Questo brano sulla bellezza delle donne genovesi fa parte del mio libro Le incredibili curiosità di Genova. Lo propongo ora perché sono stata da poco a Firenze e ho fotografato la Notte di Michelangelo: secondo Balzac, il grande genio per questa statua si sarebbe ispirato ai seni delle donne genovesi. Che fantasie!

Mai frequentare gli scrittori, si corre il rischio che frughino nell’intimità altrui per poi costruire i personaggi di un romanzo. Balzac nel 1837 trascorre una settimana a Genova, per poi salire a bordo di una nave diretta in Sardegna.

Villetta Di Negro

Viene ospitato dal marchese Giancarlo Di Negro (1769-1857), nella sua villa progettata dall’architetto Carlo Barabino, proprio sulla collina sopra l’odierna piazza Corvetto. Era circondata da un bel parco, decorato con statue e ornamenti esoterici e massonici, come in voga in quel tempo. Oggi è un bel giardino pubblico.


Poeta e patriota, il marchese negli anni ospita personaggi del calibro di Madame de Staël e Stendhal, Dickens e Byron, George Sand e, ovviamente, Giuseppe Mazzini. Villa Di Negro diventa un viavai di intellettuali e artisti, ma è Balzac che rende l’aristocratico genovese un personaggio, immortalandolo nel racconto Honorine, una delle 137 opere di cui è composta La commedia umana.

Le genovesi sono le donne più belle d’Italia

La donna che dà il titolo al racconto pare non sia mai esistita, però Balzac ha costruito una figura che in sé riassume i modi di fare delle nobildonne di quei tempi. È figlia di un ricco banchiere e Balzac la introduce parlando subito di soldi: «Una ereditiera genovese! Questa espressione potrà far sorridere in una città come Genova dove le ragazze svengono spesso diseredate a favore dei maschi. Ma Onorina Pedrotti, figlia unica di un banchiere era un’eccezione». Poi ne decanta la bellezza: «Era una di quelle belle genovesi, le donne più belle d’Italia, quando lo sono davvero».

Le genovesi le donne più belle d’Italia? Ebbene Balzac scrive con cognizione di causa, perché ha viaggiato un po’ per il Bel Paese. Vedremo che non è neanche l’unico a pensarlo.

Le tette delle donne genovesi nelle sculture di Michelangelo

Le statue della Notte e del Giorno di Michelangelo

Per descrivere la straordinaria bellezza di Onorina, lo scrittore francese commette ben due svarioni: «Per la tomba di papa Giulio, Michelangelo si ispirò alle donne genovesi: da loro viene la larghezza e la curiosa posizione delle mammelle nelle figure del Giorno e della Notte, che tanti critici hanno trovato esagerate e che sono invece peculiari delle donne liguri».

Due strafalcioni in una frase sola, ci perdonerà quindi il lettore se noi ne faremo a bizzeffe in questo sito: la tomba adornata con le statue del Giorno e della Notte, di cui parla Balzac, appartiene a Giuliano de’ Medici, duca di Nemours, e non alla tomba di papa Giulio; inoltre il Giorno non può avere mammelle femminili, la statua infatti rappresenta un nerboruto uomo.

La Notte invece rappresenta una donna e qui ci siamo. Un’altra annotazione: come fa a sapere Balzac come sono i seni delle donne genovesi, in un periodo storico in cui erano strette nei corsetti? Mistero, oppure è lecito supporre che nel poco tempo che è stato a Genova avrà avuto occasione di approfondire la vicenda.

I mezzeri delle donne Genovesi

Poi racconta come si vestono: «A Genova le donne oggi nascondono la loro bellezza sotto il mezzero come le veneziane sotto i fazzioli». Cosa sia un mezzero, o mezzaro, quasi tutti i genovesi lo sanno. Si tratta di un classico capo dell’abbigliamento tradizionale, proveniente in origine dall’India attraverso i mercanti arabi, usato oggi anche per l’arredo della casa: un grande telo di cotone o lino decorato a stampa, di solito con fantasiosi disegni di piante. La parola mezzero deriva da mizar, che in arabo antico significa “coprire”, “nascondere”.

Onorina identica alla notte di Michelangelo

Ma torniamo al nostro Honoré, che infine fa un’osservazione feroce sull’Italia: «Questo fenomeno è visibile in tutte le nazioni in decadenza. Il tipo nobile si trova soltanto nel popolo, come, dopo l’incendio di una città, le medaglie sotto la cenere. Ma, già eccezione per la ricchezza, Onorina lo era anche per la bellezza aristocratica.

