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Resort La Francesca: che abbia finalmente trovato il mio posto in prima fila da dove osservare balza per balza il paesaggio ligure che precipita in mare? Una camera con vista su precipizi, strapiombi, pini, cespugli di mirto e scogli levigati dal movimento incessante del mare.

Nella foto sono sul ponte ricostruito di Mostar, simbolo dell’atroce guerra tra cattolici e musulmani nella ex Jugoslavia. Sullo sfondo un minareto. Correva l’anno 2008

Mi è sempre piaciuto mettere il naso dappertutto, conoscere persone, viaggiare e entrare in contatto con culture diverse. Davvero – e dico davvero – non credo che nessuna persona sia più importante di un’altra, dal Presidente della Repubblica al più povero degli italiani, dal presidente degli Stati Uniti agli abitanti delle favelas brasiliane. E vorrei che tutti, ma proprio tutti, potessero girare liberi per il mondo, avessero un reddito equo e potessero studiare. Ma se la devo proprio dire tutta, è molto difficile per una donna fare amicizia con gli uomini musulmani

via postumia

Alle spalle di Genova, lassù sui monti, c’è un mondo invisibile che si muove, produce idee, cerca di guardare la realtà con occhi diversi. Oggi vi racconto la storia di Barbara e Roberto, che hanno scelto di aprire un agriturismo a Sereta, vicino a Fraconalto, tanto tempo fa. Non per diventare ricchi, non per diventare famosi, ma per vivere a contatto con la natura, circondarsi di cose semplici, allevare animali e coltivare orti. Uscendo dall’autostrada a Busalla ci si arriva in un battibaleno. È a 45 minuti di auto da Genova, tra l’alta val Lemme e la Valle Scrivia.

Vittorio De Scalzi mi accoglie sul portone di casa sua, nella città dove si è trasferito, Sanremo. Genovese doc, è cresciuto tra la buona cucina del ristorante dei suoi genitori a Sturla, in via del Tritone, e la musica, in cui si è imbattuto fin da bambino. Benché i suoi testi e le sue canzoni abbiano fatto il giro del mondo, è una persona alla mano, garbata, insomma non se la tira per niente. Almeno così mi è parso tutte le volte che l’ho incontrato in situazioni conviviali.

Don Gallo era molto aperto su temi che sono di attualità ancora oggi: dall’emancipazione della donna al sacerdozio femminile, dalla necessità di un superamento dei generi per un’unità della persona alle battaglie perché la Chiesa riuscisse a essere meno dogmatica e più inclusiva.

Con un po’ d’imbarazzo propongo nel mio sito queste parole che mi ha dedicato quasi vent’anni fa Francesca Mazzucato. Non ne ho potuto fare a meno, perché mi ci riconosco. Mi pare un’ottima descrizione di quello che ho sempre cercato di essere e non so se sono mai diventata. Grazie Francesca.

Francesca Mazzucato

Parlare di Laura è parlare di una storia, la storia di una città portuale che era un po’ lontana dai miei percorsi usuali, una città decadente ma specialissima, destinata a infilarsi nella mia vita. Genova, Genova per caso, poi per lavoro e infine per amore, Genova che è diventata la mia seconda città costringendomi a vivere sui treni interregionali dividendomi con Bologna ma sempre con l’immensa gioia di andare e tornare, sempre con l’immenso piacere del transito. Del vivere obliqua, un po’ in prestito.

Ogni volta che Piero Simondo arriva a Cosio D’Arroscia, le vecchie case si racchiudono in un bozzolo di nebbia. Come se ci fosse un rapporto magico tra lui e il paese. Il borgo se ne sta arroccato sulle Alpi Liguri, a una ventina di chilometri dalla Francia. Simondo è nato quassù nel 1928. Anche se non tutti lo conoscono, ha avuto un ruolo importante nell’arte e nella Storia europea.

Dalla costa della Riviera dei Fiori, in estate sempre più affollata, al Saccarello, il monte più alto della Liguria (2201 m), è un viaggio denso di sapori, di storia, di borghi in pietra. Non si può non rimanere stregati dal buon cibo, dagli uliveti o dall’acqua limpida del torrente Argentina, che scende a valle con fragore. Siamo nella valle della Taggiasca, quella piccola oliva nera tra le più rinomate per la produzione dell’olio extravergine. Sono molto gustose, ottime per l’aperitivo o per arricchire i piatti tipici.