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San Romolo e Bajardo, nell’entroterra di Sanremo, due luoghi della mia infanzia. Fondamentali per la mia crescita, da lì è nato il mio amore per la natura e per le case in pietra dei borghi medievali che costellano il Ponente Ligure.  Sono venute a trovarmi due amiche, mentre accudivo mia mamma in ospedale, Marta e Geraldina, alla quale è venuto in mente di raccontare questo nostro vagabondare per i monti e il mio rapporto con questi luoghi.

 

Ho fatto una passeggiata urbana immaginaria a Sanremo mentre Italo Calvino mi teneva per mano. È stata pubblicata nell’antologia “La regale marginalità”, curata da Marino Magliani e Stefano Costa. È uscita nel maggio del 2017 per Fusta Editore. Volete visitare Sanremo con gli occhi di Italo Calvino? Seguitemi in questo lungo trekking urbano

La mia adolescenza in compagnia di Faber. Ecco cosa racconto in questo breve brano che è uscito sull’antologia intitolata La mia prima volta con Fabrizio De André, a cura di Daniela Bonanni e Gipo Anfosso. Un buon momento per rispolverarlo, dopo tutto il gran parlare intorno al film dedicato alla sua vita, Il Principe Libero.

Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi ha già troppi impegni per scaldar la gente d’altri paraggi.

La cantavo a squarciagola da adolescente La città vecchia. Avevo in casa tre LP delle canzoni di Faber. Trascorrevo ore, di pomeriggio a analizzare i suoi testi, che sembravano venir fuori dalla tormenta. A studiare non ci pensavo nemmeno.

Ho scritto questo reportage sulla pista ciclabile che da Sanremo arriva a San Lorenzo al mare, verso Levante, ben otto fa. Nel frattempo nel 2013 è stata inaugurato anche il tratto che porta verso Ponente a Ospedaletti. La pista ha resistito, anzi ora è gremita di gente. Non vi dico a Pasquetta quanta ce n’era. 

C’ero già stata la primavera scorsa, per una riunione. E ne ero rimasta veramente colpita. Mai più mi sarei aspettata che dopo un anno avrei varcato quel portone così tante volte. Ora insegno tra quelle spesse mura seicentesche. Sto parlando dell’Albergo dei Poveri.

Ve lo ricordate il potente quadro di Van Gogh, Esterno di Caffè di notte? Come vi sentireste trovandovi, all’improvviso, lì davanti, senza che nessuno vi avverta? Ebbene, mi è successo qualche settimana fa ad Arles, in Provenza. Non pensavo fosse così simile al quadro. No, davvero. E sono precipitata indietro di un secolo e mezzo.

La Passeggiata Le Corbusier? Da quanto non la facevo! Ripropongo, ora che è estate, questo mio itinerario. Un posto dove è bello andare per fare un bagno, prendere il sole, e fare una camminata la mattina presto o verso il tramonto. 

La Costa Azzurra, tanti ricordi fin da bambina, sono cresciuta a Sanremo. Quando si attraversava la frontiera sembrava che tutto fosse più colorato, il blu del mare, il verde dei pini marittimi, la frutta sulle bancarelle. Quella striscia di terra così vicina alla Liguria pareva uscita dal mondo delle favole, con l’attrice Grace Kelly che aveva rinunciato a Hollywood per sposare il principe Ranieri. Nizza per me era molto più vicina di Genova o Savona, anche culturalmente.

La passeggiata Le Corbusier, il più bello dei sentieri, ma…

Ebbene questo andavo meditando quando ho attraversato la frontiera un paio di settimane fa per percorrere uno dei sentieri più belli: è a picco sul mare, e unisce Mentone a Montecarlo: la passeggiata Le Corbusier. Ora quella frontiera ha un significato diverso per tutti, siamo nella terra dei profughi che si accampano e che tentano di approdare in Francia, rischiando spesso la vita. Poi Nizza, che conosco in ogni angolo, ha subito uno degli attentati più violenti, con 86 morti e 302 feriti. Quel tragico camion.

Quando attraverso i territori alla ricerca della bellezza, non riesco a fare a meno di pensare anche alle crepe, che sono vive come ferite, anche se impalpabili. Per tornare all’intento iniziale di questo spunto, descrivere un itinerario, vi consiglio vivamente di attraversare la frontiera, e di dirigervi sul lungomare verso la fine di Mentone. Lì c’è Cap Martin, puntellato di ville prestigiose, che appartengono a persone note e meno note. Poco prima che la strada salga sul promontorio, girate a sinistra e cercate di scovare la passeggiata le Corbusier, dedicata al grande architetto utopista morto nel 1965, che aveva un cabanon qui, una sorta di cottage sul mare.

