Ci siamo ricascati tante volte, perché insieme stiamo bene e a metà settembre siamo arrivati sulla vetta del Marguareis, il monte più alto delle Alpi Liguri, con Genova nel cuore.
Vi ho raccontato una sola delle mie avventure con questo gruppo di matti che amano stare insieme, camminando fin sulle cime, il trekking dal Faiallo fino a Prato Rotondo, sull’Alta Via dei Monti Liguri. Correva l’anno 2017, era primavera.

Colle dei Signori. Da sinistra: Ilaria, Maurizio, io, Cesare e Salvatore. Foto di Enrico.

Zaino in spalla e si parte

In estate, abbiamo scorrazzato al confine con la Francia, tra Gola di Gouta e il Balcone di Marta. La scorsa primavera, invece, abbiamo raggiunto con il buio il monte Penna nel Parco dell’Aveto, dormendo alla Caseremette. Il giorno dopo siamo andati a trovare i cavalli selvaggi, al Lago Giacopiane. A parte la prima escursione dove il sole trionfava, nella altre ci siamo beccati pioggia fulmini nuvole e nebbia. Ma non ce ne siamo accorti.

Vi ripresento i miei amici

Sono amici speciali, un po’ diversi da quelli che frequento di solito.
In rigoroso ordine alfabetico:

Enrico Bottino, genovese, gran chiacchierone, ottimo fotografo, organizzatore entusiasta di eventi ed escursioni. Gestisce un gran bel sito.

Maurizio Brigatti, milanese doc, ha sempre la battuta pronta, fa pipì ogni mezz’ora, e si mette in posa nelle situazioni più strambe, per postarle nel suo gruppo facebook TreKKing KomiK;

Ilaria Firpo, genovese, è sempre la prima della fila, cammina veloce. Bastona i maschi quando fanno i saputelli, ed è pungente come le racchette che usa per il trekking;

Salvatore Marino, abita nel Ponente Ligure, grande amante dell’Alta Via dei Monti Liguri, ottimo fungaiolo, cuore grande come una casa;

Cesare Viel, l’intellettuale del gruppo, parla poco, ma se inizia non la smette più. Sembra sia lì per caso, poi quando torna a casa posta per mesi le foto delle escursioni, con frasi poetiche. È il mio compagno.

Più rara la presenza della simpatica Elisa Canepa, che cammina come una scheggia, e di Olga, silenziosa e posata.
Ora che la compagnia è al completo, si parte.

Sul sentiero verso la sterrata Monesi-Limon.
Sul sentiero verso la sterrata Monesi-Limone

Uffa devo andare in auto

Fermiamo le auto a Upega, in alta Val Tanaro. Scendiamo per partire, ma la mia gamba non va. La botta che ho preso la settimana prima, scendendo da un sentiero si è gonfiata di nuovo. Il saggio Enrico mi ferma: «Laura è meglio che raggiungi il rifugio Don Barbera in macchina».

L’incantevole sterrata Monesi-Limone

Mi metto in posa mentre aspetto gli amici.
Per far passare il tempo mentre aspetto gli amici, posteggio l’auto sull’orlo di un burrone e mi metto in posa

Telefono e mi dicono che la mia Panda ce la può fare a percorrere la sterrata Monesi-Limone, un itinerario fantastico tra i 1800 e i 2100 metri su una vecchia strada militare, che attraversa le Alpi Marittime e il Parco delle Alpi Liguri, nonché il meraviglioso Bosco delle Navette e le fortificazioni militari di fine Ottocento.
“Lo straordinario fascino degli innumerevoli scorci panoramici che accompagnano il viaggiatore imprime ricordi indelebili che spingono a frequentare nuovamente questo affascinante tracciato”, recita un sito.

La sterrata Monesi-Limone.
La Monesi-Limone. Un incubo guidare, anche se qui lo strapiombo è meno accentuato e la nebbia è calata

Ebbene, una delle esperienze più terrificanti della mia vita, il paesaggio è stupendo, vero, anche se l’ho solo intuito perché c’era un nebbione che si tagliava con il coltello. Ho guidato in punta di ruote, con uno strapiombo a destra, che scivolava giù per centinaia di metri. Con tratti di strada, anche chilometri, senza una rientranza, per far passare un’altra auto. Ho dovuto far retromarcia due volte, la prima per lasciar passare una mandria di mucche, con il pastore che mi ha sgridato: «Speriamo non le sfascino l’auto», la seconda perché mi sono venute incontro due macchine.

Verso il Marguareis, si intravede il tracciato della Monesi-Limone con lo strapiombo

Mi sono salvata, come ho fatto?

Ebbene sono arrivata al rifugio incolume, con l’ansia di tornare giù, però mi sono attrezzata: il giorno dopo Cesare memorizzava le rientranze e Maurizio posava lo sguardo lontano, per avvertirmi se arrivavano altre auto nella direzione contraria, mentre io mi sono concentrata a non sfasciare la macchina tra pietroni e avvallamenti dello sterrato.

La sera scendendo a valle, un’albergatrice ci ha raccontato che questa è la strada dove Beppe Grillo negli anni Ottanta ha avuto un incidente, dove sono morti una coppia di amici con il figlio. L’auto è precipitata giù. Mamma mia!
Giusto la settimana dopo, il presidente dell’Unione Montana Valle Tanaro, Giorgio Ferraris, ha lanciato un appello per limitare o abolire il transito dei veicoli a motore, per i troppi rischi.

Il rifugio Don Barbera.
Il rifugio Don Barbera

Genova nel cuore

Ora la finisco qui con questa storia che forse ho esagerato anche un po’, però a buon intenditor poche parole. E vi racconto qual era lo scopo principale del nostro trekking: portare sulla cima del Marguareis una bandiera con il logo di Genova nel Cuore, fatta cucire da Salvatore CuorGrande.

Gambe in spalla verso Punta Marguareis

La mattina dopo partiamo rivolti alla vetta. Sono felice, mi sembra di star bene, ma a metà percorso la gamba comincia a farmi male. Niente cima, torno al rifugio con Salvatore che neanche lui sta bene e se ne va a casa con Olga.

Prima di abbandonare gli amici e tornare indietro, facciamo una foto.
Prima di abbandonare gli amici e tornare indietro, facciamo una foto

Passo la mattina all’aperto leggendo i racconti di Calvino che il proprietario custodisce gelosamente nella sua libreria e cercando di fotografare le marmotte, ma con lo smartphone come si fa? Mangio da sola un incantevole pranzo, molto meglio dell’affollatissima cena della sera prima, che non è piaciuta per niente agli altri @semprefelici, come ci chiamiamo nei momenti migliori. Ho chiacchierato a lungo con la mamma del gestore, molto gentile e disponibile.

Italo Calvino.
Italo Calvino ovunque

Anche io sulla vetta

Non sono arrivata in cima, ma Ilaria, Cesare, Maurizio ed Enrico sì. Loro hanno legato la bandiera alla croce in cima al Marguareis. Come se ci fossi stata anche io. Sono contenta di aver rinunciato. Sono diventata più saggia. Così nei giorni seguenti la gamba si è ripresa.
Ma poi è proprio vero, c’ero anche io. Sono sicura di avere portato con loro la bandiera lassù vicino al cielo, con la speranza che Genova ce la faccia. Anzi sicura che ce la farà.

Genova nel cuore è arrivata in cima al Marguareis. Foto Enrico Bottino
Ah dimenticavo, qualche giorno dopo le gite, Maurizio ci museifica in un quadro alla Segantini

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