Oggi mi è venuta in mente Margherita Hack

Giorni strani, irripetibili nella loro estrema diversità.
Giorni incerti, non si sa come andrà a finire.
Giorni calmi, silenzio intorno, tutto tace nelle zone residenziali.
Però là fuori per molti c’è l’inferno.
In questo contesto mi è venuta in mente Margherita Hack (Firenze, 12 giugno 1922 – Trieste, 29 giugno 2013) , le sue certezze, la sua cultura e determinazione. Una donna fortunata, che credeva in quello che faceva. L’ho incontrata più volte nella mia vita, le ho presentato la sua autobiografia, che parla dei suoi affetti, i suoi valori e le sue passioni, Qualcosa di inaspettato, i miei affetti, i miei valori, le mie passioni (Economica Laterza). Ora che le librerie sono chiuse, si trova però sul web, L’ho anche intervistata. Era un faro. Mi sembra una belle lettura in questo momento di sospensione.

Gli appunti per la presentazione del libro sono del 2004.

L’intervista cha segue è uscita sul Secolo XIX il 27 ottobre 2006

Buona lettura.

Qualcosa di inaspettato

Di Margherita Hack la prima cosa che si memorizza è il sorriso, un sorriso radioso che è il suo biglietto da visita. Chi l’ha vista durante tutte le sue apparizioni televisive, non può non essersi accorto di quanto Margherita Hack comunichi tenerezza, autorevolezza e serenità. Un altro intellettuale genovese ha un atteggiamento simile nei confronti della vita. Ed è Edoardo Sanguineti: entrambi arguti, sanno come porgere le cose e sanno comunicare serenità alle persone con il loro modo di affrontare la vita e di confrontarsi con gli altri.

Margherita Hack, una donna da imitare

Finalmente ho scoperto perché leggendo la sua autobiografia. È stata cresciuta a Firenze da due genitori che hanno rispettato le sue inclinazioni, non le hanno mai imposto niente, nonostante il destino delle le donne durante il fascismo fosse solo quello di diventare delle brave madri.

Sostenuta dall’affetto dei genitori

Per Margherita non è stato così. Ha avuto un’educazione laica, il papà ha perso il lavoro a causa delle sue idee e la piccola Margherita è cresciuta più con il padre che con la madre che doveva lavorare per mantenere la famiglia. Leggendo come ha trascorso la sua infanzia, mi pare di aver intuito, ma forse è solo una mia proiezione, che questa serenità le proviene dall’accudimento famigliare, dall’affetto da cui è stata circondata da piccola.

Davvero un compagno che ha fatto la differenza

Nel libro si racconta anche del suo compagno Aldo, il compagno di una vita che l’ha sempre sostenuta, anzi spinta a farsi strada come astrofisica. Un rapporto anche questo atipico se si pensa i tempi. Poi Margherita nel suo libro racconta di tutti gli animali che ha amato e sono tanti, cani, gatti, pappagalli che hanno scandito la sua vita. Tanto che è vegetariana, un esempio vivente che senza mangiar carne si possono fare grandi cosa nella vita.

Ha difeso la scienza dagli attacchi oscurantisti

Questi gli affetti e poi ci sono i valori: profondamente laica, antifascista, femminista, terzomondista, ha lottato insieme ad alcuni colleghi per una profonda democrazia dentro all’università italiana, soprattutto nel ’68. Ha sempre difeso la cultura scientifica da ogni attacco oscurantista.

L’astrofisica? Una scelta casuale

Le passioni anche quelle sono tante, forse tutte le cose che ha fatto l’hanno appassionata. E certo non ultima tra le passioni è l’astrofisica, una scelta casuale come capita spesso da giovani. Tant’è che dopo che le hanno messo in mano un telescopio, ha subito capito che quello sarebbe stato il suo mestiere, quello di indagare le stelle e le galassie, l’universo.

Dalla guerra all’Osservatorio di Trieste

Le prime osservazioni le ha fatte nella Seconda Guerra Mondiale durante i bombardamenti tra i tedeschi e gli alleati che si contendevano Firenze. Notti intere da sola, lei e il telescopio, con il gatto dell’istituto a farle compagnia. E il cielo immenso da scrutare per ore in piedi, o stesa per terra, o in cima ad una scala.
E poi i primi viaggi intorno al mondo chiamata da università straniere, in Olanda, in America e così via, ha avuto modo di confrontare la nostra cultura arretrata con quelle nordiche e riportare quelle conoscenze acquisite all’Osservatorio di Trieste che ha diretto per anni.

