Ecco come ho scoperto dove visse il grande esploratore norvegese Thor Heyerdahl. Da anni volevo uscire allo svincolo di Andora, sull’autostrada Genova-Ventimiglia. Sulla sinistra prima di uscire, il mio sguardo era attratto tutte le volte che ci passavo da un castello e una chiesa sulla collina, illuminati di notte.

Alla fine l’ho fatto. È stata un’ottima idea: il borgo che si raccoglie intorno a Andora Castello è molto accogliente, con case in pietra ristrutturate con cura. Mi metto a chiacchierare con la gente del posto e qualcuno mi ricorda che lì vicino c’è Colla Micheri.

Mi si accende una lampadina, mi viene in mente il mitico Thor Heyerdahl, antropologo ed esploratore norvegese, nato nel 1919 e morto nel 2002 a Colla Micheri. Aveva scelto di trascorrere gli ultimi anni della sua vita proprio lì, tra Andora Castello e il mare. Mi riprometto di andarci presto.

Thor Heyerdahl è ricordato soprattutto per aver attraversato, nel 1947, il Pacifico a bordo di una zattera costruita con materiali semplici, il famoso Kon-Tiki.

Il Kon-Tiki

Thor Heyerdahl, un anticipatore e un pioniere

Ecco alcuni suoi pensieri straordinariamente contemporanei: «Grazie allo studio del passato voglio dimostrare che siamo una sola razza sulla terra, e che dobbiamo imparare a vivere in pace e in armonia» oppure «Si chiama progresso quando una quercia secolare viene abbattuta per fare spazio per un cartello stradale?». In così poche parole la sintesi di una mente aperta, che in tempi non sospetti tocca problematiche oggi scottanti, come l’ambiente o il razzismo, nonché quello delle centinaia di migliaia di profughi che stanno facendo pressione ai confini dell’Unione Europea.

Mi imbatto nel museo Thor Heyerdahl a Oslo

Pochi mesi dopo, ad Oslo, scopro che nella penisola di Bygdøy proprio sul fiordo c’è il Kon-Tiki Museet, un’esposizione permanente a lui dedicata, con le sue imbarcazioni originali, le sue gesta ben descritte, foto e video che raccontano le sue straordinarie avventure, e tutti i folli itinerari da lui percorsi per mare.

Ormai lo sapete quanto mi piacciono le mappe e i percorsi. Esco dal museo, contenta di aver incontrato sulla mia strada un uomo di questo genere. E di aver conosciuto meglio la sua vicenda umana. L’ultimo pannello esposto recita questa frase: «Di confini non ne ho mai visto uno. Ma ho sentito che esistono nella mente di alcune persone»: una frase fulminante e attualissima.

Colle Micheri, un paesino straordinario rimesso a nuovo

Accade così che il mese scorso, mentre sto andando a Sanremo a trovare la mia famiglia, esco di nuovo a Andora, diretta a Colla Micheri. Mi accoglie un parcheggio tra i più ben tenuti, poi una piazzetta sorridente, e un cartello turistico che racconta come il recupero di questo minuscolo paese è partito grazie a Thor Heyerdahl.

Entro nella trattoria e chiedo quale sia la casa dove abitava, so che ci vivono ancora i parenti. L’oste molto gentile mi accompagna, suona il campanello, guarda se c’è l’auto della figlia, ma niente, oggi non ci sono. In compenso incontriamo un gruppo di ragazze che ci chiede di far loro la foto, proprio davanti al portone.

Pazienza. Ci consiglia poi di incamminarci sulla collina verso Capo Mele, dove sono custodite le ceneri di Thor Heyerdahl.

È bello essere qui in questo momento

Detto fatto, cominciamo a salire verso il crinale. Una pineta sul mare, con Alassio e la Gallinara che ci sbirciano tra gli alberi. La giornata è un po’ uggiosa, ma rende il pellegrinaggio ancora più intimo. Eccomi qui, ora, di fronte alla tomba di Thor, il suo nome inciso su una pietra, la sua data di nascita e di morte, e il Kon-Tiki sull’Oceano.