Immaginate dunque la Notte di Michelangelo, vestitela di un abito moderno, raccogliete i lunghi e magnifici capelli intorno alla bella testa un po’ bruna di toni, mettete scintille negli occhi sognanti, avvolgete il seno possente in una sciarpa, pensate all’abito bianco ricamato di fiori e avrete davanti la moglie del console».


Beh, era proprio supponente questo nostro cugino d’Oltralpe. Udite, udite: «Immaginate intorno alla tavola il marchese Di Negro, l’amico che ospita tutte le persone di talento che viaggiano e il marchese Damaso Pareto, due francesi travestiti da genovesi». Eccolo, se due persone sono colte, benestanti e con buone maniere non possono essere italiani. Fa rabbia, ma certe volte viene il dubbio che potesse aver ragione.

Twain: le genovesi sono le più belle d’Europa

Le donne più belle d’Italia, ma scherziamo caro Balzac? Sono le più belle d’Europa, e chi lo scrive è uno scrittore obiettivo. Non è europeo, bensì americano e si chiama Mark Twain, ha scritto romanzi come Le avventure di Tom Sawyer e Le avventure di Huckleberry Finn.

William Faulkner scrisse che è stato il primo vero scrittore americano. Gli vogliamo credere allora? «Mi piacerebbe restar qui. Preferirei non andare da nessun’altra parte», scrive Twain in Innocents Abroad (1867) appena sceso dall’imbarcazione che l’ha portato nella Superba, la «maestosa città di Genova che si erge dal mare, riflettendo la luce del sole dai suoi cento palazzi […] Può darsi che in Europa vi siano donne più graziose, ma io ne dubito. Genova conta 120mila anime: le donne sono i due terzi, e almeno due terzi delle donne sono bellissime».

Non si capisce come faccia a essere così preciso nelle percentuali. «La maggior parte delle damigelle è vestita di una bianca nube dalla testa ai piedi, sebbene molte si adornino in modo più complicato. […] Hanno capelli biondissimi e alcune gli occhi azzurri, molte invece sognanti occhi neri o castani».

Il parco dell’Acquasola

Quando raggiunge il parco dell’Acquasola, Twain rimane ancora più stupito: «Le signore e i gentiluomini di Genova hanno la piacevole abitudine di passeggiare in un ampio parco sulla cima di una collina al centro della città, dalle sei alle nove di sera; e poi, per un altro paio d’ore, di prendere il gelato in un giardino confinante».

Ma non finisce qui: «Scrutavo ogni viso di donna che passava e mi parevano belli tutti. Mai avevo visto una simile ondata di bellezza. Non capisco come un uomo, anche se di carattere fermo, possa sposarsi in questa città, poiché mentre sta per decidere, potrebbe innamorarsi di un’altra».
«Le donne di Genova portano gonne strette / le donne di Genova non ridono per niente / le donne di Genova pensa- no sia normale / mettersi a letto e leggere il giornale»: chissà cosa direbbe Twain di queste strofe del cantautore genovese Francesco Baccini.

Non solo belle, ma anche forti e indipendenti

Ma torniamo allo scrittore americano: «corpi sinuosi e modellati dal sole e dal mare; sguardi profondi, intelligenti e sensuali». Dopo aver vivisezionato con lo sguardo i corpi delle donne genovesi, abbagliato dalla loro bellezza, per fortuna riconosce però che sono anche «dotate di forte e indipendente personalità. Sono state capaci, nei secoli, di rimanere leali, nobili e combattive fino al sacrificio estremo». E poi ricorda che Tacito nelle sue Historiae racconta di una madre ligure percossa e uccisa dalle milizie romane per essersi rifiutata di rivelare dove si trovasse il proprio figlio appartenente a una banda di rivoltosi. Popolo ribelle e mai domato i Liguri.

La notte di Michelangelo
La Notte di Michelangelo con i proverbiali seni

Per approfondire: Genova città di romanzieri e scrittori?

Per ricevere una notifica su Facebook quando escono i miei reportage, articoli o racconti, se vuoi iscriviti al mio gruppo su Facebook

Se vuoi, invece, scrivermi una mail: scrivimi@lauraguglielmi.it

I commenti sono disabilitati