Fra una decina di giorni farò un salto in Valle Arroscia, a Ubaghetta, a trovare Stefani, la mia amica tedesca. A luglio spesso torna nella sua casa per le vacanze estive. Quella casa dove avrebbe voluto vivere. Per questo ho deciso di ripubblicare questo articolo che racconta una storia intensa, travagliata ma anche bella.
Tedeschi in Liguria? Anche se la amano, trasferirsi per loro non è facile per niente. Questa che vi sto per raccontare è la storia di una sconfitta per il nostro Paese. Ho conosciuto Stefani al Liceo Linguistico Deledda di Genova, negli anni Novanta. Veniva da Berlino, era lettrice di tedesco. Io supplente di spagnolo. Abbiamo fatto amicizia e ci frequentiamo ancora. Si era trasferita in Italia, comprando una casa in pietra che cadeva a pezzi a Ubaghetta, in valle Arroscia, un posto remoto in fondo ad una valle nascosta, in provincia di Imperia. Tutto il borgo era in rovina. Stefani ha rimesso in piedi la sua casa, innestando un processo virtuoso. Ora tutto intorno è stato rimesso a posto, e lingue di tutta Europa si incrociano in quei vicoli.
Dormire tra antiche mura che sussurrano il passato
Chi segue il mio spunto sa quanto ami l’entroterra ligure. Dormire tra quelle pietre che hanno dato riparo a esistenze faticose, in quegli spazi angusti dove generazioni di contadini hanno condotto vite di stenti. Le case antiche sanno raccontarti, sussurrando, le storie dei tanti senza nome, dimenticati dalla Storia. Quante serate invernali ho trascorso con Stefani a Ubaghetta, nella sua casa gelida, tutte e due attaccate al caminetto, con la legna da lei raccolta e tagliata a colpi di accetta. Si parlava di psicoanalisi, della bellezza dell’Italia, del rigore tedesco, dei campi di concentramento, della mafia, di arte e letteratura, bevendo il nostralino, il vino ruspante delle vigne lì intorno.
Da noi è difficile trovare lavoro anche per persone qualificate
La burocrazia del Bel Paese non ha permesso a Stefani di essere assunta al Deledda. Per gli stranieri, anche se dell’Unione Europea, avere posti di ruolo era un’impresa quasi impossibile. Ha provato a fare concorsi in diverse università italiane, l’ingenuità di chi non sa che le regole in Italia – per ottenere una cattedra universitaria – sono ben diverse. Ha cercato di organizzare mostre per i tanti pittori tedeschi, di cui è costellato l’entroterra del Ponente Ligure. Ne aveva parlato con un funzionario, che gli aveva promesso fondi, ma poi è sparito.
Allora? Ha deciso di tornare a Berlino, dopo dieci anni, dove ora insegna tedesco agli stranieri, donne mediorientali, profughi, italiani e bosniaci. Si diverte molto. L’abbiamo persa, insomma.
Un Paese inospitale il nostro, anche per persone qualificate, che avrebbero tanto da darci e insegnarci. Ora Stefani torna a Ubaghetta uno o due volte all’anno. Come me, è una gran camminatrice, nonostante abbia superato i 65 anni. Ce la godiamo a scorrazzare per l’Alta Via dei Monti Liguri che lì è vicina, a mangiare prodotti dell’orto, conditi con l’olio buono. E a bere vino rosso ruspante.
I berlinesi oggi stanno ospitando migliaia di giovani italiani, anche laureati, che non sanno come sbarcare il lunario in Italia. E noi non siamo neanche riusciti a trattenere una berlinese che ama il nostro Paese alla follia.
Sua figlia Laura ora vive anche lei a Berlino
Coraggiosa e piena di entusiasmo, Stefani, negli Anni Novanta, era approdata in Liguria con Laura, la figlia quattordicenne. Che poi si è diplomata ad Albenga e laureata anche in Italia. Laura, ora che è mamma, viste le mille difficoltà a vivere nel nostro Paese, ha fatto le valigie per Berlino. Quanto è difficile crescere i bambini nel Bel Paese, lo sanno in tanti, tutti quelli che ci hanno provato e ci stanno provando.
Sono andata a Ubaghetta da Stefani l’ultima volta a Ferragosto, abbiamo anche fatto una delle nostre grandi camminate dal Passo Teglia, fino al Colle di Garezzo, passando dal magico passo della Mezzaluna (guarda la Fotogallery).
Ora la casa di Ubaghetta è spesso vuota
Sto bene con Stefani. Per certi versi mi assomiglia. E vorrei fosse rimasta qui, ha tanto da dire e da dare. Sono queste le persone di cui l’Italia ha bisogno per uscire dal provincialismo che la corrode. E invece non è successo, ma io sono contenta che faccia parte della mia vita, me la godo con tutte le sue asperità tedesche. Nel frattempo, la sua casa di Ubaghetta, durante i lunghi inverni, nelle miti primavere e in autunno, è vuota. Il silenzio e lo scorrere del tempo, ora, sono tornati padroni di quelle mura.
