Erri De Luca ama definirsi redattore di storie più che scrittore di romanzi: dal suo primo libro Non ora non qui scava nel suo vissuto. Leggendo le sue pagine, ripercorriamo le vicende della sua infanzia e adolescenza, i suoi affetti, le sue radici napoletane, gli anni della militanza e del mestiere di operaio, la sua passione per l’alpinismo, la frequentazione dei testi sacri. È stato sempre ostinato e contrario, lo dimostra il suo impegno sociale.

Nel giro dell’oca, uscito per Feltrinelli lo scorso ottobre, l’autore immagina un dialogo con un figlio già quarantenne, “estratto da me senza intervento di donna”. Incontro Erri De Luca a Parigi: è qui in occasione di una giornata a lui dedicata dal Museo d’Arte e di Storia del Giudaismo: «È il mio libro più sfrontato – mi dice – dove espongo di più la mia intimità».

“Senza essere padre, sono rimasto figlio, un ramo secco”: perché ha voluto scrivere sulla mancata paternità?

Non è una mancanza. Abito solo e sono visitato da presenze, che affollano il mio isolamento. Non è solitudine, ma un sentimento vicino alla poesia. Questa volta è arrivato qualcuno che non conoscevo, ma piano piano ho scoperto che era un figlio non avuto e già adulto.

Come ha vissuto il fatto che la sua compagna abbia abortito senza avvertirla?

È una questione del corpo femminile, che appartiene esclusivamente alle donne, in cui gli uomini non dovrebbero mettere né becco né bocca. Nel caso di una revisione della legge 194 sull’aborto, la votazione dovrebbe essere rimessa solo alle donne. Il contributo maschile, come dicono a Napoli, si limita ad essere “sangue in prestito”.

Cosa pensa di questo pontefice?

Papa Francesco ha un pessimo rapporto con l’autorità ecclesiastica e questo lo rende simpatico ai miei occhi. Il suo primo viaggio apostolico è stato a Lampedusa, città simbolo per i migranti. Ha scelto di non abitare in Vaticano. Pratica quello che dice mostrando fedeltà tra parole e azioni, virtù oggi insopportabile ai più.

La religione oggi è tornata a essere una pratica intima, di comunità. Si percepisce una certa insofferenza di alcuni politici nei confronti di questo pontefice, che criticano la sua autorità. Sempre più persone hanno disturbi di percezione della realtà, inventano paure, soffrono di un’irritazione senza causa. Nessuno parla più di pace.

Il sindaco di Riace, Domenico Lucano, e la serie tv di Fiorello bloccata?

Se qualcuno pratica la pace, come Mimmo Lucano, non se ne vuole parlare. Da quando lo hanno mandato in esilio, è diventato il sindaco di tutti, il sindaco degli italiani. Le persone che vogliono portare la pace sono ora considerate sospette e complici dell’immigrazione clandestina.

Lei ha una lunga frequentazione con la Francia.

L’ho attraversata in epoche diverse. Accolto come operaio negli anni ‘80, poi come scrittore. Provo una profonda gratitudine nei confronti di questo Paese.

E i Gilet Gialli?

Sono un’esplosione cutanea che ha capacità di contagio, ma non durata.

Con quale parola desidera concludere?

La parola coraggio è la più urgente, una parola da rianimare. A differenza della paura, il coraggio fa bene alla salute e previene dalle malattie. Oggi ne serve tanto. È una vitamina.

ROBERTA GREGORI

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