Le onde minacciose del mare e il cielo di un blu scolorito. I suoi resti sono inseriti all’interno di una cerchia formata da pietre, e guardano direttamente il mare e la baia di Alassio. Mi vengono in mente le parole che lui stesso ha scritto: «Ho passato la mia vita ad esplorare il mondo, ma quando giunsi in questo luogo non ebbi esitazioni: la mia casa sarebbe sorta in questo piccolo paradiso».

Ed è bello essere qui in questo momento, senza il sole cocente che ti scalda il cervello, vicino alla tomba di un uomo che ha attraversato gli oceani su fragili imbarcazioni. Con la volontà di dimostrare al mondo incredulo che gli esseri umani sono tutti uguali e che, già prima della scoperta delle Americhe, si muovevano per i mari, spinti dal desiderio di conoscenza. Lasciamo Thor e proseguiamo la camminata, in cima al crinale una torre saracena, poi un lungo percorso in piano, che giunge ad un nucleo di case nuove e scende verso una base militare con un gigantesco radar.

Thor Heyerdahl dà fuoco alla sua imbarcazione per protesta

Tra le tante avventure di Thor Heyerdahl ce n’è una che voglio ricordare, in particolare. All’età di 58 anni, con il Tigris, si mette in mare per una volta ancora, con l’intenzione di dimostrare che l’Egitto, la Mesopotamia e l’India erano in contatto fin dai tempi antichi. Una delle tante guerre del Corno d’Africa blocca il Tigris e la spedizione a Jibuti, proprio all’ingresso del Mar Rosso. Thor Heyerdahl dà fuoco (vedi foto in apertura) alla sua imbarcazione in segno di protesta contro la vendita delle armi da parte dei paesi ricchi ai paesi poveri.

Riposa in pace Thor Heyerdahl in cima a Colla Micheri, se fossero tutti come te non ci sarebbero più guerre, né profughi. Me ne vado via serena al tramonto, nella foschia di febbraio, contenta di essermi soffermata a meditare su tutto ciò che potrebbe essere, ma non è.

I libri di Thor Heyerdahl

Mi scrive Pier Guido Quartero, dopo aver letto il reportage:

Una delle mie passioni è la via romana che attraversa Genova e la Liguria in direzione della Francia.

Anni fa, ho avuto occasione di passare qualche giorno a Laigueglia, ospite di amici, e ho scoperto che lì la via romana si arrampica in alto e va a passare proprio dalla Colla Micheri, che è un posto recuperato benissimo e tenuto con grande attenzione.

Devo aggiungere che, per combinazione, quando ero bambino e, se ti veniva la scarlattina o il morbillo, dovevi startene a letto per diverse settimane, mio zio mi aveva regalato Kon Tiki, il libro pubblicato da Heyerdahl dopo la sua mitica esperienza nel Pacifico. Per me fu una rivelazione.

Una copia di quel diario di viaggio su una zattera di balsa dal Sudamerica alla Polinesia sta insieme a una ventina di altri libri in uno scaffale della mia libreria, sono quelli che non presto a nessuno perché alla fine qualcuno abbastanza stronzo da non restituire una cosa dichiaratamente preziosa per chi la dà si trova sempre.

Dopo, seguì Ra, il viaggio su una barca di papiro dall’Africa al Sudamerica, ma i tempi erano cambiati e un’impresa comunque eroica aveva ormai perso, per un lettore distratto come me, il suo aspetto favoloso. Leggeteveli, quei libri, per ritrovare una traccia di cosa potevano essere gli umani, e di come poteva essere il mondo, solo ottanta anni fa. 

Nella foto in apertura, Oslo: Kon-Tiki Museet. Gibuti 1977: Heyerdahl dà fuoco al suo Tigris per una protesta contro tutte le guerre

L’articolo è uscito per la prima volta mercoledì 9 marzo 2016

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