L’universo di Margherita Hack

Un’intervista dove racconta la sua vita: le biciclette, il matrimonio e le rivoluzionarie ipotesi sulle stelle confermate vent’anni dopo

L’astrofisica Margherita Hack è una donna fuori dal comune. Sprizza gioia di vivere da tutti i pori, anche quando racconta allarmata della tragica situazione delle ricerca in Italia, un problema che la attanaglia.

Occhi azzurri spiritati circondati da una zazzera bianca, arriva indossando tuta e scarpe da ginnastica. Quando ha iniziato ad occuparsi delle stelle – si è laureata nel ’45 – la scienza spaziale non esisteva ancora, si sapeva poco o nulla delle galassie.

Mai si sarebbe immaginata che gli esseri umani avrebbero messo piede sulla luna.

Un’educazione libera che le ha permesso di volare

«Da giovane la mia grande passione era lo sport. Mi piaceva armeggiare con le mani, creare modellini, smontare e rimontare la bicicletta». La sua infanzia è stata felice, un’educazione libera, gran bel rapporto con i genitori che non l’hanno mai ostacolata nelle sue scelte.

Ora racconta il momento più bello della sua lunga carriera: nel ’56 aveva fatto alcune ipotesi sulle stelle, andando contro l’opinione degli astronomi più autorevoli. Nel ’78 un satellite ha verificato che erano tutte vere: «Quando sullo schermo sono cominciati ad arrivare i fotoni, ho provato una grossa emozione. Erano passati ventidue anni!»

Una donna fortunata Margherita Hack

Come fa Margherita Hack ad avere tutte queste energie, sempre in viaggio, in città diverse a raccontare le sua vita dedicata alla scienza? «Ho avuto tante soddisfazioni. Sono stata fortunata. Non solo i miei genitori mi hanno donato tanta serenità, ma anche il mio compagno, stiamo insieme dal ’44. Ho sempre avuto una salute di ferro, anche se ora non posso più correre, cammino con il bastone e gli acciacchi si fanno sentire». Quest’anno ha compiuto 84 anni.

Margherita Hack, una pasionaria

Non solo astrofisica, ma anche pasionaria: «Il Novecento è stato il secolo dello Stato sociale, dei diritti dei lavoratori, della democrazia. Ricordo con gioia l’euforia del Dopoguerra, la ricostruzione, la partecipazione collettiva. Ora l’Italia sta vivendo un periodo oscurantista. Stiamo precipitando in un nuovo medioevo. Basti pensare alla Legge 40 sulle cellule staminali. Anche gli Stati Uniti non scherzano, con questa guerra alle teorie di Darwin. È assurdo che, chi non sa nulla di scienza, voglia interferire e imponga la sua opinione». Non nasconde a nessuno le sue opinioni contro tutti i fondamentalismi, quello cattolico incluso.

Le invenzioni più importanti del Novecento

Quali sono le invenzioni e le scoperte scientifiche più importanti del secolo breve? «La bomba atomica, tra quelle più atroci. Le scoperte della scienza medica, i trapianti e le medicine, tra quelle più importanti. È straordinario quello che sta facendo la biotecnologia, nonostante la Legge 40».

Ma non è solo quella legge a colpirla, ora si lamenta dei concorsi per gli amministrativi negli osservatori: «Devono piazzare la loro corte e ai giovani ricercatori non ci pensano». Non ci sono soldi per la ricerca, «però un dentista paga meno tasse di un metalmeccanico». E poi si scaglia contro gli strapagati manager di Trenitalia e Alitalia: «Pensare che io viaggio sempre in treno, ma ora è diventato faticoso anche andare al gabinetto. Per risparmiare sulle pulizie, ne chiudono uno ogni due».
Si alza appoggiandosi al suo bastone, si guarda intorno curiosa, si avvia verso l’ascensore, vorrei dirle ancora una cosa, cerco di raggiungerla, ma in un batter d’occhio ha già schiacciato il pulsante e se n’è andata via verso il suo prossimo appuntamento.

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