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Italo Calvino

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Tante sono le immagini che mi vengono in mente quando penso a Eva Mameli. Tutte stimolate dalla lettura approfondita dei testi di suo figlio, Italo Calvino. La vedo curva al microscopio, nel laboratorio di villa Meridiana, allora Stazione Sperimentale per la Floricoltura di Sanremo (nella foto in apertura il guardino oggi), che era anche residenza di famiglia. La vedo tra le sue piante, serena, che le accarezza e le odora. Me la immagino china tra i suoi fogli a catalogare le specie vegetali.


Un’ossessione classificatoria che trasmette al figlio scrittore: nei suoi testi Italo è spesso mosso dall’ansia di catalogare il mondo, dopo averlo analizzato attraverso il microscopio della mente.

Mio padre Gino Guglielmi oggi, 28 ottobre, avrebbe compiuto 94 anni, invece è morto 22 anni fa. Aveva tanti amici, appassionato gourmet, buon bevitore, amava la compagnia, ma era vittima di un’ossessione, far rivivere una Sanremo ormai scomparsa. La città della Riviera in cui, da metà Ottocento, avevano soggiornato personaggi come Alfred Nobel o Edward Lear, l’imperatrice russa Maria Aleksandrovna o il Kaiser Federico III.

La Famija Sanremasca, di cui è stato entusiasta segretario per anni, gli ha intitolato un premio di poesia dialettale, la consegna degli elaborati è per il giugno 2021. Per info: leggi le foto in fondo dell’articolo.

Ho scritto queste riflessioni su Italo Calvino sul catalogo della mostra Dal fondo dell’opaco io scrivo, Italo Calvino da Sanremo a New York, che ho curato per New York University, nel 1999.

Quelle Lezione americane che Italo Calvino doveva tenere negli Stati Uniti – le Charles Eliot Norton Poetry Lectures – non è riuscito a farle: è morto prima di partire, all’improvviso, nel 1985. Proprio lui che era stato sedotto dall’America e da New York, “la più spettacolare visione che sia data di vedere su questa terra” e che, girovagando per le strade del Greenwich Village, si sentiva newyorkese.

Francesco Biamonti (1928-2001) viveva a San Biagio della Cima: lì l’ho incontrato più volte per intervistarlo, fare due chiacchiere, mangiare i ravioli alla ligure, parlare di cultura, Liguria e novità editoriali. Dopo un po’ di tempo abbiamo stretto una forte amicizia, nonostante la differenza di età. Spesso varcavamo il confine e ci spingevamo fino a Nizza e in Provenza, per mangiare e parlare di ogni cosa. Sapeva a memoria centinaia di poesie di Montale, Sbarbaro e dei poeti francesi che recitava quasi sottovoce, come fossero una preghiera. Ho ancora un ricordo vivo di lui e mi manca davvero tanto. Oggi pubblico un saggio intervista che ho scritto quando era ancora vivo.

Le due belle ragazze nella fotografia d’apertura sono mia mamma Carla, che proprio oggi compie 88 anni, e mia zia Marica. Siamo nel 1951 e le due signorine si stanno facendo ammirare su una carrozza addobbata, con tanto di cavalli e cocchiere, proprio in occasione del Corso Fiorito o di Sanremo in Fiore come si chiama oggi. La foto è un po’ mossa, chissà chi l’avrà mai scattata. Doveva essere qualcuno a cui volevano bene da come sorridono.

I regali di Natale non mi hanno mai appassionato, forse solo da bambina, o forse neanche allora. Mi intristisce entrare nei negozi, zeppi di persone che vagano ansiose, imbambolate davanti agli scaffali pieni di prodotti.
Però quest’anno mi è venuto in mente di consigliarvi tre libri, se volete regalare un po’ di cibo per la mente. Si è concluso a Genova il 9 dicembre Incipit Festival, da me organizzato insieme a una banda di trentenni. È andato molto bene ed è proprio di tre scrittori, che ho presentato in quei giorni, che vorrei consigliarvi i libri: Arpaia, Balzano e De Silva.

Italo Calvino e Sanremo: grazie a lui ho scoperto com’era, nella prima metà del Novecento, la città dove sono nata. Ho pubblicato questo mio scritto sul Secolo XIX il 10 marzo 2006. È sempre un’emozione per me ricordare lo scrittore, con cui sento di avere un legame forte.

Poi parlo anche di mio papà, che il 28 ottobre avrebbe compiuto 92 anni, ed era della sua stessa generazione.

San Romolo e Bajardo, nell’entroterra di Sanremo, due luoghi della mia infanzia. Fondamentali per la mia crescita, da lì è nato il mio amore per la natura e per le case in pietra dei borghi medievali che costellano il Ponente Ligure.  Sono venute a trovarmi due amiche, mentre accudivo mia mamma in ospedale, Marta e Geraldina, alla quale è venuto in mente di raccontare questo nostro vagabondare per i monti e il mio rapporto con questi luoghi.