Lo scrittore inglese NicK Hornby, classe 1957, è un mito per molti lettori. Sa descrivere con abilità i rapporti umani, nonché la passione per la musica, i libri e il calcio. Uno spettro di argomenti così ampio che gli ha permesso di avere tanti fan tra uomini e donne, tra giovani e meno giovani.

Nick Hornby si sente uno fra tanti

Jeans e tee-shirt blu, sorride con semplicità. Non è spocchioso, né manierato. Nonstante la fama, si sente uno fra tanti. È rassicurante incontrare scrittori così. Appena uscito dall’ascensore dell’albergo, chiede se possiamo chiacchierare di fronte ad un portacenere, e allora usciamo sul terrazzo che dà sul Porto Antico.

Hornby ha fatto il botto nel 1992 con il romanzo autobiografico Febbre a 90, che racconta la storia di un tifoso dell’Arsenal. Nel 1995 ha consolidato il suo successo con un libro dove la musica fa la parte del leone, Alta fedeltà. «Troverei la vita impossibile senza libri». L’immagine di tifoso che gli si è cucita addosso dopo Febbre a 90 gli sta un po’ stretta: «Sono passati ben 15 anni, sono un uomo diverso ora».

Nick Hornby, da professore a scrittore di successo

Dopo aver frequentato il college, Hornby ha lavorato come professore: «Quando insegnavo agli adolescenti, non riuscivo a tenere la disciplina in classe. Ero il classico professore giovane, che faceva l’amicone perché voleva piacere agli studenti».

Ad un certo punto ha cominciato a campare con i libri, una grande soddisfazione davvero. Il rapporto che aveva con gli studenti un tempo è simile a quello che ha con i suoi lettori oggi:

Non sento alcuna distanza tra me e loro, odio incontrare scrittori che si sentono superiori alle persone che leggono i loro libri. In un certo senso mi sento come un politico: mi impegno a rappresentare gli interessi e le preoccupazioni della gente. Quindi sarebbe un disastro se cercassi di creare una distanza tra me e chi mi legge.

Ed è proprio vero, ti mette a suo agio, sembra di averlo sempre conosciuto, di stare chiacchierando con un vecchio amico.

Il lettore ideale di Nick Hornby è una donna

Uno dei momenti più belli della sua vita di scrittore è stato quando è andato a Chicago mentre stavano girando le scene di Alta Fedeltà: dalla solitudine della sua stanza dove aveva scritto le pagine del romanzo al set del film dove c’era un esercito di persone.

E poi racconta sorridendo di quella volta che ha incontrato sulla metro di Londra – era la prima volta che gli succedeva – una persona che stava leggendo un suo romanzo: «Non ce l’ho fatta a rimanermene lì, soffrivo, avevo paura delle sue reazioni e me ne sono andato».

Il suo lettore ideale – almeno così gli succedeva agli inizi della carriera – è una giovane donna con un partner e dei figli piccoli. E infatti è bravo a costruire figure femminili che convincono.

Lo stile di vita inglese è diverso da quello italiano

Basta leggere Un ragazzo per capire quanto Hornby sia attento e capace di descrivere le relazioni umane, con tutti gli stravolgimenti degli ultimi decenni: le donne che non sono più quelle di una volta, gli uomini in crisi e i bambini protagonisti come mai in passato.

Lo stile di vita degli inglesi è diverso da quello degli italiani, le coppie descritte da Hornby sembrano più libere: «Credo che per noi British sia più facile vivere i nostri sentimenti, anche se le nostre vite quotidiane sono ancora zeppe di incomprensioni, delusioni, esitazioni. Sono proprio questi i punti sui cui mi piace riflettere per poi scrivere».

L’Inghilterra è un Paese dove la religione è meno presente: «Da noi manca una chiesa che proibisca alcuni comportamenti, e credo che questa sia la ragione per cui dagli anni Sessanta in avanti il nostro atteggiamento nei confronti del sesso è diventato più rilassato.

C’è un’altra cosa che salta agli occhi: noi tendiamo a lasciare il nido famigliare molto prima, soprattutto chi, tra noi, è abbastanza fortunato da frequentare l’università.

Poche persone si iscrivono al college nelle loro città d’origine: un approccio profondamente differente che ci rende capaci di costruire con più facilità una relazione con il sesso opposto.

Non sto dicendo comunque che è meglio il nostro modo di vivere, anzi per alcune ragioni è anche peggio: abbiamo il più alto numero di teenager che rimangono incinta di tutta Europa».

Tutto per una ragazza: la recensione

Tanto leggero quanto impegnato, come nel suo stile, Tutto per una ragazza, romanzo di Nick Hornby: vale la pena inserirlo in valigia prima di partire per le vacanze.

È un viaggio nel mondo degli adolescenti che Nick Hornby sa descrivere come fosse uno di loro, come ha già dimostrato in Un ragazzo. Un romanzo fresco, che scandaglia il mondo dei nostri giorni con lo sguardo della nuova generazione.

Nick Hornby e i suoi personaggi

Nick Hornby, si sa, è un maestro, se è vero come diceva la sua connazionale Virginia Woolf un secolo fa, che uno scrittore, indipendentemente dal suo sesso, per essere un grande scrittore deve saper identificarsi con un uomo e con una donna. E anche con un bambino, o un adolescente, diremo noi.

Nick Hornby ci riesce benissimo. Con un linguaggio semplice, ironico, costruisce un romanzo che può essere letto da qualunque teen-ager. Racconta le vicende di Sam, un quindicenne come tanti, forse più sveglio della media, che più di tutto ama lanciarsi nella giungla d’asfalto a bordo del suo skateboard.

Sam lo skater

Il suo idolo è Tony Hawk, il re degli skater e usa il suo libro come fosse una Bibbia o l’oracolo di Delfi. Ha una madre giovane, anzi giovanissima, che lo ha avuto a sedici anni. L’ultima cosa che tutti vogliono in famiglia è che Sam ripercorra gli stessi passi dei genitori: se lo sono ritrovato tra le gambe quando erano giovanissimi e il loro rapporto non ha retto, e si sono separati.

Papà a sedici anni

E invece Sam ci casca. Ad una festa si lascia sedurre dalla bellissima Alicia. Dopo un rapporto simbiotico che dura qualche mese, i due cominciano ad allontanarsi. Ed ecco che Alicia scopre di essere incinta. Dopo una fuga di una notte – Sam prende il treno da Londra per Hastings con l’idea di scappare da casa – si prende le sue responsabilità. E diventa papà a sedici anni.

Una fissa che Nick Hornby ha da un po’ di tempo, quella delle mamme giovanissime nel Regno Unito. Ne aveva già parlato in un’intervista rilasciata a “Il Secolo XIX”: la Gran Bretagna ha il tasso più alto di gravidanze precoci in Europa.

Sam: un figlio è per tutta la vita

Dopo quindici anni dalla nascita, l’ottanta per cento dei padri adolescenti non ha più nessun rapporto con i figli. Una cosa che non piace al giovanissimo Sam che non ha nessuna intenzione di abbandonare il piccolo Rufus né ora né mai: «Io la vedevo così – spiega Sam – non sarei stato io a troncare i rapporti con Ufo. Avrei troncato i rapporti con mio figlio solo se Alicia mi avesse impedito di vederlo, se avesse cambiato casa senza dirmi dove andava. Quindi sarebbe stata tutta colpa sua».

Questa intervista e questa recensione sono usciti su Il Secolo XIX, nel 2007 e nel 2008.

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