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Mario Calvino

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Tante sono le immagini che mi vengono in mente quando penso a Eva Mameli. Tutte stimolate dalla lettura approfondita dei testi di suo figlio, Italo Calvino. La vedo curva al microscopio, nel laboratorio di villa Meridiana, allora Stazione Sperimentale per la Floricoltura di Sanremo (nella foto in apertura il guardino oggi), che era anche residenza di famiglia. La vedo tra le sue piante, serena, che le accarezza e le odora. Me la immagino china tra i suoi fogli a catalogare le specie vegetali.


Un’ossessione classificatoria che trasmette al figlio scrittore: nei suoi testi Italo è spesso mosso dall’ansia di catalogare il mondo, dopo averlo analizzato attraverso il microscopio della mente.

Due anni fa, a giugno, moriva Esther Calvino Judith Singer, vedova di Italo, meglio conosciuta come Chichita. Una donna in gamba, determinata. Nata a Buenos Aires nel 1925, conobbe lo scrittore a Parigi nel 1962, durante una rassegna letteraria: era traduttrice. Si sposarono a Cuba due anni dopo, l’isola caraibica dove Italo era nato. Suo padre Mario, agronomo, negli anni Venti era stato direttore della Stazione Sperimentale di Agricoltura a Santiago de Las Vegas, vicino all’Avana.

Chichita ha vissuto per tanti anni a Parigi e a Roma: la loro casa era in piazza Campo Marzio, vicino a quella di Natalia Ginzburg, grande amica e collega di Italo alla casa editrice Einaudi.