Questo racconto è uscito nell’antologia Il forno di Realdo a cura di Loretta Marchi e dell’associazione “Realdo vive”, su iniziativa del rifugista Giampiero De Zanet.
Farei qualunque cosa per l’entroterra ligure, figuriamoci scrivere un racconto militante per un’associazione che si occupa di far amare luoghi come questo. Insieme a me altri 17 scrittori, alcuni professionisti, che narrano il borgo di Realdo posato come un’aquila in cima a una falesia. Lo scopo è far conoscere uno dei più affascinanti paesaggi montani, posto a chiusura dell’alta Valle Argentina, a più di 1000 metri di altezza.
Giacomo Revelli, La lingua della terra, una storia che parte da lontano e approda nel Ponente Ligure. È ambientato in valle Argentina, la valle dell’oliva Taggiasca, piccola e dolce, che spremuta ci regala un extravergine, tra i più apprezzati sulle tavole dei buongustai.
Una lunga tavolata pronta a raccogliere amici di tutte le nazionalità. Un bicchiere di Rossese appoggiato di fronte al crinale delle montagne che portano verso l’altrove. Una barriera di verde dalle mille sfumature che sale implacabile fino a Triora, un campanile romanico, tetti che scendono verso il labirinto dei carruggi, orti imbevuti dal sole, il pergolato con una vite che si arrotola intorno alle travi di legno, oggetti appesi che provengono da un passato di fatiche, pentole, vecchi lumi, ferri di cavallo, tende ricamate a mano, una vecchia madia. Sono a Molini di Triora in Valle Argentina. Case soprane. Il paese da quassù sembra rotolare a valle. La campana batte i rintocchi ogni mezzora, invadendo il silenzio. I torrenti piombano con fragore verso Agaggio, Badalucco e Taggia.































