In bici a Genova, sì grazie. Ma anche in tutta la Liguria. Nella foto sono a Sanremo che colta dal molo vecchio è proprio bella.

Ho ancora i segni sulle ginocchia di tutte le botte che ho preso in bici da bambina. Una volta mi sono lanciata giù da una discesa ripida nei giardinetti di Ospedaletti, e mi sono piantata contro una palma. Non vi dico il dolore a estrarre le punte delle foglie di quel bell’alberello che non era certo lì perché io gli piombassi addosso.

I miei mezzi di trasporto

La bicicletta poi l’ho dimenticata nel cassetto della memoria, passando alla Vespa a 14 anni e all’auto a 18. A 22 anni ho deciso che non volevo più inquinare il mondo e sono andata a piedi, fino a che ho ricomprato un’automobile a metano, e ora una ibrida, che uso rigorosamente nei fine settimana, per raggiungere l’Appennino Ligure, o per i viaggi lunghi, mai in città.

La bici è uscita dal cassetto della memoria

Però nel 2010 ho riaperto quel cassetto, che è sempre stato socchiuso, e ho inforcato di nuovo la bici. Non solo durante le vacanze, ma come mezzo di trasporto nella città dove vivo principalmente: Genova.

In bici a Genova è una vera follia

In bici a Genova? Una follia, mi dicevano spesso. Una follia non andarci tutti, rispondo. D’estate con il caldo e d’inverno con più auto in giro non si respira certo una bella aria. Con la mia bici elettrica, emettendo pochissimo ossido di carbonio – quello che ci vuole a caricare la batteria – arrivo in dieci minuti quasi dappertutto, superando un dislivello di 150 metri. La mia bici è a pedalata assistita. Si ricarica con l’elettricità, va bene qualunque presa di corrente. E quanto sono felice di cavalcarla, faccio movimento, non impesto l’aria, e mi sento felice come quando ero bambina. E poi non cado più e tanto meno vado a sbattere contro le palme.

Tanti autisti di Suv mi importunano

Tutto così facile? No. In discesa non ho mai nessun problema, perché la bici va veloce, ma in salita è una via crucis. Le moto mi possono superare, tante auto ce la fanno anche, ma i Suv no. Lo sapete che mi mandano al diavolo?

Un simpatico signore qualche giorno fa mi ha pure urlato con la testa paonazza fuori dal finestrino: «Levati! Ti devi levare, capito?». Io che cerco sempre di mettermi più di lato possibile, mi sono messa in mezzo e ho rallentato. «Ti leviiiiiiiiiiiiiiii?». Io imperterrita, non ho risposto, ma ho proseguito sempre più lenta, certa del concetto che chi compra un’automobile, non si compra anche la strada. Che non c’è scritto da nessuna parte che le auto hanno più diritto di circolare delle bici.

Ma dove corriamo tutti quanti?

Lo sapete quanti metri è lungo quel tratto stretto, che percorro tutte le sere con il fiatone? Ebbene, cento metri. Cento stupidi metri. Ma dove corrono tutti quanti? E poi vi pare il caso di comprare Suv se abitate in una città ligure, con tutte queste strade tortuose in salita, che se si respira in due, manca l’aria? E se lo fate, con che diritto maltrattate i ciclisti?

In bici a Genova ti percepiscono come un impiccio

Ora è da un po’ che non succede, ma spesso sono anche le donne, magari mie coetanee, a strombazzarmi dietro allegramente. Per loro basta vedere una bicicletta e già ti percepiscono come un impiccio. Non si rendono neanche conto che, con la pedalata assistita, sono a volte più veloce di loro, perché, quando c’è coda, riesco a sorpassare tutti. E che vado in bicicletta per permettere un futuro ai nostri figli.

Sogno una qualità della vita migliore

Sogno una città piena di biciclette, che silenziose girano per le strade non inquinate, sogno persone contente di vedere circolare per le strade delle loro città biciclette di tutte le taglie, consapevoli del fatto che rendono l’aria meno inquinata, i rumori meno assordanti, la qualità della vita migliore.

Genova finalmente si sta svegliando

Ora anche grazie al Covid-19, Genova ci sta facendo un grande regalo, una vera pista ciclabile che attraversa gran parte della città e si inerpica nelle due vallate principali. Anche se alcuni cittadini, che non comprendono quanto sia utile alla salute di tutti andare in bici, si sono scagliati contro a quest’inutile restringimento delle carreggiate.

