Siamo diretti a Castiglione della Pescaia, per rendere omaggio a Italo Calvino, che dopo aver trascorso l’infanzia e l’adolescenza a Sanremo, essersi trasferito a Torino, Parigi e Roma, girato il mondo nei suoi viaggi, trovò il suo buen ritiro insieme alla moglie Esther nella pineta di Roccamare.
La Maremma toscana è ancora selvaggia, con oasi, riserve naturali, boschi e la macchia mediterranea che lambisce la costa. Se si esce dalla superstrada a Grosseto Nord, si viene accolti da un territorio pianeggiante, di un verde intenso. Tanto spazio, dolci colline tutt’intorno.
Italo Calvino e la Maremma
Calvino scrisse che l’ubagu (opaco), parola dialettale sanremese, era fondamentale per la sua scrittura. È lo spazio dove non batte mai il sole, il bosco, l’entroterra, i pendii scoscesi, contrapposto alla parte più assolata della Liguria, alla distesa del mare, il cosiddetto abrigu (aprìco). In Maremma di ombra ce n’è poca, la campagna si imbeve di sole, anche a febbraio. Come mai allora lo scrittore scelse di comprare una casa in questa dolce Maremma scevra di monti a picco sul mare? Ne parlo anche nel mio ultimo libro, “Italo Calvino e Sanremo, alla ricerca di una città scomparsa” (il canneto editore).
Italo Calvino e Castiglione della Pescaia
Non appena si entra a Castiglione, la strada si impenna, si comincia a capire perché lo scrittore sentiva intimi questi luoghi, tanto da decidere di essere sepolto nel cimitero di Castiglione, dove riposa dal 1985, insieme a Esther che lo ha raggiunto nel 2018. Due tombe molto semplici, circondate da fiori di campo, un alloro in un angolo, vicine, discrete, una a fianco dell’altra, con i loro nomi appena incisi.
Se lo scrittore sanremese amava queste spiagge, questo mare, ne venne ricambiato. Il giorno del suo funerale a dimostrazione del forte legame, i Castiglionesi lo salutarono con un manifesto che recitava: La terra di Palomar, col suo mare, le sue onde, i suoi boschi, i suoi silenzi, così meravigliosamente cantati dal Maestro rende l’ultimo, sincero, affettuoso, sentito omaggio a Italo Calvino.

Dal cimitero la strada scende giù veloce, è piena di curve. Ora siamo di nuovo in una piana circondati da pini marittimi. Sembra di intravedere il barone rampante saltare di ramo in ramo nell’intrico dei rami, in questa foresta di pini d’Aleppo.
Castiglione della Pescaia e dintorni
Una delle strade panoramiche di Castiglione è intitolata a Italo Calvino. Il centro storico medievale è lindo e tenuto bene, un piccolo gioiello. Situato su una collina che si affaccia sul mare, culmina con il bel castello medievale appostato sulla cima. Oltrepassata Porta Urbica, ci si può inerpicare per via del Recinto, mentre la visuale si allarga, laggiù i monti dell’Uccellina, lì sotto la riserva naturale della Diaccia Botrona, chiamata il Padule.
Ora siamo ai piedi del Castello con le sue torri. Al tramonto, nelle belle giornate limpide, si possono vedere il monte Argentario, le isole del Giglio, Montecristo, l’Elba. E dietro, un lungo tratto di costa. Che terra é?
Italo Calvino e la Corsica all’orizzonte
Al mattino presto si vede la Corsica: sembra una nave carica di montagne sospesa laggiù sull’orizzonte. Se si fosse in un altro paese ne sarebbero nate delle leggende; da noi no: la Corsica è un paese povero, più povero del nostro, nessuno ci è mai andato e nessuno ci ha mai pensato. Quando di mattina si vede la Corsica è segno che l’aria è chiara e ferma e non accenna a piovere
Quando venne colto da questa visione Calvino era in Liguria a caccia con suo padre. Anche a Castiglione si vede la Corsica, ma è molto più vicina. Forse si trasferì qui, per osservare la costa della Corsica dall’altro lato?
Per avere più distacco dalle sue origini, facendo come il Barone Rampante, che per partecipare agli eventi storici della sua epoca preferisce vivere sugli alberi, tra l’ubagu e l’abrigu, perché dall’alto, da lontano le cose si capiscono meglio?

