Fin da adolescente, ho attraversato le notti infuocate dei furgari a Taggia per San Benedetto, ma ora per questioni di sicurezza si possono accendere solo dopo la mezzanotte. Per capire meglio cosa sono e come sono fatti, guardate le fotogallery in alto o il video qui sotto. Io li definirei così: strumenti artigianali di bambù che vomitano fuoco.

In un attimo tutto il vicolo va a fuoco, le scintille percorrono i suoi muri antichi, come un brivido. Non vedo più l’unica lampada che illumina questo budello, coperta dalle luce dei furgari, che esce come l’acqua da una fontana. Chi li tiene in mano fa volare verso l’alto strisce panciute di un chiarore accecante, come quelle di una fiamma ossidrica. E il fuoco corre verso il cielo.

I giovani accorrono per un rito che si perde nei secoli

Erano anni che non venivo a Taggia per la notte dei Furgari. Ho un ricordo netto di quelle serate trascorse durante l’adolescenza da un falò all’altro, bevendo il cancarone – vino locale dal gusto asprigno – da poco prezzo, offerto dai proprietari delle cantine aperte. Con centinaia di ragazzi sparsi tra piazzette e vicoli, che davano fuoco ai furgari. Ovunque, senza tregua. Ora non è più così. I falò ci sono ancora, ma la festa non ha più l’impatto di un tempo. Solo qualche anno fa c’era molta più gente, per non parlare di quando ero piccola io. Sono considerati pericolosi per l’incolumità e le autorità ne hanno vietato l’utilizzo, anche se vengono tollerati a una certa ora della notte e in luoghi ristretti.

Ecco come nasce la festa dei Furgari

Per chi non lo sapesse, questa festa ha profonde radici storiche. Risale al Medioevo, i saraceni stavano costeggiando con le loro imbarcazioni la costa alla ricerca di una cittadina da saccheggiare. E i taggiaschi, vedendoli all’orizzonte, ebbero questa idea geniale, sembra suggerita da San Benedetto: accendere falò in tutto il paese, per far credere ai pirati che la città fosse già stata messa a ferro e fuoco. Ed è così che nel 1625, il consiglio degli anziani e il parlamento di Taggia emisero un editto: la notte del 12 febbraio avrebbe dovuto essere festeggiata per sempre, con l’accensione dei falò in tutte le piazze. Poi si è aggiunta l’usanza dei furgari, che sparano scintille e aliti di fuoco in aria. Che negli anni Duemila sono stati vietati.

Chi non c’è mai andato, non può neanche immaginare cos’è

A molti taggiaschi viene il magone a pensarci: «Come il santo salvò Taggia dai pirati, garantisce l’incolumità di chi carica e spara i furgari la notte della festa. Chi non è mai venuto non può immaginare: canne di bambù aprirsi in un cono di luce; stupazzi partire e il fuoco abbracciare le persone, rivelandone l’anima. Ma tutti ne escono, senza un graffio, solo con una risata e un po’ di tachicardia.Perché costruire furgari è qualcosa che va fatto a regola d’arte». Chi parla è Giacomo Revelli, amico scrittore, che mi ha invitato nella sua cantina a mangiare sardenaira, torta di verdura, canestrelli e vino rosso, insieme a tanti amici, proprio sabato scorso.

Non è un reato festeggiare un santo

«Mio padre, mio nonno, non mi avrebbero mai insegnato a costruire i furgari se avessero pensato che potessero offendere. E poi, quando mai è stato un reato festeggiare un santo, abbandonarsi ad una tradizione popolare? E poi, qui si sta colpendo la vera festa, quella dei furgari, per favorire quella carnevalata del corteo storico. Rinunciando agli aspetti più liberi e dionisiaci, si rinuncia anche a capire e conoscere se stessi e il proprio passato. Taggia ne avrebbe così bisogno». Ho alcuni amici che partecipano come figuranti al corteo storico, che quest’anno avrà luogo sabato e domenica 23 e 24 febbraio. Però anche loro riconoscono che la vera festa, iniziata con l’editto del 1625, è quella della notte dei Furgari.

Lo stupore negli occhi dei ragazzi

Dopo aver mangiato e ben bevuto, chiudiamo la cantina e andiamo tutti in Piazza Grande, è passata la mezzanotte. Ed ecco che qui, in questo luogo un po’ più appartato e zeppo di giovani, partono i primi furgari e illuminano la notte del santo. Sì, viene un po’ di paura, ma passa subito, perché si viene catturati dall’atmosfera e dagli occhi stupiti delle centinaia di ragazzi e ragazze per questo miracolo che si ripete dalla notte dei tempi. L’età media è molto bassa e nel loro sguardo vedo la me stessa di allora.

Non è finita qui, tornando verso la cantina, in un vicolo ancora più nascosto, un gruppo di ragazzi e ragazze accende una ventina di furgari (vedi il video). Tutto avvolto dalle scintille il vicolo celebra il santo e il pericolo scampato. Lui è li che se la ride. San Benedetto, dico. Alla faccia dei divieti.

Versione aggiornata del reportage pubblicato per la prima volta su mentelocale.it il 15  febbraio 2017
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