Pedalando in bici sulla ciclabile di via Venti

Nel 2015 venne progettata una striminzita corsia tutta dedicata ai ciclisti in via XX Settembre. Percorrendola, mi sono sentita una cittadina europea, ero orgogliosa di essere italiana, mi sembrava di pedalare per le vie di Copenaghen, o Berlino. Quasi tutti gli autobus se ne stavano al di fuori della ciclabile, meno uno, e gliel’ho fatto notare, con un cenno imperioso. Anche se lo spazio per passare c’era lo stesso.

Ma con tutti i colpi di clacson che mi devo sorbire quando pedalo in salita, nelle strade strette, appena un mezzo invade uno spazio tutto mio, non ho il diritto di vendicarmi gentilmente? Non devo scaricare in qualche modo tutta questa aggressività, che subisco tutte le volte che monto in sella?

Il poco spazio che occupano le bici è stupefacente

Poi è incredibile lo spazio che occupano sulla strada venti ciclisti o venti persone che prendono l’autobus. O venti automobilisti: scioccante. Da anni esiste anche un movimento che si chiama Critical Mass, composto da ciclisti che si mettono d’accordo per pedalare assieme. E di fronte alla “massa critica” le auto se ne fanno una ragione.

Voglia di bike parking

Vogliamo parlare delle rastrelliere per parcheggiare la bici, poi? Spero che la questione si risolva ora finalmente. Quest’anno ho insegnato da casa, ma negli anni precedenti non vi racconto la fatica per trovare un posto per lasciarla fuori dall’università.

Ho chiesto gentilmente se potevo portarla dentro qualche volta e un usciere me l’ha fatta nascondere in un angolo clandestino. Ma scherziamo? Un posto pieno di giovani e di futuro, dove non si può neanche lasciare la bici?

E allora mi-ci tocca legare le bici ai pali e alle inferriate, ma così si compete con i cagnolini che vogliono far pipì e si disturbano i pedoni, soprattutto i non-vedenti che usano i pali come punto di riferimento. Il problema è che, se la bici non la si lega bene, te la rubano. Che fare?

Ciclisti non attraversiamo con il rosso

Però devo dirne una anche contro i ciclisti: non attraversiamo con il rosso, è pericoloso, è contro il codice della strada, e poi ci accusano e ci odiano, che già ce l’hanno in tanti con noi. Un’altra cosa da sapere, che potrà stupirvi, in tanti Paesi europei le bici possono, per legge, anche andare contromano, per non dover seguire gli stessi percorsi delle auto e perché così sembra più sicuro.

Fai un giro in bici e guarda che ti passa

Però, però, però quanto è bello andar lenti, guardarsi intorno, sentire gli odori e i profumi, soffermarsi sulla bellezza dei tanti angoli delle nostre magnifiche città. E poi: perché rinchiudersi in palestra, quando muovendosi con la bici, si fa quel benedetto movimento di cui tutti vanno parlando? Tra trekking e pedalate, ecco che il nostro corpo è felice, dopo giornate passate davanti al computer. Sei incazzata-o? Prova a fare un giro in bici e guarda come ti passa.

Forse non tutti sanno quanto ha guadagnato in termini di turismo Sanremo, con l’apertura della ciclabile: lunga più di 24 chilometri, che costeggia il mare. Non voglio pensare a quanto sarebbe bello, se si riuscirà a portare avanti il progetto della ciclabile da Boccadasse alla Fiumara. Un sogno, forse, ma chi vive di sogni è già con i piedi in un futuro migliore.

In bici a Genova? Di corsa.

Sei di Genova? Firma la petizione

Ti si rompe la bici? Finalmente il CicloRiparo ha trovato di nuovo una casa per permettere ai suoi volontari di tornare a riparare le bici: è vicino ai giardini Luzzati. Riaprirà a breve, vi tengo informati.

Non è un negozio, è una ciclofficina, dove si impara a riparare la propria bicicletta con poco, utilizzando gli attrezzi messi a disposizione, si entra in contatto con gli altri ciclisti e si impara a vivere le città in un modo nuovo, lontano dal traffico, dalle automobili e dagli automobilisti. L’utilizzo del CicloRiparo è gratuito. Guarda la pagina Facebook.

Circolo FIAB Amici della Bicicletta di Genova. Associazione cicloecologista che si batte per un uso ecocompatibile dei mezzi di trasporto. Guarda la pagina Facebook.

Anemmu in bici a Zena, Andiamo in bicicletta a Genova: pagina Facebook creata da Gianluca Fontana.

Infine segnalo il neonato gruppo Facebook #genovaciclabile, che in poco tempo – dal 23 aprile – ha ottenuto un buon seguito.

Nel 2015 ho già pubblicato su mentelocale alcune considerazioni che trovate in questo articolo

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