Appena la inforchiamo ci sono i vigili del fuoco, un attimo di paura. Paura per quello che ho appena detto. Ma se ne va via subito, il paesaggio è un incanto. Nessuno può arrivare fin qui a fare del male a qualcuno. Mai dire mai!

La macchia mediterranea sparge i suoi profumi

In un saliscendi continuo si incontrano prima un mezzo busto dedicato all’architetto, poi a destra ville e giardini botanici, a sinistra la distesa infinita del mare, calette di roccia appuntita, spiaggette dai sassi bianchi, con la macchia mediterranea – tra cui cespugli di mirto e agavi – che sparge i suoi profumi ovunque. La passeggiata Le Corbusier è facile, ben tenuto, lontano da tutto. È in cemento, con tratti in piano o scalini, ed è adatto a grandi e piccini. La segnaletica c’è, anche se non indica quasi mai i chilometri ancora da percorrere. A volte bisogna domandare perché non sempre è chiaro quale svolta prendere.

Niente traffico, niente rumori, niente barche, solo gente che cammina o corre. Poca. Si dice che i francesi dopo gli attentati vengano più volentieri in vacanza in Italia, infatti pare che ce ne siano pochi. Invece, tanti gli italiani.

Laggiù spunta Montecarlo

Dopo aver incontrato tre ville maestose, soffocate dal verde, dopo aver girato intorno alla punta di Cap Martin, laggiù in fondo spunta Montecarlo. Quei grattacieli un po’ stonano con la bellezza della natura che ci circonda ora. Sono almeno 18 anni che non visito il Principato di Monaco e l’idea di arrivarci a piedi mi diverte molto.

Il Sentiero dei Doganieri

Un tempo questa parte dell’itinerario si chiamava il “Sentiero dei Doganieri”, già nel Settecento i contrabbandieri imboscavano la loro merce in queste spiaggette che hanno tanti angoli nascosti, tutti raggiungibili grazie a scalette in cemento, ben inserite nel paesaggio. Ottime d’estate per andare al mare o anche d’inverno per fare una pausa al sole o un picnic, dato il clima spesso mite. Quando mi trovo in questi spazi un po’ fuori dal tempo, mi chiedo spesso come fa a vivere chi non abbandona mai l’auto, chi mai e poi mai si metterebbe le scarpe da trekking ai piedi, per godersi questi spicchi di mondo.

Proseguendo verso Montecarlo, ad un certo punto appare Roquebrune, che si trova dall’altra parte di Cap Martin, una miriade di case delle vacanze che hanno rosicchiato il verde. In cima alla collina, proprio di fronte, a picco sul mare, il castello costruito dai feudatari di Ventimiglia.

Il cabanon di Le Corbusier e la villa di de Laurentiis

Più avanti si incontrano due passaggi sospesi, attaccati al muro della ferrovia. Sicuri e ben tenuti, è uno spasso percorrerli. Poi il cabanon di Le Corbusier, sommerso dalla boscaglia, lo si riesce a vedere – anche se non bene – solo dalla Plage du Buse più sotto. In questa spiaggia si trova anche la sontuosa villa di Dino de Laurentiis, con un ficus che giganteggia sopra il muro di cinta.

Montecarlo non è un bel vedere

Raggiunta la stazione ferroviaria di Roquebrune, e poi il ponte che porta sulla strada principale, a sinistra comincia l’ultimo tratto del percorso verso Montecarlo. Angoli suggestivi anche qui. Ma arrivata nel Principato ci rimango male, troppi nuovi edifici e grattacieli costruiti alla rinfusa negli ultimi anni. E penso con un po’ di nostalgia ai tempi in cui credevo nella favole e alla felicità della principessa Grace, che aveva conquistato il suo principe azzurro.

Per tornare a Mentone si può prendere con estrema facilità il bus numero 100. Vi consiglio di mangiare un panino davvero economico, ma buono, al chioschetto che si incontra all’angolo, proprio alla fine della discesa, non appena entrati a Mentone.

Una gran bella passeggiata, una giornata di pura essenza. Appena rientrati in Italia, sulla superstrada che porta a Bevera e a Torri Superiore, incontriamo profughi che corrono da una parte e dall’altra della carreggiata. Ormai è buio. E intravediamo solo figure in movimento. La giornata è scorsa via leggera e ora si torna all’ossessione del presente.

ALTRE INFO: 90 metri circa di dislivello e 6,5 km di distanza. Difficoltà: T (Turistico)

Uscito su mentelocale il 21 dicembre 2016

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Fra una decina di giorni farò un salto in Valle Arroscia, a Ubaghetta, a trovare Stefani, la mia amica tedesca. A luglio spesso torna nella sua casa per le vacanze estive. Quella casa dove avrebbe voluto vivere. Per questo ho deciso di ripubblicare questo articolo che racconta una storia intensa, travagliata ma anche bella.