Il web ha sconvolto il pianeta, e ha cambiato la vita di molti, ad alcuni in meglio, come nel caso di Paola Razore del b&b da Beppe di Neirone. Siamo in uno posto sperduto della Val Fontanabuona. Fino a due anni fa nello stesso spazio, un bell’edificio tradizionale ligure, gestiva anche la Trattoria Bain e avevo già parlato di lei.  Ma ora si accontenta di dar da dormire a gente di tutto il mondo e ora vi spiego perché.

Così ho conosciuto Paola

Ce l’avete presente quanto è importante trovare un ristorante aperto nell’entroterra dopo che hai camminato per 13 chilometri nei boschi, e hai una fame che ti porta via?

Succede così che qualche anno fa, di ritorno dall’Alta Via dei Monti Liguri, dopo aver percorso il tratto Sella della Giassina-Barbagelata ed essere tornati indietro sui nostri passi, in una giornata umida, ci imbattiamo scendendo in macchina nel paese di Neirone.

Rimaniamo stupiti ma felici per la presenza di un trattoria. Accidenti la luce è spenta. Quante volte – anche se ancora aperti – i ristoranti dell’entroterra ci hanno cacciati senza cibo, con un inappellabile: «La domenica sera non facciamo ristorante se non riceviamo prenotazioni». Se proprio la devo dire tutta, mi è capitato anche domenica scorsa nel Parco Capanne di Marcarolo, in ben due trattorie, ma questa ve la racconto la prossima volta.

Ebbene, ci accorgiamo che la Trattoria Bain di Neirone ha una piccola flebile luce accesa, e noi bussiamo speranzosi al portone chiuso. Abbiamo freddo e fame. Ci apre la porta una signora, ci invita a sederci, non ci sono avventori, accende le luci della grande sala e ci dice, con un bel sorriso: «Se vi accontentate, vi do quello che ho».

Oddio, che gentilezza rara da queste parti, pensiamo. In un batter d’occhio, siamo già con il tovagliolo al collo e la forchetta in mano. Dopo mezz’ora, tra gli antipasti e i primi, ci sembra di averla conosciuta da sempre. Si chiama Paola Razore. Ci confida che poca gente del paese va a mangiare lì, perché lei è di Genova, una foresta. È un po’ rammaricata di questo. Non sanno quello che si perdono, penso, addentando il quinto raviolo.

In seguito, siamo andati altre volte, un fine settimana anche a dormire con una coppia di amici. L’ultima volta due anni fa con Elena, una cara amica milanese, che è rimasta intrigata dalla vitalità di Paola e entusiasta della qualità del cibo.

Ora il ristorante non c’è più, ma quell’accoglienza non la dimenticherò mai.

Paola ama vivere immersa nella natura

«Ho scelto di vivere qui perché amo moltissimo questi luoghi, la natura, le passeggiate in quota con vista mare, la raccolta delle erbe aromatiche. Momenti che mi ricaricano psicologicamente – mi racconta Paola – Mi piace l’idea di vivere in campagna, di condurre una vita con un ritmo più vicino a quello della natura: cogliere i cambiamenti legati alle stagioni, i profumi, la presenza di animali selvatici».

Paola qualche volta cucina ancora, ma per pochissimi che glielo chiedono. Vi giuro che quando aveva la trattoria ho mangiato delle cose straordinarie, degli ottimi primi. Gustosi anche gli antipasti di verdure, le torte salate, le crepes con erbe raccolte, i flan, i polpettoni, una specie di sfida, per dimostrare quanto le verdure siano eclettiche e possano essere la base di una cucina saporita e ricca. Ah, come vado d’accordo con questo tipo di cibo!

Così è nata l’idea del b&b da Beppe

Però il lavoro della trattoria la stancava mentre il lavoro del b&b da Beppe le piace tantissimo: «Da grandi risultati, forse è anche più adatto a me, mi diverto a dare consigli, organizzare gli itinerari per gli ospiti. Se vogliono andare al mare li depisto vero l’entroterra. Ormai parlo bene l’inglese perché lo uso di sovente e sto studiando francese. È un lavoro adatto a una persona socievole come me. Poi, in un entroterra dove la gente è sempre un po’ scontrosa, faccio un gran figurone. Ho mantenuto i contatti con tanti ospiti, che periodicamente mi scrivono o mi chiamano. Ad alcuni, i cui avi di Neirone sono immigrati più di un secolo fa, ho persino ritrovato i cugini».

Queste sono vallate chiuse, luoghi aspri e, ahimè, poco frequentati. Storicamente gli abitanti hanno sviluppato una certa diffidenza verso chi viene da fuori: «Anche nei confronti di una genovese come me. Ho imparato con grande fatica a conviverci, a decifrare ed apprezzare quei gesti di rude e maldestro affetto che mi arrivano. Devo dire però che dopo 12 anni non mi considerano più una foresta, ormai sono discretamente inserita, tollerata e anche benvoluta».

