Non c’è niente che mi metta più gioia di chi ha fatto una scelta importante nella vita e ne è contento. Non potevo non parlarvi di un film, Ritorno sui monti naviganti, per la regia di Alessandro Scillitani, che racconta il viaggio lungo tutto il dorso dell’Appennino, fatto nel 2006 da Paolo Rumiz su una vecchia topolino blu del 1953. Si chiama Nerina e sa di ferro e prateria. Di persone così ne ha incontrate tante.

Ritorno sui monti naviganti parte dal col di Cadibona

Paolo Rumiz in viaggio sulla Topolino Nerina
Paolo Rumiz in viaggio sulla Topolino Nerina

Un viaggio di un migliaio di chilometri che parte dal mitico Col di Cadibona, nell’entroterra savonese, un punto simbolico che divide le Alpi dagli Appennini. Un viaggio fatto di curve nella pancia del paese alla scoperta di un mondo liminare, che sopravvive nonostante i governi non se ne accorgano. Un universo a parte zeppo di villaggi abbandonati, valli inaccessibili, che però qualcuno sceglie come fulcro della sua vita.
Lassù dove il brusio e la frenesia delle città arriva come una lontana eco, tante persone hanno deciso di trasferirsi oppure di rimanere. Badano alle greggi, coltivano la terra, aprono ristoranti o locande, inseguendo sogni semplici con coraggio.

Pecore al pascolo
Pecore al pascolo con la stupenda pietra di Bismantova sullo sfondo

La triste storia di Raneuzzi in val Borbera

Tante le storie raccontate, una anche tragica, emblematica di un’epoca ormai tramontata, quella di Davide e Maria, trent’anni lui venti lei, cugini. Siamo nel 1961, solo le loro famiglie sono rimaste a Reneuzzi, un paesino della Val Borbera. Sono scappati tutti inseguendo il sogno del boom economico, lasciando la zappa nel magazzino degli attrezzi per diventare schiavi della catena di montaggio.

La mamma di Maria decide di trasferirsi anche lei, per lui è un colpo troppo forte. È innamorato di Maria e, piuttosto che perderla, la uccide. Una storia terribile, che racconta l’abbandono e la sparizione di centinaia di paesini montani, ormai sepolti dalla vegetazione e neanche più visibili dai satelliti.
Il lucido sociologo Marco Revelli, intervistato nel film, racconta come le aspettative di quegli anni siano oggi franate nel nulla. Ma un ritorno verso l’Appennino c’è. E Ritorno sui monti naviganti ce lo racconta. Giovani laureati che decidono di tornare nelle terre dei nonni, per aprire nuove aziende, come spiega Francesca Campora, della Fondazione Garrone, che da anni promuove le start up nell’Appennino.

Alcune testimonianze felici nell’Appennino Ligure

Come Marco, Giorgio ed Emanuele, che hanno aperto a Sassello, nel savonese, l’Agribirrificio Altavia, oppure Paolo Rossi, che sta acquattato ore in punti strategici delle valli dell’Antola, per aspettare il passaggio di un lupo, con il solo scopo di fotografarlo. O come i volontari della val d’Aveto che seminano gli avannotti di trota nei torrenti.

La magica Nerina.
La magica Nerina

b&b Shantihouse

Sempre in Liguria, nell’entroterra di Levante, a Sopralacroce, vicino a Borzonasca, c’è il b&b Shantihouse. Ci sono stata, sembra di entrare in un altro tempo e in un’altra dimensione. Scrive Daniela Carucci, compagna di questa mia avventura: «Si sente pace quassù, una pace che ti fa sentire a casa. Del resto Shanti nella religione induista vuol dire pace interiore e imperturbabilità. Uno stato interiore, insomma, che ti permette di vivere in perfetta concentrazione e serenità il “qui e ora”. Franco e Martina, appassionati di cultura indiana, hanno deciso di chiamare così questo posto che accoglie chi arriva, ma che è anche casa loro».

Paolo Rumiz in cammino.
Paolo Rumiz in cammino

Si approda poi all’Appennino Tosco-Emiliano

Lasciata la Liguria il viaggio continua in Toscana, Ritorno sui monti naviganti racconta le musiche tradizionali e chi sta cercando di salvarle. A Montereggio di Mulazzo, piccolo borgo medievale della Lunigiana, conosciuto come il Paese dei Librai, il 30 aprile di ogni anni si invoca la primavera con i canti notturni della Festa del Canto del Maggio, una tradizione che si perde nei secoli. Così come nel Maggio Drammatico, una rappresentazione ancora viva in alcune zone dell’Appennino Tosco-Emiliano, uno spettacolo in costume composto da versi cantati e accompagnato da violini, fisarmoniche e chitarre.

Siamo ora giunti nel bolognese dove Chiara, che viveva e lavorava a Milano nel marketing con successo, ha scelto di ristrutturare casa Vallona, il nido di sua nonna, abbandonato da decenni, aprendo poi un agriturismo.

Nel pistoiese invece ci sono gli Elfi, una comunità, nata ai tempi degli Hippy e che è più viva che mai. I suoi componenti credono fermamente che sia fondamentale, soprattutto per i bambini vivere a contatto con la natura. Non vanno a scuola, sono gli adulti della comunità che li educano a leggere e a scrivere. Chi storce il naso sappia che molti di loro poi frequentano l’università con successo. E poi sempre più giù per la penisola, arrivando in Calabria, dove anche qui c’è chi resiste e non si adatta.

Scillitani mentre fa le riprese.
Scillitani mentre fa le riprese

Con i piedi per Terra

Uno stile di vita nuovo, un ritorno auspicabile alle montagne, con però la cultura e la sapienza di uomini e donne contemporanei. Tutto questo ci racconta Ritorno sui monti naviganti di Rumiz, così come un altro documentario che vi segnalo, Con i piedi per Terra, una narrazione nata da un’idea di Andrea Pierdicca, sempre attraverso testimonianze, della vita quotidiana in zone remote. Anche qui tante storie individuali di chi è alla ricerca di un modo sostenibile di vivere su questa pianeta.

Io un po’ li invidio, e ogni tanto mi vengono in mente i visi delle persone che anche io ho incontrato e che hanno fatto queste scelte radicali. Alcune storie ve le ho già raccontate. Eccole qui quelle liguri o vicino ai confini: in valle Argentina  la famiglia Lantrua, in valle Arroscia Stefani la Tedesca, nel parco Capanne di Marcarolo Adolfo Biolè, a Fraconalto vicino a Busalla Roberto Pisani e Barbara, a Torriglia nel Genovesato Francesca e Mauro, a  Montebruno in val Trebbia (sono in tanti dovete leggere l’articolo), in val d’Aveto Evelina isola e i cavalli selvaggi e Barbara Maffei in Lunigiana.

Però credo non ci sia bisogno di trasferirsi lassù, dove volano le aquile. Anche nelle città si possono creare sempre di più ambienti solidali e eco-compatibili, tipo gli orti collettivi. Cominciano tutti insieme?

Magico Appennino.
Magico Appennino, che non si dà le arie come le Alpi

Per vedere il trailer

Qui un servizio sulla Effe


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Per il dvd di Ritorno sui monti naviganti

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