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La Promenade o Passeggiata Le Corbusier? 

Un posto dove è bello andare d’inverno per fare una camminata soprattutto la mattina presto o verso il tramonto e d’estate per fare anche una bella nuotata. 

 

È sempre lì, il Palazzaccio. Dagli anni Cinquanta fa brutta mostra di sé, in piazza Caricamento a Genova. Spunta con il suo profilo grigiastro di ben quattro piani sui palazzi medievali che gli tengono compagnia intorno. Qualcuno lo chiama ecomostro. Lì ci abitano persone che conosco e un mio caro amico ha tra quelle mura gli uffici della sua azienda. Non voglio certo prendermela con loro.

La pioggia ormai spaventa tutti. Si ha sempre paura di un disastro incombente. Non succedeva in passato. Però è vero che il poeta e filosofo francese Paul Valery è proprio durante un temporale a Genova che dà una svolta alla sua vita. Correva l’anno 1892. Era l’inizio d’ottobre.

Ho pubblicato una versione di questo brano anche sul mio libro, Le incredibili curiosità di Genova: in tanti mi chiedete dove comprarlo, si trova su internet o in libreria.

Il blog non è solo mio: con questo articolo di Andrea Gado  sul film “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino, inauguro questo settore del sito, dove pubblico anche interventi non miei. Gado è attore, performer e modello pittorico all’Accademia Ligustica di Belle Arti. Inoltre, insieme a Raffaella Russo ha fondato il progetto teatrale GRUPPOLIMPIDO, : «Il mio modo di fare il Teatro è anche un mio piccolo, personalissimo contributo alla lotta per i diritti delle donne e della comunità LGBT», spiega. 

Infatti non è un caso che Andrea parli proprio di “Chiamami col tuo nome” , che ha vinto l’Oscar 2018 per l’adattamento del romanzo omonimo di André Aciman, a cura del grande James Ivory, che compie novant’anni il prossimo giugno. Qui il trailer

C’è chi non lo sopporta, ma a me non dispiace per niente!
Amo guardare al passato, perché fa parte del mio presente. Non sono ossessiva, però sapere che qualcosa di mio è rimasto nel cuore di qualcuno mi dà forza, così come ritrovare persone che hanno attraversato la mia strada nell’infanzia e nell’adolescenza.
Ecco, Facebook sta rovinando la vita a molti giornalisti, sta distruggendo il giornalismo a dire il vero. Ma il motivo per cui è stato inventato da uno studente brufoloso e solitario, cioè tenere in contatto i compagni di scuola e università tra di loro, vale ancora.

Sono sconvolta dalla notizia della morte di Gillo Dorfles. Ce lo immaginavamo tutti, direte voi. Aveva 107 anni. Eppure mi ero abituata all’idea che fosse immortale. Che ci fosse per sempre.
Ho cercato per una mezz’ora buona di trovare tra i file del computer o nelle pennette una lunga intervista che gli avevo fatto nella sua casa di Milano. Alla fine è magicamente spuntata fuori. Con tutte le interviste che ho fatto nella mia vita, non ricordo dove è stata pubblicata. 
È di 14 anni fa. Era il 2004, l’anno di Genova capitale della cultura europea. La città stava vivendo un periodo di fermento.
Nella foto, il grande Gillo con Cesare Viel, a Villa Croce, nel 2008, in occasione della personale dell’artista. Nel mio laboratorio artigianale del blog non possiedo altre foto d’archivio.

Alcune cose non finiranno mai di stupirmi. Ho appena letto un intervento di Massimo Quaini, scomparso di recente. È stato pubblicato sulla rivista Creuze dei due golfi. Ebbene, Quaini, marxista convinto, in questo intervento spiega come papa Francesco sia l’unica ancora a cui affidare il pianeta in questi momenti tempestosi. Mi sono laureata con Massimo e gli sono grata per avermi aiutata a rendere scientifico il mio lavoro sul territorio e sull’ambiente.

L’ho fatto e per ben due volte. Sono finalmente andata a ripulire i sentieri che percorro sempre a piedi, dando per scontato che ci sia sempre qualcun altro che lo fa per me.

Lo scorso dicembre la galaverna-gelicidio ha fatto strage di migliaia di alberi nell’entroterra ligure. In certe zone è un vero disastro. Il cuore si stringe ad attraversare quei territori. Ebbene è successo anche nel comune di Fraconalto, dove passa la via Postumia, l’antico percorso che porta da Aquileia, in Friuli, a Genova, in Liguria. L’ultimo tratto attraversa Gavi, Fraconalto e Pontedecimo.

Roberto Pisani dell’agriturismo la Sereta, di cui ho già scritto, ha fatto un appello. Eccolo qui:

Qualche mese fa mi sono trovata in una cena a lume di candela nella galleria Pinksummer di Genova, per l’inaugurazione di una mostra di Luca Vitone. Vicino a me un artista affermato quasi quarantenne, che mi ha rivelato quanto D di Repubbica sia stato importante per lui: «Negli anni Novanta era una rivista d’avanguardia. Leggevo gli articoli con avidità». Contenta di averne fatto parte in quel periodo, pubblico un articolo – forse il primo in Italia uscito su un settimanale a grande diffusione nazionale – che parla delle artiste della mia generazione. Sulla copertina della rivista il titolo era: “Le nuove artiste scandalose”. All’interno, invece, “Libere di creare”. Chiaramente ho scelto questo titolo! 

 

D, la Repubblica delle Donne, 7 ottobre 1996.

Sono nate tutte negli anni Sessanta: i galleristi se le contendono, i critici d’arte le invitano alle mostre, i collezionisti le osservano con attenzione. È la prima generazione di artiste che fa parlare di sé. Hanno esposto all’estero in manifestazioni prestigiose, trascorrono mesi fuori dall’Italia, riescono a vivere del loro lavoro in tempi difficili per il mercato dell’arte.