Approfitto di questo piccolo reportage che parla di una vacanza alle Cicladi, per portare l’attenzione su un prezioso libro di fotografie, pubblicato da Fulvio Magurno, Isolario Ellenico, uscito per i tipi di Contrasto.
Come il racconto di Roberta Gregori, anche le immagini rarefatte di Magurno non parlano di un luogo preciso, ma vanno dritte all’essenza di una civiltà isolana e liminare.

Sui social ho visto  post di molti amici che hanno deciso di andare in vacanza nelle isole greche a ottobre. Credo che in autunno sia il momento migliore per cogliere quelle sfumature che vanno perse quando i turisti e il sole accecante estivo invadono ogni angolo.

L.G.

Di Roberta Gregori

La mia piccola isola delle Cicladi

Roberta Gregori.
Roberta Gregori

Nella piccola isola delle Cicladi ci si arriva solo per mare. Non c’è l’aeroporto con il suo flusso di charter. Scarsamente abitata in autunno e inverno, si riempie nei mesi estivi. In molti se ne sono innamorati, viaggiatori che tornano puntualmente ogni anno e chi ha qui una seconda casa, ateniesi ma anche italiani e francesi. Questi nuovi indigeni ne temono la notorietà e gli effetti infausti del turismo. Preferiscono l’aspetto selvaggio, le coste poco costruite e l’entroterra silenzioso, assieme alla semplicità della sua gente. Come per me, che fatico anche a rivelarne il nome, continuerò così a chiamarla “la mia piccola isola delle Cicladi”.

Ad una festa popolare conosco Soula e Kaiti

Al mio arrivo, in un giorno di fine estate, cade la festa di Agios Stavros. La comunità si riunisce iniziando con un panighiri, un vero e proprio rito che si svolge in coincidenza con le festività cristiane, ma che rivela, sia nelle musiche che nelle coreografie, radici pagane risalenti alla notte dei tempi.

Fulvio Magurno in moto nelle isole greche

Nella chiesa che occupa un piccolo promontorio. Incontro due donne, Soula e Kaiti, che mi offrono un passaggio in macchina e mi chiedono di trascorrere la serata in loro compagnia. Abitano al Pireo ma hanno sangue misto, con gocce di Costantinopoli e delle tante isole elleniche. Da anni con le loro famiglie trascorrono nell’isola il lungo periodo estivo e per loro è quasi tempo di rientrare.

Si mangia, si canta e si balla

Kalo ximona, le sento dire alle persone che Soula e Kaiti incontrano, auspicio per un buon inverno, metafora di tempi freddi e avversi, e di ritrovarsi l’anno successivo, tou xronou. Mi spiegano in inglese e greco, di cui mastico rozze basi, le tradizioni e il folclore locale.

Foto Fulvio Magurno

Il marito di Kaiti mi porta a visitare i locali della chiesa mostrandomi la piccola cucina, dove varie persone si affollano tra fornelli e grandi casseruole, la stretta sala da pranzo, decorata a festa con una lunga tavolata.

Dopo la messa, viene offerta la cena. Si sta tutti fino a tardi, mangiando a turno dopo aver sparecchiato e ripulito a gran velocità. I musicisti danno il via a canti e danze. Soula prende la scena del piccolo sagrato, inizia a ballare assieme a un uomo. Piano piano altri li seguono. Irradia energia e sembra ancora più giovane e bella.

Xristos, il pescatore solitario

Giorni dopo conosco Xristos. Poco più che trentenne, ha deciso anni fa di trasferirsi qui per sfuggire al caos di Atene. La sua vita segue un ritmo semplice e tranquillo, di mestiere fa l’idraulico ed è ricco di tempo. Possiede una piccola barca che usa per andare a pescare. È lì che lo vedo per la prima volta quando dal sentiero scendo verso la costa e la chiesa.

Mi offre il caffè nella cucina della chiesa

Foto Fulvio Magurno

Appare come un puntino che si muove sul mare, quasi nascosto alla vista, ma percettibile all’udito per l’eco della musica ad alto volume. Ci incrociamo mentre scende dalla barca che ha appena ormeggiato. Mi offre un caffè sotto il portico della chiesa. Una terra accogliente, questo è il motivo per cui nelle chiese dell’isola c’è una cucina che i viandanti possono usare.
Xristos mi racconta di aver appena tinteggiato l’edificio con un gruppo di ragazzi. Quando torna dai suoi giri in barca gli piace fermarsi in questo posto per bere un caffè con calma e ammirare il panorama. Lo rivedo più tardi al paese, seduto nel terrazzo di casa con in mano un’altra tazza di caffè e l’immancabile sottofondo musicale.

Charles, il francese

Incrocio Charles più volte in un giorno di cammino. Usa, come me, dei bastoncini da trekking ed è buffo con il suo capello ben calcato per il forte vento. Mi supera nella salita verso l’acropoli. Ci facciamo poi un gesto con la mano da lontano, lui ancora in cima, io già basso sull’altro versante. Più tardi lo vedo sbucare da un improbabile sentiero mentre sono prossima al mio alloggio e successivamente mi si siede accanto nell’autobus. Beviamo così un verre insieme e mi racconta del suo amore per l’isola in cui ritorna ormai da quattro anni. È qui che dimentica i problemi del quotidiano e prende il carico di energie.

Foto Fulvio Magurno

Nikos: il musicista che ha un rapporto speciale con dio.

Foto Fulvio Magurno

Nikos è invece un musicista di Atene che incrocio quando rientro la sera. Il lavoro lo ha portato per molti anni all’estero, principalmente nei teatri degli Stati Uniti e di vari paesi europei. Ha affittato per qualche settimana un monolocale con vista su quello che lui considera essere il più bell’angolo dell’isola: una piccola baia protetta dal vento, dal quel Meltemi che sa essere violento. Quando soffia in questo angolo di mondo, il mare resta calmo e blu, mentre attorno si tinge di bianco increspato dall’onda. Di giorno compone, di sera si stupisce dei colori del tramonto declinati nelle sfumature del malva fino ai riflessi argentei della luna sul mare.
Gli chiedo perché ci sono così tante chiese nell’isola. Mi risponde che loro, da sempre, hanno un rapporto intenso con il divino: «C’è molto amore».

 

“Chi viaggia senza incontrare l’altro, non viaggia, si sposta”

Così scrive Alexandra David-Néel. Ebbene questa volta, nella piccola isola delle Cicladi, mi sono sentita davvero in viaggio.

Foto Fulvio Magurno

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Su quest’isola sono accaduti i fatti narrati (Foto Roberta Gregori)

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