoi iscriviti al mio gruppo su Facebook

Comments are closed.