La pineta di Roccamare
Ma il tour alla ricerca delle tracce di Calvino a Castiglione non è finito, oltre alla biblioteca, intitolata allo scrittore, che spesso organizza eventi a lui dedicati, bisogna dirigersi verso la pineta di Roccamare, dove c’era la sua villa.
Una sbarra con un solerte custode ferma i curiosi, non si può entrare. È tutto silenzioso intorno, un posto adatto alla concentrazione, con gli alberi che ti proteggono. In questa pineta il pensiero scorre libero, senza intralci visivi. E a vederne la mappa sembra un labirinto. All’ombra della pineta di Roccamare, sepolta nel verde, ci si concentra con più facilità, sembra un luogo adatto per uno scrittore. Non si può oltrepassare la sbarra, sono tutte ville private.
Il Roccamare Resort
Però per entrare in sintonia con l’ambiente si può soggiornare nel Roccamare Resort, fatto costruire da Carlo Ponti, un regalo per l’amata moglie Sophia Loren. Si dice che la piscina sia stata progettata, prendendo spunto dalla forma del piede della grande attrice.
Fu il critico letterario Pietro Citati a far conoscere a Calvino questa pineta boscosa. Un altro scrittore, Carlo Fruttero, sepolto anche lui nel cimitero di Castiglione, scelse di trascorrere i suoi ultimi anni qui.
Dunque, per riprendere il filo del ragionamento: perché Calvino scelse proprio questa pineta? Perché il paesaggio è più morbido, lo sguardo non si imbatte in ripidi versanti rocciosi, ma può spaziare a destra e a sinistra, davanti e dietro, senza interrompersi bruscamente. Se quando si è in spiaggia si guarda verso destra, non manca un’idea di Liguria, il roccioso promontorio de Le Rocchette, con un castello sulla cima. Era questa la forma del mondo che percepiva quando scrisse Palomar, asserragliato nella torretta della sua villa?
L’onda del signor Palomar
Su questa spiaggia di sabbia, con i pini alla sue spalle, Calvino trascorse ore a osservare e analizzare il mondo con la sua mente indagatrice, partorendo la più minuziosa descrizione di un’onda:
Il mare è appena increspato e piccole onde battono sulla riva sabbiosa. Il signor Palomar è in piedi sulla riva e guarda un’onda. Non che egli sia assorto nella contemplazione delle onde. Non è assorto, perché sa bene quello che fa: vuole guardare un’onda e la guarda. Non sta contemplando, perché per la contemplazione ci vuole un temperamento adatto, uno stato d’animo adatto e un concorso di circostanze esterne adatto: e per quanto il signor Palomar non abbia nulla contro la contemplazione in linea di principio, tuttavia nessuna di quelle tre condizioni si verifica per lui. Infine non sono “le onde” che lui intende guardare, ma un’onda singola e basta: volendo evitare le sensazioni vaghe, egli si prefigge per ogni suo atto un oggetto limitato e preciso.
Il signor Palomar vede spuntare un’onda in lontananza, crescere, avvicinarsi, cambiare di forma e di colore, avvolgersi su se stessa, rompersi, svanire, rifluire.

Ambrogio Fogar nel 1973 sceglie proprio queste onde e questo mare per partire e fare il giro del mondo da solo in barca a vela, navigando verso Ovest e terminando dopo quattrocento ore in mare e 37.000 miglia percorse.
Gite in giornata da Castigione della Pescaia
Anche noi possiamo andare a vedere che cosa c’è al di là del mare, e raggiungere in giornata l’isola del Giglio o Giannutri, oppure l’Elba, partendo dal porto della città. La costa nel complesso è sabbiosa, la spiaggia a levante di Castiglione a volte è meno affollata. Tante le calette fino alla più snob Punta Ala, tra cui quella delle Rocchette. Proseguendo, cala Violina, una tra le più belle della Maremma. È all’interno della Riserva Naturale delle Bandite di Scarlino e ci si arriva a piedi, il percorso di accesso più facile è da Pian d’Alma.
Chi ama la natura, può anche inoltrarsi nel cuore della riserva naturale protetta di Diaccia Botrona, una tra le aree più importanti della Toscana per la sosta e la nidificazione di numerose specie di uccelli. Percorrendola, si trovano alcuni resti di epoca romana e medievale. Si può anche scegliere di perlustrarla con le escursioni in barchino.
Sanremo e la Speculazione edilizia
Dopo aver raccontato le ragioni poetiche del perché Calvino aveva preferito questo mare, Castiglione della Pescaia, a quello ligure, o meglio le mie supposizioni, voglio ancora ribadire un concetto su cui lavoro da anni, un mio tarlo. Italo Calvino non è mai più voluto tornare a Sanremo, perché la sua Sanremo non esiste più. Il Barone Rampante non potrebbe più saltare di ramo in ramo nel bosco infinito, perché quel bosco è scomparso. Se l’è inghiottito il malaffare, come lo scrittore stesso ha raccontato ne “La Speculazione edilizia” (1957)
Quando Quinto saliva alla sua villa, un tempo dominante la distesa dei tetti della città nuova e i bassi quartieri della marina e del porto, più in qua il mucchio di case muffite e lichenose della città vecchia, tra il versante della collina a ponente dove sopra gli orti s’infittiva l’oliveto, e, a levante, un reame di ville e alberghi verdi come un bosco, sotto il dosso brullo dei garofani scintillanti di serre fino al Capo: ora più nulla, non vedeva che un sovrapporsi geometrico di parallelepipedi e poliedri, spigoli e lati di case, di qua e di là, tetti, finestre, muri ciechi per servitù contigue con solo i finestrini smerigliati dei gabinetti uno sopra l’altro
Il Barone Rampante è qui
Dopo aver trascorso un po’ di tempo in questa terra dolce, aver camminato o inforcato la bici – sono tante le piste ciclabili in mezzo al verde – aver letto all’ombra di un albero, nuotato nel suo mare spesso cristallino e aver offerto il corpo al sole rovente, tutt’a un tratto si capisce come mai Italo Calvino fosse così legato a questi luoghi. Il Barone rampante, prima di lui, si era trasferito qui.
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Sul mio sito, sono pubblicati diversi interventi su Italo Calvino e i genitori, Eva Mameli e Mario, nonché Libereso Guglielmi, una categoria specifica.
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