I tormenti della giovane Katherine Mansfield

Katherine Mansfield, grande scrittrice neozelandese, nel 1919 si trasferì a Ospedaletti nell’estremo ponente ligure, a pochi chilometri dalla Francia per curarsi dalla tisi. Una malattia terribile che la porterà alla morte 14 anni più tardi.

Il tempo è meraviglioso, come di seta. Qui sotto la gente fa il bagno, e l’acqua è così trasparente che si vedono le braccia e le gambe, quasi le dita dei piedi. Questa casa sembra appartenga alle fate, è un posto adorabile per viverci. E poi c’è il giardino, e la vista di Ospedaletti che è deliziosa

Katherine Mansfield era una donna tormentata, inquieta, mai appagata. Sempre in cerca di un luogo adatto per curarsi, riposare e scrivere. Sempre in viaggio tra Francia e Germania. Nonostante la malattia, riuscì a diventare una scrittrice affermata.

Nata a Wellington il 14 ottobre del 1888, morì in Francia a Fontainebleau, dove era entrata a far parte della comunità agricolo-teosofica del Gurdjieff. Aveva solo 35 anni.

A Londra frequentò il Queen’s College e, giovanissima, si sposò con un tenore. I suoi primi racconti uscirono su diverse riviste, tra cui “Rhythm”, della quale diventò redattrice. In quel periodo conobbe John Middleton Murry che sposò nel 1919.

Tra i suoi libri ricordiamo, “In a German Pension” (1911), “Prelude” (1916), “Bliss” (1920), “The Golden Party” (1922). Dopo la sua morte, il marito curò la pubblicazione di “The Dove’s Nest”, un libro di versi. E l’epistolario che racconta, tra le altre cose, giorno per giorno le emozioni di Katherine durante il suo soggiorno a Ospedaletti (Katherine Mansfield, Epistolario. Le lettere a John Middleton Murry, 1913-1922, Il Saggiatore, 1976)

Il soggiorno mancato a Lerici con D.H Lawrence

Katherine Mansfield, dicevamo, arrivò a Ospedaletti nel 1919, ma per colpa del marito John andò a monte un soggiorno a Lerici nel 1913 con David Herbert Lawrence e sua moglie Frieda von Richtofen. La mitica coppia infatti aveva scelto quell’angolo di Liguria selvaggia: raggiunsero via mare Fiascherino di Lerici per trascorrere tutto l’inverno e la primavera, dalla fine del 1913 al giugno del 1914.

Scrive John Middleton Murry: “Decidemmo di andare all’estero. D. H. Lawrence e sua moglie Frieda, che erano diventati nostri amici negli ultimi mesi della rivista “Rhythm”, insistevano perché si andasse a stare da loro a Lerici.

Eravamo molto tentati, ma ciò significava che avrei dovuto vivere con la piccola rendita di Katherine, perché in Italia non avrei trovato modo di guadagnare. Per me era una questione d’onore non essere mantenuto da Katherine. Ora penso fosse una maniera sbagliata di concepire l’onore e che Lawrence aveva un approccio migliore del mio ai doveri dell’amore”.

Così Katherine e John si trasferirono a Parigi dove lui pensava di guadagnare almeno 2 sterline a settimana, scrivendo recensioni di romanzi francesi sul “Times Literary Supplement”. Non riuscì nel suo intento e furono costretti a tornare a Londra.

Katherine Mansfield a Ospedaletti

Katherine Mansfield e John Middleton Murry partono dall’Inghilterra per raggiungere Sanremo il 14 settembre del 1919. Dopo 15 giorni di ricerche trovano una piccola villa a Ospedaletticasetta Deerholm – sulla collina che guarda il paese. E dove fino a pochi anni fa c’era l’hotel Madison e ora da tanto tempo un cantiere, che sembra non finire mai.

Ospedaletti oggi, cent’anni dopo

Il 2 ottobre John ritorna a Londra, lei rimane per curarsi la tisi nel dolce clima mediterraneo. La corrispondenza fra marito e moglie ha dato vita ad un prezioso epistolario dove Katherine giorno dopo giorno racconta le  sue esperienze, sensazioni, emozioni. Scrive:

Amo questa casa ogni giorno di più per qualche sua nuova grazia, così come il giardino dove trovo sempre qualcosa di nuovo e meraviglioso. Poi c’è la collina selvaggia, mai uguale, che appaga il nostro profondo amore per quello che è vero e antico in letteratura. Guardo alla collina, caro Bogey, e poiché non ho avuto un’istruzione classica, mi pare piena dello spirito di queste vecchie cose – il fico selvatico e l’ulivo, le bacche nei cespugli, e ciuffi di liquirizia … Questo è un luogo da amanti. Ecco passa una rondine. Sì, è fatto per gli amanti. Lo sai, non è vero? Sai fin da ora che io lo preparo per te. Lo guardo e penso: metterò delle tende di rete – e le ceste sotto la veranda saranno ceste di fiori.

La malattia non le permette di muoversi molto. Trascorre la maggior parte delle suo tempo nel giardino della villetta: “È stata una giornata meravigliosa: ho letto, scritto e dopo colazione mi sono addormentata in questa atmosfera da ponte di nave”.

L’Italia dei disguidi: un paese meraviglioso dove non funziona niente

Passano i giorni, giorni inquieti ma anche sereni, la natura e il clima mediterraneo a tratti sembrano giovare alla salute di Katherine. Ma il suo soggiorno non è tutto rose e fiori.

Katherine, nelle sue lettere, si lamenta più volte degli operai: “Ieri niente naturalmente, e oggi niente idraulico. Sta diventando una cosa dannatamente fastidiosa”. Sei giorni dopo il suo arrivo, riesce finalmente a lavarsi: “Gli operai sono andati via e l’acqua scorre. Il rumore dello scarico è musica rara”.

Anche la cameriera, di cui Katherine è entusiasta, dopo tre giorni sparisce. Per non parlare della lavandaia: “Mi sono presa un’arrabbiatura ieri sera. Dato che la settimana scorsa non c’era l’acqua, ho mandato il bucato a lavare. È tornato disposto meravigliosamente con sopra una piccola rete bianca e una rosa rossa. Lo portava sul capo la più graziosa vecchia, sembravo essergli simpatica. E sotto tutto questo un conto di ben 37 lire e 85 centesimi”. Ma non finisce qui.

Ci si mette anche il giardiniere che, a prima vista, le era sembrato molto simpatico, “un grosso cane grigio con berretto” che “fa delle meraviglie nel giardino”. Lui riesce a irritarla più che mai: “È andato via proprio ora. Mi ha imbrogliata”: la moglie voleva più soldi di quelli pattuiti.

Katherine sarebbe dovuta rimanere ad Ospedaletti fino al maggio del 1920, quando John l’avrebbe raggiunta e riportata a Londra. Ma a gennaio si trasferisce a Mentone. Non riesce più a resistere a causa del disservizio delle poste italiane, reso ancora più acuto dagli scioperi delle ferrovie: sola e malata ha bisogno più che mai delle lettere del marito e degli amici.

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