Grazie al web, e al b&b da Beppe ora è indipendente

Anche se ora la vita con i paesani non è più difficile come i primi tempi – quando aveva il ristorante non andavano quasi mai a mangiare da lei –  ora è autosufficiente perché, grazie al web, gente di tutte le nazionalità arriva fin qui. Vengono da ogni parte d’Europa, tanti francesi, tantissimi dall’est. I prezzi sono accessibili e poi tanti stranieri amano la tranquillità, nonché l’accoglienza semplice e familiare di Paola e del b&b da Beppe.

E gli italiani? «Vengono a dormire qui, perché è meno caro che sulla costa. Poi però alcuni si trovano veramente bene, altri meno, ad esempio il genere di milanese abbruttito che si porta appresso la nevrosi da velocità e divertimento in stile riminese. Recentemente una coppia proveniente dalla provincia bresciana si è fatta volentieri “depistare” dalla riviera al Monte Caucaso (meravigliosa gita n.d.r.) e sono rimasti contentissimi».

Mamma … li turchi: berranno vino?

Quindi se prima faceva un po’ di fatica ad andare avanti, come tanti ristoratori dell’entroterra, ora questi problemi sembrano alle spalle. E Paola non deve viaggiare per conoscere il mondo. «Tra i primi ospiti qualche autunno fa: prenotazione di due stanze dalla Turchia, con specifica richiesta di cena. Un po’ di agitazione. Saranno musulmani, cosa mangeranno? Vabbè mi organizzo per ogni eventualità. Mi trovo davanti una bellissima famiglia, la madre matura con i figli adulti e una nuora di origine armena e cipriota. Si abbuffano, maiale compreso, e bevono tre bottiglie di rosso. E mi invitano a casa loro in Turchia».

La coppia olandese che aspetta un bimbo

«Estate scorsa: giovane coppia olandese, lei di origine polacca, incinta di pochi mesi, con una graziosa pancetta. Vuole andare per boschi e le presto scarponcini e calzettoni e le suggerisco la gita sul monte Caucaso. Al commiato, dopo qualche giorno, le faccio gli auguri per la maternità imminente. A gennaio ricevo una mail con alcune foto del neonato, scattate in ospedale. Che gioia».

I lombardi che vogliono le tendine alle finestre

«Settembre scorso: una coppia lombarda, quarantenni dall’aspetto un po’ rigido. Due giorni dopo mi trovo una recensione su booking in cui lui lamenta l’assenza di tende in bagno, da cui peraltro si vedono solo boschi. Ironia della sorte, una settimana dopo, un ospite argentino, scatta una serie di foto dallo stesso bagno e le divulga su Facebook, esaltando la magnificenza della vista». Insomma, ormai a Paola Razore non le mancano più i paesani e forse potrebbe fare a meno anche degli italiani tutti.

È importante lo sviluppo del turismo

In questo momento Paola si sta impegnando per la rinascita turistica della zona, cercando di convincere la gente ad affittare le case. Si batte per la cura del territorio e dei suoi adorati sentieri. Si è pure candidata alle comunali, per avere un po’ più di voce su questi argomenti.

Ora Paola ci racconta la sua storia, chi è?

«Sono genovese, della Foce alta. Gioventù un po’ irrequieta e tanti spostamenti in varie città. Un lavoro che ho amato tantissimo, la disegnatrice orafa, che si è concluso dopo quasi trent’anni di attività per la crisi del settore – racconta – La vita familiare incentrata su un grande amore, trentennale, senza matrimonio, due figli nati intorno ai miei quarant’anni, anche lui (l’amore, dico) finito, o forse trasformato». Ora vive sola, e i figli sono volati via dal nido. Adele sta a Parigi: «Mi manca tantissimo, la settimana scorsa sono andata a trovarla, ho visto il suo passo mentre fendeva la folla, scuotendo i riccioli, ho sentito che era “nel suo”. Mi basta». Francesco vive a Montreal, dopo una lunga esperienza a Milano.

Siete depressi e stanchi della vostra vita? Alternative sane ce ne sono

Vive sola, ma circondata da gatti e fiori, nonché da gente di tutto il mondo: «Spaccio pezzetti di piante grasse a tutti i clienti, regalo la lavanda ai nordici, faccio annusare la maggiorana, insegno a riconoscere le erbette del prebbugiun. Tra un anno potrei andare in pensione, ma una vita d’ozio per ora non me la immagino».

Dico a voi che siete annoiati e depressi, mica siete costretti a continuare la solita vita se volete star meglio. Fate insieme a me gli auguri a Paola. E ricordiamoci tutti che vivere di sogni è bello, soprattutto se diventano realtà.

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La prima versione, ora cambiata, aggiornata e arricchita, è stata pubblicata l’8 giugno 2016 su mentelocale.it

 

 

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