Italo Calvino e Sanremo: grazie a lui ho scoperto com’era, nella prima metà del Novecento, la città dove sono nata. Ho pubblicato questo mio scritto sul Secolo XIX il 10 marzo 2006. È sempre un’emozione per me ricordare lo scrittore, con cui sento di avere un legame forte.

Poi parlo anche di mio papà, che il 28 ottobre avrebbe compiuto 92 anni, ed era della sua stessa generazione.

Gli anni Sessanta

Seguivo la Milano-Sanremo alla televisione fino a quando i ciclisti si arrampicavano pedalando verso il Poggio. Appena cominciavano a schizzare giù per la discesa correvo in giardino, infilavo la testa nelle sbarre dell’inferriata liberty e li attendevo emozionata.

Fra breve sarebbero sfrecciati sull’Aurelia a pochi metri da me.

Erano gli anni Sessanta, ero piccola, e Sanremo mi sembrava il centro del mondo. Da poco era finito il Festival, avevo raccolto tanti autografi e ora eccomi a guardare questi atleti che spuntavano fuori dallo schermo televisivo e diventavano vivi e veri, esistevano.

La Sanremo che non ho mai visto

Una città da sogno, un sogno che si sarebbe infranto nell’adolescenza, quando capii che la città dov’ero nata non era poi quello che sembrava. Me ne andai via da Sanremo per frequentare l’università. A Roma, studiando, mi imbattei ne ll Barone Rampante di Italo Calvino. L’avevo già letto da bambina in versione ridotta, ma nessuno mi aveva mai rivelato, tanto meno la maestra, che quella foresta infinita dove aveva deciso di vivere Cosimo era formata dagli ulivi, dagli abeti, dai pini marittimi, dagli alberi di cachi e di fichi della Riviera, la mia terra. Fu una folgorazione, finalmente scoprivo com’era stata la mia città prima della mia nascita, prima che centinaia di condomini inghiottissero la macchia mediterranea.

I miei libri di Italo Calvino

Uno scrittore come Italo Calvino, tradotto in tante lingue, aveva dedicato a Sanremo tanti racconti e romanzi, una lista infinita di descrizioni, di scorci, di paesaggi. Mi tuffai in quelle pagine.

  • Scoprii com’erano le Alpi Marittime e la Pigna, il borgo antico di Sanremo ne Il sentiero dei nidi di ragno;
  • le strade, le piazze, i giardini, la campagna in Ultimo viene il corvo,
  • Sanremo di notte ai tempi della Seconda Guerra Mondiale ne Gli avanguardisti a Mentone,
  • i contadini e gli uliveti ormai sradicati per far spazio alle serre di fiori ne La formica argentina.

Pagine intense, cariche di spunti autobiografici, che mi facevano precipitare agli anni Trenta e Quaranta, quella città che aveva visto crescere mio padre. Una delle città più belle della Riviera Ligure, lui me ne parlava sempre quando ero bambina.

La speculazione edilizia e la Sanremo che non c’è più

La passeggiata Imperatrice a Sanremo, nei tempi d'oro.
La passeggiata Imperatrice ai tempi d’oro. Comunque è anche oggi una zona ben conservata

La Speculazione edilizia racconta il malaffare che aveva coinvolto tanti sanremesi, quella noncuranza, quella sete di guadagno immediato che aveva rovinato la città, tanto da farla diventare

un sovrapporsi geometrico di parallelepipedi e poliedri, spigoli e lati di case, di qua e di là, tetti, finestre, muri ciechi per servitù contigue con solo i finestrini smerigliati dei gabinetti uno sopra l’altro.

Nel 1991, presso Mondadori, uscì postuma una raccolta di racconti di Italo Calvino La strada di San Giovanni, un’altra folgorazione. In quel libro prezioso elencava le vie, i palazzi, descriveva il porto, la Pigna, il Teatro Principe Amedeo, la campagna. La città della sua infanzia era raccontata nei dettagli.

Mi viene in mente un’idea balzana: portare alla luce ciò che è scomparso

Pochi anni dopo morì mio padre, lasciando chiuse dentro una cassapanca centinaia di foto di Sanremo dagli inizi del Novecento fino agli anni Settanta. Mi misi a guardarle una per una con un’attenzione particolare, come mai mi era successo prima. Mi venne in mente un’idea, un’ossessione direi: far rivivere la Sanremo che non avevo mai visto attraverso quelle foto e i testi di Calvino. Così nacque una mostra, che negli anni ha viaggiato molto, da Sanremo a Torino, a Bucarest a Bogotà, da Caen a Valladolid e New York, per le celebrazioni organizzate da Giovanna Calvino, un omaggio al padre scrittore.

A N.Y. incontro Esther Calvino

In America conobbi Esther: la vedova di Italo recentemente scomparsa, era presente all’inaugurazione della mostra. Impaurita per aver osato intrufolarmi nell’immaginario di uno dei più grandi scrittori italiani del Novecento, fui rincuorata dalle calde parole della vedova: sì, quella che avevo faticosamente ricostruito era veramente la Sanremo di Italo Calvino.

Una città della Riviera Ligure in mostra a New York: quelle immagini non avrebbero mai potuto approdare in America non fossero esistite le parole di Calvino. Le parole sono pietre: quel paesaggio scomparso, che solo gli occhi degli anziani ricordano, sopravvive grazie allo scrittore sanremese, alla sua scrittura.

Città di parole, però vera

Una città di parole, una città che esiste solo nel testo, ma non per questo, agli occhi di Calvino, meno vera. Così scrive ne La Strada di San Giovanni a proposito della sua infanzia:

Ci vivevo in mezzo e volevo essere altrove. Di fronte alla natura restavo indifferente, riservato, a tratti ostile. E non sapevo che stavo anch’io cercando un rapporto (…) che sarebbe stata la letteratura a darmi, restituendo significato a tutto, e d’un tratto ogni cosa sarebbe divenuta vera e tangibile e possedibile e perfetta, ogni cosa di quel mondo ormai perduto.

Lui aveva visto com’era Sanremo nella prima metà del Novecento e ha trovato le parole per non farla scomparire del tutto, parole che hanno fatto e stanno ancora facendo il giro del mondo.


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