Carola Frediani è morta a 51 anni il 3 giugno del 2026. Un lutto che pesa, una persona che lascia un vuoto. Una cara amica che se n’è andata troppo presto. Vi propongo un’intervista che le feci nel 2017. Rileggerla oggi fa un certo effetto. Parlava già allora di una guerra digitale che si combatteva ogni giorno: attacchi informatici, sorveglianza, furto di dati, manipolazione dell’informazione. Diceva che la minaccia più grande non era l’attacco spettacolare, ma la nostra scarsa consapevolezza di ciò che lasciamo online e di come queste tracce possano essere usate contro di noi.
Volete visitare Sanremo con gli occhi di Italo Calvino? Ecco qui i suoi principali luoghi sanremesi. Il percorso da me ideato per l’università di Genova: da villa Meridiana all’orto di San Giovanni. E in giro per la città, da piazza Nota al cinema Centrale, dal porto antico alla passeggiata Imperatrice, dal casinò alla Pigna. Di seguito due itinerari, uno breve e l’altro più lungo, sul percorso incontrerete dei pannelli con il codice QR. In fondo a questa pagina web, anche un testo che racconta di un incontro immaginario con lo scrittore, al quale diamo del tu.
Qui le informazioni sul mio ultimo libro dedicato allo scrittore sanremese e uscito nel 2023: “Italo Calvino e Sanremo, alla ricerca di una città scomparsa” (il canneto editore).
Una città come Genova non la conosci mai fino in fondo. La sua conformazione ti apre di continuo prospettive diverse, dal mare, dai monti, oppure a mezza costa. Una caratteristica che mi lascia sempre stupefatta. Una città sfuggente, una città che si concede con lentezza. E a me piace scoprirla sempre più, a poco a poco.
Non mi annoia mai.
Ho scritto questo racconto nel 1996, poi pubblicato nel 2005 nell’antologia a cura di Francesca Mazzucato, “Tua, con tutto il corpo”, LietoColle editore.
È arrivata di nuovo l’estate, calda e afosa. Me ne sto qui china sulla scrivania, regalo della mia scorbutica vicina, un’impiegata dell’Asl che concepisce piani diabolici per provocare le signore del vicolo, con le quali ostenta una superba alterità. Amante di medici sposati, puttana vera, come mi dicono le amiche che battono fuori dal portone, se la tira pure da gran donna.
San Bernardo di Conio (IM), 25 aprile. Voglio raccontarvi un’avventura, una Via Crucis del tutto particolare, una sorta di pellegrinaggio alla ricerca delle tracce lasciate dai partigiani nel Ponente ligure. Circondata da una nebbia densa mi sono arrampicata da San Bernardo di Conio fin sul Monte Grande: una cima che spicca verso il mare digradando sulla Valle Argentina e la valle Arroscia. Proprio qui una ventina di partigiani hanno messo in fuga i soldati tedeschi e i Repubblichini, nel settembre del 1944.
Ho scritto e pubblicato questo articolo nel 1995, sul mensile “Smemoranda”. Perché leggerlo dopo più di vent’anni? Aiuta tutti a renderci conto di quanto sia cambiata Genova. E di quanto sia cambiata in meglio. È molto più accogliente di allora. Chi critica il presente fa bene, ma bisogna anche ricordare cos’era nel passato.
In questi giorni ho ospiti a casa mia due amici tedeschi, Michael e Petra, che hanno vissuto a Genova fino al 1992. Non c’è paragone, per loro è molto meglio ora. «Ma te la ricordi Via San Lorenzo o via Cairoli con le auto? Che fracasso» – mi spiegano – «Poi il Porto Antico era sbarrato dai cancelli, c’era una finanziere in divisa all’ingresso che ti bloccava». Ora sono tutti spazi a disposizione dei cittadini e dei turisti. «Negli anni Ottanta Palazzo Ducale era fatiscente e chiuso al pubblico, il Carlo Felice in rovina». Ricordiamocele queste cose.
Da marzo insegno all’Albergo dei Poveri, uno spazio eccezionale, rimesso in sesto e diventato polo universitario da qualche anno, ma di questo parlerò prossimamente. Uno spazio che mi ha davvero stupito.
27 febbraio 2018. Le previsioni meteo avrebbero dovuto dissuaderci. E invece no, tutti e cinque abbiamo deciso di non annullare la gita. E sabato, siamo partiti alla volta di Cappelletta Masone, sull’Appennino Ligure. In realtà l’idea è stata mia, perché da quando ho saputo che Enrico ha una casa lì, non mi sono data pace. Proprio in quel punto del mondo è scoccato il mio amore per l’Alta Via dei Monti Liguri. Ben 14 anni fa.
Oggi vi racconto una bella storia che mi è successa a Montebruno, in val Trebbia. Un gruppo di cittadini mi ha invitata perché parlassi del loro paese e sono stata lì quattro giorni. Ho fatto tanti viaggi organizzati per la stampa, ma mai mi era capitato che fossero gli abitanti di un luogo a organizzarsi in prima persona.
Ve lo ricordate il potente quadro di Van Gogh, Esterno di Caffè di notte? Come vi sentireste trovandovi, all’improvviso, lì davanti, senza che nessuno vi avverta? Ebbene, mi è successo qualche settimana fa ad Arles, in Provenza. Non pensavo fosse così simile al quadro. No, davvero. E sono precipitata indietro di un secolo e mezzo.
C’ero già stata la primavera scorsa, per una riunione. E ne ero rimasta veramente colpita. Mai più mi sarei aspettata che dopo un anno avrei varcato quel portone così tante volte. Ora insegno tra quelle spesse mura seicentesche. Sto parlando dell’Albergo dei Poveri.



























































































































