A giugno del 2018, moriva Esther Calvino Judith Singer, vedova di Italo Calvino, meglio conosciuta come Chichita. Una donna in gamba, determinata. Nata a Buenos Aires nel 1925, conobbe lo scrittore a Parigi nel 1962, durante una rassegna letteraria: era traduttrice. Si sposarono a Cuba due anni dopo, l’isola caraibica dove Italo era nato. Suo padre Mario, agronomo, negli anni Venti era stato direttore della Stazione Sperimentale di Agricoltura a Santiago de Las Vegas, vicino all’Avana.
Chichita ha vissuto per tanti anni a Parigi e a Roma: la loro casa era in piazza Campo Marzio, vicino a quella di Natalia Ginzburg, grande amica e collega di Italo alla casa editrice Einaudi.
A lei e ad Eva Mameli, madre di Calvino, ho dedicato il mio ultimo libro su Italo Calvino, uscito per il centenario, “Italo Calvino e Sanremo, alla ricerca di una città scomparsa” (Il canneto editore).
Voglio ricordare Chichita, ripubblicando un articolo, uscito sul Secolo XIX il 22 agosto del 2001
Da Il secolo XIX del 22 agosto 2001
Il divorzio tra Calvino e la sua Sanremo
Sanremo si sta finalmente riconciliando con Italo Calvino. Il divorzio tra lo scrittore e la sua città è avvenuto negli anni Cinquanta, quando i palazzinari cominciarono ad abbattere le piante secolari per tirar su parallelepipedi e poliedri di cemento. E Calvino mandò in libreria La speculazione edilizia. Un racconto dove lo scrittore denunciava l’avidità dei suoi concittadini – a volte riconoscibili – abbagliati da un guadagno facile.
Calvino vende Villa Meridiana
Alcuni suoi coetanei non lo hanno perdonato. Come si permette di parlare male di noi, lui che se ne è andato vendendo la villa di suo padre? Già, perché Calvino si trasferì prima a Torino, poi a Parigi e a Roma, non tornando più a Sanremo neanche per le vacanze.
Si fece vedere solo una volta, in visita ufficiale, dopo la vendita di Villa Meridiana per donare al Comune la biblioteca scientifica di famiglia. Quei libri scritti o raccolti dal padre Mario e dalla madre Eva Mameli – agronomo lui e botanica lei – che avevano dato vita a un parco con piante provenienti da tutto il mondo. Sparito anch’esso per far posto alle famigerate palazzine.
Italo Calvino, vivendo altrove, però si accorse che ogni sua costruzione narrativa non poteva che partire da quel paesaggio, da quel nucleo originario che la lontananza non aiutava a dimenticare. «Ogni volta che scrivo, Sanremo mi balza davanti agli occhi», disse a Maria Corti in un’intervista, poco prima di morire.
Sanremo dedica a Calvino un lungomare
Sono passati più di 40 anni dalla pubblicazione de La speculazione edilizia e sono rimasti pochi protagonisti di quell’epoca. E Sanremo, adesso, ha dedicato una strada al suo scrittore. «Non è più tempo per le polemiche. Sono molto felice che questo sia avvenuto, e anche mia figlia Giovanna», è stato il commento della vedova, Esther Calvino. «Italo – ha aggiunto – Amava profondamente la sua terra.
A Castiglione della Pescaia, dove c’è ancora la nostra casa delle vacanze, gli hanno dedicato una bella strada panoramica che porta al borgo medioevale. Italo tuttavia mi diceva sempre che avrebbe voluto che dedicassero una via a suo padre Mario», continua Esther Calvino.
Italo Calvino amava l’entroterra e non la costa
Fra qualche anno, il lungomare diventerà una vera passeggiata con le sue aiuole di fiori e le palme. Non erano le piante che Calvino preferiva. Lo scrittore amava gli ulivi, i pini e i castagni dell’entroterra. Si identificava con l’opaco (le pieghe nascoste delle valli, i torrenti che scorrono verso il mare, le case in pietra chiuse nei borghi medievali) tanto da farne una poetica: dal fondo dell’opaco io scrivo.
Respingeva con forza, invece, l’aprico: quelle parti di Liguria esposte al sole, buone per costruire caseggiati tutti identici, per stendere piantagioni di garofani.
Francesco Biamonti, un altro scrittore del ponente ligure, diceva che avrebbe voluto una Liguria ancora più verticale, dantesca fino in fondo, dove nessuno potesse più speculare. Tanto gli scrittori non li ascolta nessuno perché, come ha scritto Nico Orengo, – anche lui autore innamorato della Liguria – stiamo assistendo a una seconda speculazione edilizia dalla Mortola fino a Lerici.
Un parco giochi dedicato al Barone Rampante?
La prima mossa verso la riconciliazione dunque è stata fatta. Si spera succeda qualcosa che porti alla luce anche il lavoro di Mario Calvino, nonché di Eva Mameli, che per tutta la vita cercarono di difendere quel territorio. Come sostiene Esther Calvino, come ribadisce Libereso, il giardiniere dei Calvino.
Italo forse non avrebbe voluto un museo dedicato a lui, forse preferirebbe un immenso parco giochi, immerso in una fitta boscaglia, pitosfori, pini, magnolie, dove i bambini fossero finalmente liberi di arrampicarsi sugli alberi. Come Cosimo Piovasco di Rondò, il barone rampante.
—
Un grande dispiacere non aver più visto Esther Calvino
Qualcosa di personale
Nel 1995, a dieci anni dalla morte di Italo, curai una mostra a Sanremo, a Villa Ormond, sul paesaggio letterario dello scrittore. In quell’occasione, su consiglio dell’amico Ernesto Ferrero, spedii il catalogo a Chichita.
Per anni, aspettai una lettera da parte sua. Scendevo le scale sbertucciate del mio palazzo medievale con ansia, sbirciando sempre nella cassetta delle lettere. Sapevo dentro di me di essere stata fedele al Calvino pensiero, ma non conoscendola avevo paura della sua reazione. Fino all’ultimo infatti è stata attenta e scrupolosa custode dell’eredità letteraria del marito.
A NY conosco Esther Calvino
Passano gli anni, nel 1999, accadde una cosa bella: Giovanna Calvino, la figlia di Esther Calvino e Italo, decise di organizzare a New York un evento in memoria del padre, al quale invitò Umberto Eco, Carlos Fuentes e Salman Rushdie. Grazie a un accordo con la Regione Liguria, nell’occasione fu allestita anche la mia mostra.
Chichita venne con Giovanna all’inaugurazione. Scoprii che il cataloghino messo insieme con poche lire quando avevo allestito la mostra a Sanremo aveva fatto la sua figura. Ho sentito Chichita per l’ultima volta al telefono, in occasione dell’articolo che avete appena letto. Avrei voluto chiamarla, vederla, scriverle, ma per tanti anni sono rimasta legata giorno e notte al mio lavoro di direttore di una testata culturale web, trascurando tante cose che avevo costruito prima. Peccato davvero non averla incontrata ancora. Ma anche se non c’è più, per me Chichita c’è sempre. Proprio come Italo.
—
Altri miei interventi su Italo Calvino nella categoria apposita
—
Se vuoi scrivermi!
Per seguire i miei reportage, articoli o racconti- iscriviti al mio gruppo su Facebook. Grazie



1 Comment
Pingback: Italo Calvino ed Elsa De Giorgi, un amore immortale