Poilarocca: una nuova bella avventura in un villaggio abbandonato. Dopo essere scesi dal monte Frontè, siamo esausti. E ci concediamo una cena da Settimia a San Bernardo di Mendatica, nell’entroterra del Ponente Ligure. Finito di mangiare, il proprietario, Walter Gandolfo, comincia a raccontarci di quando, negli anni Ottanta, è andato a sciare nel deserto egiziano oppure di quando è caduto con il deltaplano sui tetti di Monesi, un tempo stazione sciistica.

Incontriamo l’architetto Giovanni Spalla

Arriva una coppia, e presto mi rendo conto che lui lo conosco, è Giovanni Spalla, l’architetto che ha restaurato Palazzo Ducale a Genova, insieme alla moglie Caterina Arvigo. Erano anni che non li incontravo. Abbiamo cominciato a chiacchierare ed eccoci di nuovo qui un mese dopo ospiti a casa loro a San Bernardo di Mendatica. L’ha progettata lui stesso negli anni Cinquanta, appena laureato. Gli attrezzi contadini appesi alle pareti sono stati recuperati da loro a Poilarocca, trent’anni fa. Li hanno salvati dalla distruzione, così come alcune squisite ricette che Caterina ci cucina per cena, raccolte dalla viva voce degli antichi abitanti. Architetta anche lei, ha lavorato per anni con Luigi Carlo Daneri.

Poilarocca casca a pezzi

Il giorno dopo, andiamo tutti insieme a Poilarocca (Puiarocca in dialetto), un paese abbandonato. Il suo nome significa ‘dopo la Rocca’, perché è vicino alle vette delle Alpi Liguri. Si tratta di un toponimo antichissimo.

A Poilarocca ci si arriva solo a piedi, si trova su un sentiero di raccordo dell’Alta Via, che parte da Mendatica e giunge alle bellissime cascate dell’Arroscia. (Avvertenza: le cose cambiano con lo scorrere del tempo, alcune peggiorano altre migliorano, ma i sentieri a volte franano. Informarsi quindi prima di partire. Qui il numero del Parco naturale regionale delle Alpi Liguri: 0183 753384. Meglio telefonare in settimana: buona camminata)

Nel 1980, insieme alla moglie Caterina Arvigo, su questo nucleo di case, abitate un tempo dai contadini e pastori di Mendatica durante l’estate, Giovanni Spalla ha pubblicato un libro, con tutti i rilievi e le proposte per il recupero.

Sono passati quarant’anni e ora la situazione di abbandono ha raggiunto un punto di non ritorno. Ormai non si può più fare niente, ci spiega con aria sconcertata Giovanni.

Il villaggio fantasma

Ebbene, pubblico oggi un fotoreportage di questa nostra giornata, e alcuni video dove Spalla racconta il suo rapporto intimo con questo straordinario villaggio. Poilarocca è stato abitato fino alla seconda guerra mondiale. Anche se una lettrice, Tiziana Belli, ci ha scritto che qualcuno ci abitava anche in tempi più recenti, suo marito nato nel 1951 ci trascorreva le sue estati da bambino.

«Nel tempo si è cercato poi di salire a mettere lamiere sulle case e di rabberciare la chiesa – spiega Tiziana – E la pro loco fino a pochi anni fa organizzava una spaghettata. I nostri tecci  – così si chimano nel dialetto locale le baite delle malghe intorno a Mendatica – hanno resistito, ma poi la mancanza di strade ha purtroppo avuto la meglio».

Se un tempo c’erano case, caruggi, fontane, forni e una chiesetta, oggi restano solo ruderi. Spalla è emozionato, erano più di sei anni che non tornava sui suoi passi e – come si vede nel video – il suo sentimento prevalente è l’amarezza. Guarda il video.

All’interno di queste abitazioni in pietra, si possono ancora vedere gli argani, che servivano per sorreggere i tegami. Il fuoco per cucinare veniva acceso direttamente sul pavimento.

Ormai non c’è più niente da fare

Gli chiedo se sarebbe ancora possibile intervenire e salvare il salvabile, ma no – scuote la testa – non ci sono più speranze per quelle case diroccate, hanno raggiunto un punto di non ritorno. Si tratta di murature troppo fragili, che andrebbero monitorate costantemente. (Se ascolti il prossimo video, alza il volume delle casse, è un prodotto artigianale, come la pasta fatta in casa). Guarda il video.

Anche la fontana del paese, un tempo ricca d’acqua, adesso è asciutta. «Se manca l’acqua, le città sono finite» spiega Spalla. Guarda il video.

E poi, cita l’amico Massimo Quaini, morto da poco e per decenni docente di Geografia all’Università di Genova, uno dei miei maestri – grazie a lui vivo con due mappe, una nel cuore e una nel cervello. Secondo Quaini, è giusto che il paese sia così com’è: severo e austero testimone della mutazione del paesaggio nella storia. Guarda il video.

Non siamo capaci a conservare la nostra storia

Ci congediamo da Poilarocca, visitando la chiesetta. Spalla indica l’abside, la decorazione a stucco, i semplici affreschi, fatti di colori caldi azzurri e gialli. E il tetto crollato, sei anni prima era ancora al suo posto. Tuttavia, ribadisce l’architetto, Poilarocca racconta la nostra incapacità di conservare le tracce della storia. Guarda il video.

Scendiamo a valle verso l’imbrunire, mi sembra di sentire bisbigliare gli abitanti di Poilarocca, vedo la fontana che trabocca d’acqua, le pentole sul fuoco, sento il campanaccio delle mucche, le donne che chiacchierano. M’immagino la bellezza del paesaggio di allora, ma anche le sofferenze e le violenze. Poilarocca non c’è più, ma c’è ancora, è un rudere. Ma Poilarocca lo sa, che non c’è speranza per lei. Ma almeno in quel silenzio e in quell’abbandono, tutto rimane, ma niente oramai sarà più come prima.

Con la collaborazione di Chiara Pieri

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Pubblicato per la prima nel 2012 su mentelocale.it

3 Comments

  1. Tiziana Belli Reply

    Buonasera
    ci sono parecchie inesattezze: intanto la malga Puiarocca è stata abitata in tempi molto più recenti, mio marito Celestino Lanteri, classe 1951 di Mendatica, trascorreva lì le estati della sua infanzia, con altri bambini del paese. Si è cercato poi di salire a mettere lamiere sui tecnici e di rabberciare la chiesa, la pro loco fino a pochi anni fa organizzava una spaghettata. I nostri tecnici hanno resistito, ma poi la mancanza di strade ha purtroppo avuto la meglio. Importante: nessuno di noi in paese ha mai sentito raccontare di incesti!!! E mi risulta davvero difficile crederlo, sia per l’anima ruvida e onestà della nostra gente, xhe perché si trattava di rifugi temporanei. E in ultimo: ognuno di noi sarebbe stato contento di riportarsi a casa a Mendatica gli antichi attrezzi di nostra proprietà, e non abbiamo mai digerito questo esproprio “per salvarli”

    • Mi scuso, mi sono accorta ora che il correttore mi ha scritto tecnici e non TECCI, il nome che noi diamo alle baite delle malghe intorno a Mendatica

    • Laura Guglielmi Reply

      Me ne ha parlato l’architetto Spalla. Ha letto il suo libro: su Poilarocca?
      Mi ha portato lui a Poilarocca. Per quanto riguarda l’incesto, probabilmente raccontava di un comportamento endemico nella civiltà contadina e non specifico di quel paese. Se vuole la metto in contatto con Spalla!

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