Da quando ho scritto, tre anni fa, questo reportage sulla via Francigena, il percorso è diventato sempre più rinomato e stanno aumentando i viaggiatori che si imbarcano in questa avventura, soprattutto in Toscana. Io mi sono divertita molto e ho ancora ben impressi nella mente le persone e i paesaggi che ho incontrato nel tratto da Siena a Ponte d’Arbia.

Ve lo ripropongo, insieme alle foto, sono ben 52 perché vi voglio bene. A volte le immagini parlano di più delle parole: per vederle basta far scorrere la fotogallery in cima, dove c’è la foto d’apertura.

Ero con un gruppo che ha fatto il percorso a piedi, io sono andata in bici, ma è stata un’esperienza fantastica lo stesso. Come adesso avevo appena preso una storta. Buona lettura.

In Toscana si stanno dando un gran da fare per recuperare e attrezzare al meglio la via Francigena nei suoi territori. Sono 15 tappe dal Passo della Cisa fino a Acquapendente,  380 km, 38 comuni attraversati, più di 1000 le strutture ricettive per ogni tasca. Un percorso che parte da molto lontano, da Canterbury in Inghilterra e arriva fino a Roma.

L’itinerario venne percorso nel 990 da Sigerico di ritorno da Roma. L’arcivescovo inglese descrive, in maniera precisa, le 79 tappe del suo itinerario verso Canterbury, annotandole in un diario. Allora le comode scarpe da trekking non esistevano.

Mi ritrovo a fare la pellegrina

Ed è così che una domenica mattina di aprile mi ritrovo a Siena, sotto l’arcata di Porta Romana, per fare la pellegrina. Direzione Roma, tappa di 25 km fino a Ponte d’Arbia. Il giorno prima mi sono presa una storta e allora decido di fare tutto il percorso con la bici elettrica. Un peccato perché così non posso conoscere bene le persone del mio gruppo, una fortuna così incontro persone di tutto il mondo e raccolgo belle storie.

A tutti i partecipanti viene distribuita la bisaccia con il pranzo al sacco. C’è anche l’ex assessora al turismo di Siena, Sonia Pallai, una donna entusiasta e piena di idee. È anche una maratoneta. Fan sfegatata della Francigena, oggi non a caso è con noi.

La nostra guida, Andrea Lombardi, lucchese, ci spiega subito che il suo bastone si chiama il Bordone del pellegrino. Si parte, anche io ho un compagno di viaggio ciclista, Andrea Tigli, che affitta bici elettriche e conduce i turisti in giro per Siena.

Incontriamo subito quattro canadesi, due coppie, vicino ai sessant’anni, che hanno incominciato il loro viaggio a Lucca e vogliono arrivare fino a San Quirico, percorrendo 20-25 km al giorno. Sono estasiati dal paesaggio: «Sembra di entrare in una cartolina. È tutto così bello qui!», mi confidano. Hanno proprio un’aria goduta.

Incontro un uomo bardato come un pellegrino di altri tempi

Troviamo la prima fontanella, ce n’è una ogni dieci km, aspettiamo il gruppo. Arrivano, si dissetano. Ripartiamo pedalando e sulla strada spunta un uomo solitario, con l’abbigliamento tipico del pellegrino di un tempo: bordone, cappello a larghe falde e mantello. Lo fotografo da dietro mentre cammina, non me la sento di disturbarlo con le mie domande. Ha un’aria assorta e sembra stia meditando.

I borghi sconosciuti sepolti nei boschi

Un poco più avanti il mio compagno di viaggio – Andrea Tigli – ed io ci fermiamo ad aspettare il gruppo in un bar. Incontro quattro trentenni di Parma. Lorenzo, Michele, Paolo e Andrea hanno intenzione di fare tutta la Francigena fino a Roma in diversi anni. Sono partiti da Fidenza. Ora hanno a disposizione solo tre giorni. Cosa li ha colpiti del percorso? «Soprattutto i borghi sconosciuti ai più, sepolti in mezzo ai boschi. Poi le persone che si incontrano nei luoghi più sperduti. Si percorre un po’ la storia umana del Paese». Sono impiegati nell’impiantistica. Ma cosa vi ha portato a fare questo viaggio? «Il desiderio di camminare, meditare e stare in compagnia. E poi contemplare la natura». Un ristorante che consigliereste ai pellegrini? «Da Benito ad Orentano, vicino a Lucca. Primi e secondi ottimi, il tutto a 28 euro».

Sulla Francigena la Silicon Valley berlinese

Mentre sorseggio il caffè ci raggiunge il pellegrino solitario. Si chiama Robin, è tedesco. Sta andando da Siena a Roma a piedi per festeggiare i suoi trent’anni, vuole arrivare nella capitale proprio il giorno del suo compleanno. In realtà è con altri due amici, ma la sera prima hanno fatto bisboccia fino a tardi nei bar di Piazza del Campo e questa mattina non ne volevano sapere di alzarsi presto, così è partito solo. È troppo simpatico, un personaggio, mi fa morire dal ridere con i suoi aneddoti, altro che pellegrino solitario. Si chiama Robin Eric Haak: è nientepopodimeno che il fondatore di Jobspotting, un imprenditore web di Berlino, la Silicon Valley europea. Anche wired ha parlato di lui.

