Marsiglia porto del Mediterraneo, Marsiglia un miscuglio di etnie, Marsiglia e i suoi odori. Marsiglia mi colpisce al cuore ogni volta che la vedo. Sarà perché mi ricorda la città dove ho scelto di vivere, Genova. Però è diversa. E in questo scarto nasce il mio innamoramento.
«Dall’alto dei gradini della stazione Saint-Charles, Guitou, come lo chiamava ancora sua madre, contemplava Marsiglia. “La grande città”. Sua madre ci era nata, ma non gliel’aveva mai fatta vedere. Malgrado le promesse. (…) Con le mani infilate nelle tasche dei jeans e una Camel tra le labbra, scese lentamente la scalinata. Di fronte alla città.
(da Chourmo Il cuore di Marsiglia)
Questa è stata la mia prima visione di Marsiglia. L’ho cominciata a percorrere grazie agli struggenti romanzi di Jean-Claude Izzo.
Ci sono stata la prima volta una ventina di anni fa, e mi sono innamorata:
- Del vecchio porto;
- del panorama della città, del mare e delle montagne da Notre Dame de la Garde, la basilica situata sulla collina più alta;
- del quartiere del Panier, con le sue stradine e i suoi vicoli, sa di porto. Non era pulito per niente, ma aveva un forte fascino;
- delle isole di fronte, tra le quali Château d’If, che si possono raggiungere in battello. Mi fermai su un isolotto, ero sola e felice, ma a un tratto venni circondata da un nugolo di gabbiani minacciosi. Evidentemente stavo camminando vicino alle loro uova;
- delle selvagge calanque, ci si arriva anche qui in battello: le più belle spiaggette di tutta la Francia meridionale: sono piccole insenature con pareti di roccia bianca che precipitano in un mare dai colori sorprendenti.
Sono tornata a Marsiglia un mesetto fa, ho scoperto tante altre cose, che vi consiglio:
- La scalinata della stazione che descrive Izzo è veramente stupefacente, con i suoi lampioni che puntano dritti al cielo;
- L’albergo dove sono stata ospitata, l’Intercontinental non è per tutte le tasche però è splendido. Era un vecchio ospedale semiabbandonato, ora è un hotel a 5 stelle. Simbolo della città, un po’ come la Tour Eiffel a Parigi, il Comune lo ha affidato ai privati, che lo hanno rimesso a nuovo. L’investimento è stato di 140 milioni di euro. Il panorama che si vede dalle sontuose stanze in alto è da urlo, con il vecchio porto e la collina di Notre Dame de la Garde, incorniciati nella finestra. Al tramonto è davvero una vista unica;
- Il vecchio porto è a due passi dall’albergo, non appena lo si raggiunge si vedono le case dall’altra parte e sembrano lì vicine, ma in mezzo c’è l’acqua. Si può raggiungere l’altra sponda con un piccolo battello, ma vi consiglio di percorrere la minuscola baia a piedi. Si incontra prima una grande ruota. Poi una tettoia a firma di Norman Foster, un grande specchio orizzontale, che poggia su dei pilastri snelli e che riflette chi ci cammina sotto. Da qui parte La Canebière, il viale centrale della città. Verso il tramonto si incontrano persone che fanno yoga vicino all’acqua, oppure che scendono dalle loro barche dopo aver fatto un giro alle isole;
- Il Panier, il quartiere un tempo malfamato, ora diventato tipico e turistico, con le sue scalinate, i palazzi antichi, le botteghe degli artigiani, le boutique, i murales, le piazzetta con le persiane azzurre, i baretti colorati, i tavolini all’aperto. Poi La Vieille Charité (1671), progettata da Puget per accogliere i poveri e i mendicanti e la cattedrale costruita tra il 1852 e il 1893;
- Il nuovo quartiere Euroméditerranée, di fronte al Panier. Marsiglia, capitale europea della cultura nel 2013, ha vissuto un momento di intenso rinnovamento. Questa zona a ridosso del vecchio porto è testimone della più grande operazione promossa dallo Stato francese dopo la costruzione della Défense a Parigi. Sono state recuperate aree industriali e quartieri degradati. Tra gli architetti che hanno collaborato al progetto Massimiliano Fuksas, Zaha Hadid e Jean Nouvel. Stefano Boeri ha firmato Villa Méditerranée, sul lungomare, che ospita percorsi incentrati sul ruolo del Mare Nostrum oggi. Di fronte alla villa c’è il MuCEM (Museo delle Civiltà d’Europa e del Mediterraneo), che è un po’ il simbolo di quest’operazione. L’edificio, progettato da Rudy Ricciotti, è ricoperto da calcestruzzo fibrato, che gioca con la luce. Una passerella sospesa nel vuoto porta al Fort Saint-Jean, e al giardino delle migrazioni, con un panorama a 360 gradi. Vi ricordo che a Marsiglia Le Corbusier ha dato vita a la Cité Radieuse;
- Il Museo del Sapone: un simpatico signore spiega come viene prodotto e poi ti fa mettere alla prova. Mi sono divertita (guarda fotogallery);
- Il Vallon des Auffes, una caletta sul mare, che assomiglia un poco a Boccadasse a Genova. Lì abbiamo mangiato la bouillabaisse, il piatto tipico a base di pesce.
Concludo con due considerazioni. Anche qui a Marsiglia i tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale hanno dimostrato una potenza organizzativa che va aldilà dell’immaginabile. Nel 1943 hanno evacuato 25mila persone per “ripulire” la zona dalla prostituzione e dal malaffare, che si basava soprattutto sulle bische e sul traffico di droga, radendo al suolo 1900 palazzi. Poi su una delle isole di fronte a Marsiglia hanno costruito un finto cimitero, che in realtà era una loro postazione, per non essere identificati e bombardati.
E ora in questi tempi difficili chi è contro l’Unione Europea provi a fare un pensierino: da quant’è che i Paesi d’Europa non si fan più guerra tra loro?
Buon viaggio e non abbiate paura a trascorrere le vostre vacanze in Francia, non facciamo vincere la logica del terrore. Marsiglia va vista almeno una volta nella vita.
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Pubblicato per la prima volta su mentelocale.it

































