La versione di Stefani Majer: lascio la parola a lei
Prima di leggere il suo racconto degli anni trascorsi in Italia, vi propongo questo video girato nel 2019 e prodotto dall’università popolare, per la regia di Gabriele Nugara, dove Stefani interpreta se stessa oggi, docente a Berlino.
Ho scelto di trasferirmi in Italia, perché volevo sperimentare un altro modo di vivere. Mettermi alla prova, vivere più a contatto con la natura. Mi piaceva l’Italia, il suo patrimonio artistico e la cordialità dei suoi abitanti. Avevo 41 anni, mia figlia 14. Una data unica, una combinazione 14-41, che non si sarebbe mai più ripetuta in futuro, un buon auspicio.
Volevo un cambiamento radicale. Vivevo da 20 anni a Berlino e sapevo parlare bene l’italiano, lo avevo imparato frequentando corsi in una scuola di lingue a Firenze. Lì mi sono innamorata di un uomo, che un bel giorno è arrivato a Berlino. Mi ero licenziata dal mio posto fisso in un liceo e lavoravo per la radio, dipingevo, insegnavo musica all’Università Popolare di Berlino. Lui, dopo nove anni di convivenza, se ne è tornato a vivere a casa di sua mamma. E, io, due anni più tardi, ho preso la decisione di trasferirmi in Italia.
Volevo crescere e trasformarmi
Nel frattempo, avevo comprato un rustico nell’entroterra, tra la provincia di Savona e quella di Imperia, in una frazione di Borghetto d’Arroscia. Il posto si chiama Ubaghetta. Solo più tardi ho intuito il vero significato del nome: l’ubago è il posto dove non batte mai il sole. “Dal fondo dell’opaco io scrivo”, come dice Italo Calvino. Io lo interpreto così: per evolversi, c’è bisogno dell’Ubago. Insomma, non volevo solo cambiare luogo di residenza, ma anche trasformare il mio modo di esprimermi.
Tutto quello che amo della Liguria e dell’Italia
Mi sono innamorata dei tramonti e delle albe, dei riflessi sulle onde blu. Ciliegie, pesche e vigne, intorno a me. Vino ed olio del contadino. I ravioli con la borragine. E poi le camminate sull’Alta Via dei Monti Liguri o le cenette sul terrazzo, con i miei amici, le belle risate mentre il sole tramonta. La vecchia mulattiera per Il Ciai, il sentiero nel bosco per Ubaga, sedermi vicino allo stagno, o sulla riva di un ruscello per osservare salamandre, girini ed altri insetti in fase di metamorfosi. Dell’Italia amo la lingua, i suoi modi di dire, la biennale di Venezia, la laguna. Le città antiche, come Siracusa. Fare una bella nuotata. Il mare di sera, ovunque sia.
È difficile vivere in Italia
Le prime sfide non si sono fatte attendere: il rustico venne ristrutturato male. Appena finiti i lavori, già pioveva dentro. Ero disperata. Grane sopra grane. Discussioni e minacce, con i manovali maschilisti. Mi sono rivolta ad un avvocato. Alla fine, mi hanno restituito una parte dei soldi. Pensavano di farla franca con una tedesca e per di più donna.
Ho conosciuto un paesano, che è diventato il mio compagno, anche se poi ci siamo lasciati. Cacciatore accanito, come tutti i contadini della valle. Di mercoledì e di domenica, sentivo abbaiare i loro cani in giro per il bosco. Incontravo persone in divisa, con le cartucciere, come se fosse appena scoppiata una guerra. Poi durante la cena dei cacciatori, raccontavano le loro scorribande. Mangiavamo il fegato del cinghiale appena ucciso. Ero curiosa di sapere, ma allo stesso tempo inorridita da quel tipo di usanze.
Mia figlia, invece, frequentava il liceo scientifico ad Albenga. Così abbiamo dovuto affittare per anni appartamenti diversi, fino a luglio perché durante l’estate i prezzi salivano alle stelle. Non era una vita facile.
Avevo trovato lavoro in un vivaio d’Albenga, tenevo i contatti con i clienti tedeschi. Faceva un freddo cane là dentro, i fiori dovevano essere refrigerati. Ero sistemata in un piccolo sgabuzzino e stavo al telefono tutto il giorno, con i garden-center in Germania. Dopo un po’ ho mollato e ho fatto la cameriera in un locale, in una bella piazza di Albenga. Sentivo di continuo gli sguardi che mi saltavano addosso. Non mi piaceva per niente.
Poi sono stata assunta in un liceo di Genova, anche lì è andata male
Alla fine ho trovato un posto, come lettrice di tedesco, nel liceo linguistico “Grazia Deledda” di Genova. Mi piaceva quel lavoro, il centro storico della città, i suoi musei, il porto, le fortezze sui monti. Di pomeriggio tornavo ad Albenga per aiutare mia figlia, con i compiti. Era adolescente. Tra il lavoro a Genova, la mia casa a Ubaghetta e l’appartamento ad Albenga, andavo su e giù come una matta. Non sono riuscita a convincerla a trasferirsi a Genova, perché nel frattempo era arrivato il primo ragazzo, non c’era niente da fare. Continuavo a far la pendolare.
