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Italo Calvino

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Ripubblico questa intervista che mi ha fatto la scrittrice bolognese Francesca Mazuccato nel 2002, le cose che auspicavo ancora non sono state fatte, un museo del Festival della Canzone, e uno spazio multimediale dedicato a Italo Calvino, ma ho fiducia che presto succederà.

Di Francesca Mazzucato

Sanremo è la capitale del kitch. Sfrenato, incontenibile, assoluto.

Una città baraccona, un po’ drag queen, teatrale, odorosa di lacca e di violetta, piena di piccole cose di cattivo gusto come la fontana con i giochi d’acqua che viene chiamata lo zampillo.

La notizia della morte di Umberto Eco mi raggiunge in Toscana,  a Saturnia, mentre sto organizzando sulla via del ritorno una visita ai luoghi di Italo Calvino a Castiglione della Pescaia, che avrei voluto perlustrare da tempo. In questa cittadina sul mare lo scrittore ligure ha trascorso lunghi periodi ed è sepolto qui.

Ho conosciuto Eco a New York nel 1999, proprio in occasione delle celebrazioni in omaggio a Italo Calvino, volute e organizzate dalla figlia Giovanna. Il giorno dopo mi ci son imbattuta di nuovo, era dal tabaccaio, stava cercando i suoi sigari, parlando in inglese, con il suo buffo accento italiano. 

È in libreria e sulle principali piattaforme internet il mio nuovo libro, “Italo Calvino a Sanremo, alla ricerca di una città scomparsa” (il canneto editore). Un lavoro che contempla più di trent’anni di ricerca. Sono anche io nata e cresciuta a Sanremo, come lo scrittore, e pure io sono andata via dopo il liceo. Per questo motivo, il libro è anche espressione del mio personale rapporto con una città difficile, per cui provo un’attrazione profonda e spesso tormentata.

Di seguito pubblico l’introduzione del libro e qui potete leggerne qualche pagina.

Volete visitare Sanremo con gli occhi di Italo Calvino?  Ecco qui i suoi principali luoghi sanremesi. Il percorso da me ideato per l’università di Genova: da villa Meridiana all’orto di San Giovanni. E in giro per la città, da piazza Nota al cinema Centrale, dal porto antico alla passeggiata Imperatrice, dal casinò alla Pigna. Di seguito due itinerari, uno breve e l’altro più lungo, sul percorso incontrerete dei pannelli con il codice QR. In fondo a questa pagina web, anche un testo che racconta di un incontro immaginario con lo scrittore, al quale diamo del tu. 

Qui le informazioni sul mio ultimo libro dedicato allo scrittore sanremese e uscito nel 2023: “Italo Calvino e Sanremo, alla ricerca di una città scomparsa” (il canneto editore).


Tante sono le immagini che mi vengono in mente quando penso a Eva Mameli. Tutte stimolate dalla lettura approfondita dei testi di suo figlio, Italo Calvino. La vedo curva al microscopio, nel laboratorio di villa Meridiana, allora Stazione Sperimentale per la Floricoltura di Sanremo (nella foto in apertura il guardino oggi), che era anche residenza di famiglia. La vedo tra le sue piante, serena, che le accarezza e le odora. Me la immagino china tra i suoi fogli a catalogare le specie vegetali.


Un’ossessione classificatoria che trasmette al figlio scrittore: nei suoi testi Italo è spesso mosso dall’ansia di catalogare il mondo, dopo averlo analizzato attraverso il microscopio della mente.

Mio padre Gino Guglielmi oggi, 28 ottobre, avrebbe compiuto 94 anni, invece è morto 22 anni fa. Aveva tanti amici, appassionato gourmet, buon bevitore, amava la compagnia, ma era vittima di un’ossessione, far rivivere una Sanremo ormai scomparsa. La città della Riviera in cui, da metà Ottocento, avevano soggiornato personaggi come Alfred Nobel o Edward Lear, l’imperatrice russa Maria Aleksandrovna o il Kaiser Federico III.

La Famija Sanremasca, di cui è stato entusiasta segretario per anni, gli ha intitolato un premio di poesia dialettale, la consegna degli elaborati è per il giugno 2021. Per info: leggi le foto in fondo dell’articolo.

Ho scritto queste riflessioni su Italo Calvino sul catalogo della mostra Dal fondo dell’opaco io scrivo, Italo Calvino da Sanremo a New York, che ho curato per New York University, nel 1999.

Quelle Lezione americane che Italo Calvino doveva tenere negli Stati Uniti – le Charles Eliot Norton Poetry Lectures – non è riuscito a farle: è morto prima di partire, all’improvviso, nel 1985. Proprio lui che era stato sedotto dall’America e da New York, “la più spettacolare visione che sia data di vedere su questa terra” e che, girovagando per le strade del Greenwich Village, si sentiva newyorkese.

Francesco Biamonti (1928-2001) viveva a San Biagio della Cima: lì l’ho incontrato più volte per intervistarlo, fare due chiacchiere, mangiare i ravioli alla ligure, parlare di cultura, Liguria e novità editoriali. Dopo un po’ di tempo abbiamo stretto una forte amicizia, nonostante la differenza di età. Spesso varcavamo il confine e ci spingevamo fino a Nizza e in Provenza, per mangiare e parlare di ogni cosa. Sapeva a memoria centinaia di poesie di Montale, Sbarbaro e dei poeti francesi che recitava quasi sottovoce, come fossero una preghiera. Ho ancora un ricordo vivo di lui e mi manca davvero tanto. Oggi pubblico un saggio intervista che ho scritto quando era ancora vivo.