Con un po’ d’imbarazzo propongo nel mio sito queste parole che mi ha dedicato quasi vent’anni fa Francesca Mazzucato. Non ne ho potuto fare a meno, perché mi ci riconosco. Mi pare un’ottima descrizione di quello che ho sempre cercato di essere e non so se sono mai diventata. Grazie Francesca.

Francesca Mazzucato.

Parlare di Laura è parlare di una storia, la storia di una città portuale che era un po’ lontana dai miei percorsi usuali, una città decadente ma specialissima, destinata a infilarsi nella mia vita. Genova, Genova per caso, poi per lavoro e infine per amore, Genova che è diventata la mia seconda città costringendomi a vivere sui treni interregionali dividendomi con Bologna ma sempre con l’immensa gioia di andare e tornare, sempre con l’immenso piacere del transito. Del vivere obliqua, un po’ in prestito.

Di tutto questo che è successo nella mia vita negli ultimi anni, Laura è stata ed è l’amica, la traghettatrice, la complice. Mi ha portato a Genova, me l’ha svelata, me l’ha raccontata, me l’ha fatta amare, lei Genovese atipica, così più creativa, vivace e moderna dei suoi concittadini ma nello stesso tempo così legata ai vicoli e alle pietre degli edifici, a quella certa ruvidezza che poco si concede. Così legata alla cultura e alla storia della sua terra, così profonda conoscitrice del territorio, ma in modo mai scontato, mai accademico, mai banale. Capace di regalarti dei punti di vista differenti, delle visioni d’insieme che ti sarebbero sfuggite, delle analisi che guardano avanti.

Sempre indignata dalle ingiustizie, dalla burocrazia, dai vizietti italiani, sempre combattente. Abbiamo fatto delle belle cose insieme, in questo mio anno genovese, delle feste, delle cene e delle grandi bevute, ho riso delle sue buffe insicurezze, le ho tinto i capelli di nero-blu, abbiamo ragionato sull’amore, sul sesso, sulle identità sessuali, sulla letteratura.

E di letteratura abbiamo parlato in un corso di scrittura durato alcuni mesi che abbiamo tenuto in un locale del centro storico, in una strada molto particolare con una forte immigrazione, a rischio di degrado. E adesso veniamo al punto che mi interessa di più, la scrittura. Laura ha un fiuto eccezionale nel trovare storie, ha la pazienza di cercarle per poi lasciarle sedimentare e scriverle. Ho letto molte cose sue e spesso mi hanno commosso o divertito o lasciato perplessa, per riflettere. Il suo è un linguaggio solido, senza sbavature, dal quale traspare la migliore tradizione letteraria italiana. È un linguaggio che non concede niente ai barocchismi o a certi giovanilismi diventati ormai insopportabili. A volte anche tagliente come una lama, e non te ne accorgi subito. Perché Laura è capace di fare vedere le cose, non solo di descriverle. E fa vedere cose e caratteri a cui forse non avremmo pensato ma nei quali possiamo riconoscerci. Proprio come a me ha fatto vedere Genova, e allora l’ho amata subito ed è diventata mia. Anche le sue storie diventeranno vostre, le ricorderete.

Pubblicato nel 1999 per l’antologia di racconti ”Storie Fusionali”, curata da Antonio Veneziani, per la casa editrice Il segnale. Tra gli altri autori: Adele Cambria, Renzo Paris, Riccardo Reim, Nicola Lagioia, Laura Guglielmi

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