Non c’è niente di più bello che arrampicarsi per un sentiero fin sul monte Antola, la vetta dei genovesi. Piano piano cominci ad intravedere il lago del Brugneto laggiù in fondo alla valle. Che si ingrandisce e apre generoso alla vista i suoi rami. Un lago multiforme che cambia dimensioni e fisionomia, a secondo del punto in cui ti trovi. Fino ad arrivare in cima e allora sì che lassù domini tutto.

C’è tanta gente strana al mondo, persone che fanno scelte particolari e le perseguono con passione. Oggi vi voglio parlare di Mauro e Francesca, che hanno dato un taglio netto alla loro vita, trasferendosi da Genova a Torriglia, e hanno aperto un bed&breakfast, villa Tiffany, vicino al lago del Brugneto. Lei lavora ancora in città, mentre lui si dedica a tracciare nuovi sentieri per le mountain bike, a sfamare due mucche, i conigli e le galline, nonché i cani. E sta anche dietro agli ospiti.

Abbiamo trascorso due giorni con loro e mi si sono aperte delle visioni inedite sul Parco dell’Antola, dal lago del Brugneto a Torriglia, posti che conosco bene e dove sono andata spesso a far trekking.

Ora stiamo salendo sul versante del Monte Prela, per arrivare sull’Antola. Parte da una cappelletta vicino a Santa Maria del Porto, dove si trova villa Tiffany. Quando siamo quasi a metà, Mauro se ne esce dicendo: «Questo sentiero lo abbiamo fatto noi», come se mi raccontasse che ieri sera ha mangiato i ravioli con la boragine. «Avete scavato e tracciato un sentiero che si arrampica per una salita mozzafiato di questo genere per migliaia di metri, senza nessun finanziamento?» Ebbene sì, mi risponde come se gli facessi una domanda fuori luogo. Esiste gente strana dicevo che crede sia naturale fare tutta questa fatica per aiutare lo sviluppo turistico del territorio. Quella, nei loro intenti, dovrebbe diventare una delle piste più gettonate per le mountain bike.

Ad un certo punto Mauro incontra dei signori che stanno scendendo dal suo sentiero, è visibilmente soddisfatto che venga usato (guarda fotogallery), dà tutte le informazioni che gli vengono chieste, ma mai una volta si lascia scappare che quel sentiero lo ha fatto lui, con le sue mani, sudando e scavando, nei suoi pomeriggi liberi. È un ligure, schivo, dice poche cose anche a me che devo scrivere il mio piccolo reportage.

Non avevo mai visto il lago del Brugneto da questa visuale, sembra il profilo della Sardegna. Arrivati in cima ci imbattiamo nel sentiero ufficiale che porta all’Antola, passando per la casa del Piccetto. Ci fermiamo a pranzare al rifugio. Ci sono stata diverse volte. I gestori sono giovani e ospitali e il panorama da quassù è impagabile. Ci si può fermare anche per la notte. È un ottimo punto di partenza per tantissimi itinerari.

Camminando sul crinale dal monte Antola alla Casa del Romano ti senti padrone del mondo. Tanti anni fa una sera d’estate, dopo il tramonto, i miei occhi stupiti si sono imbattuti in decine e decine di caprioli e daini, una cosa che non dimenticherò mai. Dopo aver oltrepassato l’Osservatorio, spesso chiuso –  una visita prima o poi vorrei farcela – beviamo un bicchiere di vino a Casa del Romano, dove si può anche mangiare e dormire. Intorno un paesaggio lunare, alberi radi, prati e laggiù le cime delle montagne che si stanno imbevendo dei colori del tramonto. Scendiamo veloci verso il lago del Brugneto, e Francesca si ferma a raccogliere bottiglie e sacchetti di plastica abbandonati sul sagrato della cappelletta di San Rocco. Ormai ha lo zaino pieno di rifiuti umani. La sua è una missione seria, organizzata, efficace. Arriviamo alla macchina, tra salita e discesa sono 21 chilometri, mi dice l’app.

La sera mangiamo in un ristorante sul lago, La gallina. Ormai è tardi, siamo solo noi, sul terrazzo, inquadrati da una pozza di luce, tutt’intorno è buio. È bello essere qui.