I due amici dormiglioni sono Charles Von Abercron, anche lui tedesco, ma che vive a New York e Marvin Amberg di Monaco di Baviera, anche loro imprenditori del mondo del web. Sono nel mio, un ragazzo sveglio, con un piglio internazionale e idee chiare: «Mi piace molto la Francigena – mi spiega Robin – anche se servirebbero più infrastrutture e più ostelli. L’anno scorso abbiamo fatto il Cammino di Santiago, e quest’anno abbiamo scelto di fare un po’ di dolce vita in Italia».

La segnaletica è buona

È uno spasso Robin, ma dobbiamo riprendere la strada e lo saluto. In effetti qualche infrastruttura manca, per fare pipì in un posto dove non arrivino sguardi indiscreti è molto difficile, in questo tratto non ci sono né alberi né cespugli. La segnaletica però è buona per gli standard italiani, non ti puoi perdere. La stessa impressione che ho avuto alla Cinque Terre.

I tipi da Francigena

Ora stiamo pranzando appena fuori la Grancia di Cruna, nel medioevo era il granaio di Siena e di Santa Maria della Scala. Ne approfitto per chiacchierare un po’ con Andrea Lombardi, 41 anni, la nostra guida: «Ho scelto di fare questo mestiere perché non ne potevo più del lavoro in ufficio, ero un pubblicitario. Amo stare all’aria aperta e a contatto con la gente». Che tipo di persone scelgono di fare la Francigena? «Chi ha semplicemente voglia di fare una passeggiata o dello sport, ma anche chi cerca momenti di relax e un contatto con il proprio sé anche attraverso la meditazione. I pellegrini che lo fanno per motivi religiosi sono più o meno il 30%».

«La Francigena è in rampa di lancio. Sono stati aperti diversi ostelli sul percorso per dare ospitalità e altri apriranno – continua Andrea – Le persone che stai incontrando oggi sono dei pionieri, le presenze raddoppiano ogni anno e speriamo si possa arrivare ai numeri del Cammino di Santiago».

La Francigena è bella anche in bici

Faccio due chiacchiere anche con Andrea Tigli, di Siena Bike Tour, il mio accompagnatore ciclista: ha aperto l’azienda qualche anno fa. È una guida turistica e porta in giro le persone con le bici a pedalata assistita all’interno della città di Siena. Prima era responsabile dell’ufficio acquisti di un’azienda di impiantistica, che però è fallita, quando aveva 55 anni. Si è rimboccato le maniche ed è diventato imprenditore nel settore turistico. Inforchiamo le bici di nuovo ed ecco riapparire i canadesi. Donald, uno di loro, mi dice che vengono dal Quebec: «La Francigena è meglio del Cammino di Santiago. Sì sì, molto meglio. Perché c’è meno gente e poi perché in Italia il cibo è squisito. Scrivilo questo».

Incontro due ottantenni americani, sono antropologi

Stiamo per riprendere le bici quando, come un’apparizione, svoltano la curva due persone che sembrano avere un’aura intorno, sono due americani dell’Oregon, intorno agli ottant’anni. Hanno deciso di cominciare la Francigena al confine con la Svizzera, dal Gran San Bernardo. Sono partiti nel 2014 e la stanno percorrendo un po’ per volta. Nel 2016 hanno cominciato da Lucca e vogliono arrivare fino a Roma. Sono molto simpatici anche loro e lui parla italiano: «Siamo due antropologi, ma il vero genio è mia moglie». «Non avevo nessun dubbio», dico guardandola mentre se ne sta tutta silenziosa. In Italia si fanno chiamare Ciro e Anna, ma i loro nomi sono Anne e Keith.

La Francigena non è posto per wonder women o super men

Siamo quasi al termine del percorso e facciamo tutti una sosta in un capannone aperto dove sono custodite molte balle di fieno. Andrea la guida ci spiega un po’ la filosofia del camminare sulla Francigena: «Non è un posto per wonder women o super men. Mai sforzarsi troppo, altrimenti si crolla. Non bisogna fare più di 25 chilometri al giorno, con una media di 20. Sopra i 30, solo i super allenati». Poi, prima di ripartire ci fa fare stretching.

Dopo un po’ ci imbattiamo in un gruppo di belle case, esce fuori dall’uscio una signora che incomincia a raccontarci una strana storia di un ragazzo, un francese che è appena passato di lì e che sta andando a Roma a piedi. Ha saputo da poco di essere stato adottato e che il papà biologico è romano e sta cercando di ritrovare la pace con se stesso.

Robin

Ora siamo proprio alla fine, eccoci a Ponte d’Arbia, siamo usciti fuori dalla Storia per tornare rapidi nella realtà. Spunta di nuovo Robin, il folletto magico berlinese che ho incontrato più volte sul percorso. Ha già trovato un letto per la notte, chiedendo in giro. Non ha programmato niente prima di partire, vive all’avventura, proprio come nel Medioevo. E a me non può che venire in mente quanto sono diversi i nostri ragazzi italiani. Nel bene e nel male, io mi sento più vicina a Robin. Prima di compiere trent’anni ha fondato un’azienda internet che va alla grande e, in questo momento, sta percorrendo la Francigena senza ansie né paure. Forse alla ricerca di quello che non riesce a trovare nella bella e sempre più frenetica Berlino, un po’ di spazio tutto per sé.

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Versione aggiornata del reportage pubblicato per la prima volta il 27 aprile 2016 su mentelocale.it

 

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