Ancora oggi si incontrano cittadini orgogliosi che il 25 aprile Genova sia stata liberata dai tedeschi senza che intervenissero gli alleati: sono giunti a cose già fatte.
Ricostruiamo le vicende: il 23 aprile del 1945, il generale Günther Meinhold, a capo delle truppe di stanza in città, chiede al cnl ligure (Comitato di liberazione nazionale) qualche giorno di tregua per raggiungere, con i suoi soldati, il generale Kesserling. In cambio promette di non bombardare le strutture portuali.
Comincia la battaglia dei genovesi
Una scelta davvero difficile per il cnl: se da una parte salvare il porto è fondamentale, dall’altra permettere ai due generali di ricongiungersi per difendere il Po rischierebbe di prolungare la guerra. Alla fine, il Comitato di liberazione decide di ribellarsi, con lo spettro di Varsavia rasa al suolo dai tedeschi, benché l’esercito russo fosse quasi in città.
La mattina del 24 aprile, prima dell’alba, partono i primi spari e la battaglia si diffonde in tutta la città, casa per casa, quartiere per quartiere. I partigiani con l’aiuto dei cittadini si impadroniscono del Municipio, della Questura, della strategica piazza De Ferrari e poi di tutto il centro.
Ai tedeschi rimangono il porto, la stazione Principe e una postazione su monte Moro, da dove possono cannoneggiare la città. I partigiani delle divisioni dell’entroterra stanno scendendo dai monti e gli alleati sono arrivati a La Spezia, ancora troppo lontani. L’autostrada non c’è ancora, e la tortuosa Aurelia con i suoi valichi e i suoi su e giù non è facile da percorrere per un esercito in guerra.
Il 25 aprile, Genova: i quartieri del ponente Voltri, Prà e Sestri vengono occupati dai partigiani. Il cnl ha già catturato settecento tedeschi, e ora è in una situazione di forza, per cui chiede a Günther Meinhold un incontro.
Si sceglie Villa Migone, nel quartiere di San Fruttuoso, residenza provvisoria del cardinal Boetto. Il generale tedesco arriva nascosto in un’autombulanza alle 13.30 e alle 19.30 firma la resa.
Villa Migone e la resa di Meinhold ai partigiani
Tutte le forze germaniche di terra e di mare alle dipendenze del signor generale Meinhold si arrendono alle forze armate del Corpo volontari della Libertà alle dipendenze del Comando militare per la Liguria. La resa avviene mediante presentazione ai reparti partigiani più vicini con le consuete modalità e in primo luogo con la consegna delle armi»: per queste parole e per questa firma sono morte migliaia di persone. Ma finalmente si è arrivati alla resa.
Il 26 aprile il partigiano Pittaluga, nome di battaglia del futuro senatore Paolo Emilio Taviani, dà così la notizia alla radio:
Popolo genovese esulta. L’insurrezione, la tua insurrezione, è vinta. Per la prima volta nel corso di questa guerra, un corpo d’esercito agguerrito e ancora bene armato si è arreso dinanzi a un popolo. Genova è libera. Viva il popolo genovese, viva l’Italia.
Un colpo di scena spaventa la città: il capitano della Marina tedesca Max Berninghaus si rifiuta di accettare l’atto di resa firmato da Meinhold e lo condanna a morte in nome di Hitler.
Il Führer in quei giorni ha ben altro a cui pensare: il 29 aprile si sposa con Eva Braun e il 30 si suicida nel suo bunker, in una Berlino ormai assediata dagli alleati.
I tedeschi in ritirata
Se le cose fossero andate diversamente, Meinhold avrebbe comunque rischiato una severa condanna. Nonostante ciò non sceglie di resistere fino all’ultimo, per evitare altre vittime inutili. I tedeschi in grado di combattere, però, sono pochi e il cnl ligure riesce ben presto ad avere il controllo della situazione. Verso sera i soldati della Wehrmacht sfilano in ritirata per la città, come ben raccontano le foto dove le truppe stanno scendendo ordinate in via xx Settembre, sorvegliate dai partigiani armati.
E gli alleati? Arrivano di sera, quando la città è tranquilla e già funzionano i tram. Sono fortemente stupiti. Ma Genova è una città speciale, chi sta leggendo se ne sarà reso conto.
Questa storia la sanno in tanti, ma ce n’è un’altra che è conosciuta meno. Villa Migone oggi è aperta saltuariamente per visite guidate, ma tutto l’anno pandemia a parte sono disponibili appartamenti per i turisti.
Sulle tracce di Meinhold
Un giorno della primavera del 2016, il responsabile della villa Davide Canazza vide arrivare un signore distinto, in là con gli anni, che parlava un inglese fluente. Era in compagnia della moglie e dei nipotini. Faceva tante domande e voleva sapere ogni particolare sulla villa e la sua storia. Prima di andarsene disse che era un lontano parente di Günther Meinhold ed era venuto a Genova per vedere il luogo dove il generale aveva firmato la resa.
Wilko, così si chiamava, se ne andò promettendo di tornare.
Un incontro davvero speciale
Nel frattempo, il Comune di Genova nel 2017 per le celebrazioni del 25 aprile invita a Villa Migone il celebre cantante inglese di origini italiane Jack Savoretti: suo nonno Giovanni era stato un partigiano e aveva partecipato all’incontro di Villa Migone.
Tra i presenti, anche la nipote dell’operaio Remo, il presidente del cln ligure: Tania Scappini. E non poteva mancare Wilko, che porta con sé un’altra nipote di Meinhold, Marianne Doering.
Chissà se mai i firmatari della resa avranno pensato che in un giorno lontano i loro nipoti si sarebbero incontrati in pace nello stesso luogo. Un evento che serve anche a ricordare quanto sia importante che l’Europa resti unita: parole di Jack Savoretti.
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Questa sul 25 aprile è solo una delle ottanta storie del mio libro Le incredibili curiosità di Genova (Newton Compton). Si trova in internet o in libreria.
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Nella foto: prigionieri tedeschi a Genova in piazza De Ferrari, il 26 aprile 1945.
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Se vi interessa la Resistenza, leggete anche la storia dell’eroica maestra partigiana Fausta di Sassello.
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