La mattina del giorno dopo, prima di incamminarci per fare il giro del Brugneto, una sosta a Torriglia, alla pasticceria artigianale La Nuova Torrigiana che sforna i famosi canestrelli in tutte le salse, buoni quelli al cioccolato. Mai torno a casa senza i prodotti tipici dei luoghi dove sono stata. Poi un caffé al Garitta Bike Bar. Il proprietario si chiama Marco e spesso aiuta il nostro Mauro a tracciare i sentieri. Vorrebbe che Torriglia e il suo bar diventassero un punto di riferimento per le mountain bike. Ma non sta con le mani in mano neanche lui, si dà da fare perché questo sogno diventi realtà.

«Il 29/30 Settembre e 1 Ottobre abbiamo partecipato come Antola Outdoor con il nostro stand al Flow Festival a Finale Ligure  – mi racconta Francesca – in collaborazione con il Parco dell’Antola. È stata una bell’avventura per noi, abbiamo fatto sapere al mondo della MTB che esistiamo, che abbiamo un comprensorio all’interno del Parco con  nuovi trail di Enduro e Cross Country, panorami mozzafiato e che possiamo offrire i servizi da loro richiesti. Abbiamo parlato con biker di tutto il mondo»

Siamo ad agosto e il Brugneto ha perso qualche metro di acqua, ma è di un azzurro intenso. Il sentiero è faticoso, ma si possono scegliere anche itinerari brevi. E fermarsi a mangiare in qualche zona attrezzata in posti strategici, circondati dagli alberi.

Ed ecco che vedo arrivare una simpatica signora con un cagnolino, saluta Mauro e Francesca e scende verso una spiaggetta proprio lì sotto. Finito di pranzare la raggiungo sulla battigia, gioco con il cane e comincio a chiacchierare. È una tipa che mi piace, mi racconta delle sua passione per i lupi. Si è inserita in un progetto di monitoraggio e con il suo cane si apposta per ore aspettando che passino. Non certo ora e qui su questa riva, dove siamo sdraiate a prendere il sole. Come si sta bene. Ci raggiunge Francesca, che imperterrita continua a raccogliere rifiuti. Ormai il suo zaino è più grosso di lei. È un’eroina del contemporaneo, sente il territorio come un patrimonio collettivo da salvaguardare. Povera Italia se c’è ancora tanta gente che riempe boschi e spiagge di spazzatura: «Penso al danno che questi gesti arrecano all’ambiente – mi spiega Francesca – ai turisti che vengono in visita e si imbattono nei rifiuti. E non posso fare a meno di pulire, proprio come fosse casa mia». In effetti la natura è di tutti, la vogliamo smettere di comportarci così?

È arrivata l’ora della partenza, ci facciamo l’ultima mangiata insieme in un ristorante della Val Trebbia, una tana per genoani, dove incontriamo l’ex governatore della Regione Liguria, Claudio Burlando, che gioca a scopone scientifico con il proprietario e con degli avventori (vedi fotogallery). Ha aperto anche lui alcuni bed&breakfast e conosce Mauro e Francesca.

Ci lasciamo dopo due giornate intense, davvero. Questo è un territorio che ha tutto per trascorrere qualche giornata di relax. Genovesi e non solo, cosa aspettate a frequentare di più questo nostro entroterra tutto l’anno?

Mi scrive Alberto in data 9 ottobre 2017: «Ho appena letto il tuo spunto sull’Antola e desidero darti un’informazione, anche se forse lo sai già. Nel tuo servizio hai parlato di Casa del Romano ed è proprio di questo luogo che ti voglio parlare, poiché tutti gli anni lì, a luglio, si svolge una bellissima iniziativa, “Festa della madre terra”. In quell’occasione arrivano dagli USA dei pellerossa che ballano, cantano e leggono poesie dei loro popoli oramai e purtroppo sterminati e/o isolati in inospitali riserve. Allego alcune foto, dell’edizione del 2013, alla quale ho partecipato con la mia famiglia.

Pubblicato per la prima volta il 4 ottobre 2017 su mentelocale.it

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