Dopo quattro anni di lavoro, sono stata sospesa da un giorno all’altro. Per fare il mio lavoro, ora si doveva avere una laurea italiana. Non bastava aver studiato in Germania e essere madre lingua tedesca. Negli anni seguenti è stato un calvario trovare lavori decenti. Ma dovevamo mantenerci. Per un periodo, ho fatto anche avanti e indietro da Verona, dove avevo trovato un impiego, presso l’istituto di Cultura Italo-tedesco. Di sera, sola nella mia stanza, cominciavo a pensare che era meglio tornare a Berlino. Ho cominciato a sentirmi nauseata di me stessa.
L’ultimo deprimente tentativo
Ho fatto ancora un ultimo tentativo, come curatrice di una mostra, nel castello di Garlenda, con i pittori tedeschi che vivevano in Liguria. Ho parlato con le istituzioni, mi hanno detto di raccogliere il materiale e di preparare l’esposizione. Ci sono stata dietro a lungo, i pittori erano molto contenti di questa iniziativa ed io pure. Solo che all’improvviso il responsabile istituzionale è sparito dalla circolazione. Non l’ho più rintracciato. Avevo lavorato per mesi. Che vergogna! Ho fatto una pessima figura davanti a tutti i pittori tedeschi.
È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Mia figlia aveva superato la maturità, con ottimi voti e si era spostata a Nizza per studiare all’università. Ero fiera di lei, il nido però era vuoto, ero senza lavoro e abbastanza sola.
Alla fine sono tornata a Berlino
Sono tornata a Berlino, avevo 49 anni e ho trovato quasi subito un lavoro, più professionale e soddisfacente, di tutti quelli che avevo fatto in Italia. Mia figlia Laura è rimasta in Italia ancora 10 anni. Adesso, ha una figlia di cinque anni e vive a Berlino. Ha preferito farla nascere qui. Mia nipotina Marlene parla entrambe le lingue e il papà è italiano.
Continuo a venire volentieri in Italia, per le vacanze. È ormai diventata una parte insostituibile di me. La Ubaghetta di allora non esiste quasi più. Le vecchie case sono state ristrutturate alla perfezione, da persone di tutta Europa, che le hanno comprate. I vecchi contadini e molti pittori tedeschi di allora riposano al cimitero. Il mio rustico si affaccia su un parcheggio, spesso gremito, i fuoristrada diventano ogni anno più voluminosi, tutti parlano di smartphone e internet. Non si sente più il dialetto, né i modi di dire di una volta. Parliamo inglese da un terrazzo all’altro, tra vicini. L’Ubago non esiste più.
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Pubblicato per la prima volta il 14 settembre 2016 su mentelocale.it


























12 Comments
Sicuramente dispiace a tutti per Stefani.
Ma la vita in Germania per gli Italiani che studiano e lavorano è tutta rosa e fiori?
Decisamente no. E lo dico per esperienza personale. Persone scontrose, razziste, che ti trattano spesso come dei loro subalterni e come dei poveracci.
D’altra parte ci sono anche un sacco di esperienze positive. Forse non si dovrebbe generalizzare cosí tanto?
Certo, non si può generalizzare e ognuno racconta la sua esperienza. Ora Stefani a malincuore ha venduto la sua casa sulle montagne liguri!
Ciao Laura,
Grazie per questa bella pagina, di vita vissuta. L’Italia é un paese fantastico. Mi dispiace che hai trovato delle difficoltá. Sono contento che continui ad amarlo. Il nostro é un paese stupendo, il tuo amore sará in qualche modo contraccambiato.
Un caro Saluto
D.L.
Caro Dimitri, spedisco il tuo messaggio a Stefani!
Bellissimo pezzo di vita raccontato in modo coinvolgente….interessante accogliere il punto di vista di una persona non italiana, ti apre davvero la mente e ti rendi conto di quanto i tuoi pensieri siano condizionati da preconcetti nati dal luogo in cui vivi!
Grazie!
Giovanna
Cara Giovanna,
sono contenta ti sia piaciuta la storia di Stefani. Siamo ancora amiche. Per la prima volta l’anno scorso non è scesa a Ubaghetta, per colpa della pandemia. Ci sono andata io a potarle l’immenso glicine.
Grazie per avermi letto!
Bella, letta tutta d’un fiato, che tristezza mi ha preso
Grazie Andrea! Conosci qualche tedesco che vive in Liguria?
Cara Laura
Cosa posso dire, , l’Italia è gli italiani!,
ho girato mezzo mondo e sempre mi sono sentito a gusto, sia USA, Siria, Francia, UK,
etc, etc..
Devo aggiungere che ho un certo spirito di adattamento he di certo aiuta, però non mi ha aiutato nei vari spostamenti nel mio stesso paese, a volte mi chiedo perché da Milano a Modena i locali ti chiedono, “ma tu non sei di quà”, come se venissi dagli antipodi, solo c’era un divario di 200 km.
Lascio a te capire e interpretare chi siamo.
Sono Italiano e lamento la nostra attitudine,
per fortuna non la comparto, per me lo straniero è fonte de notizie, modi di pensare diversi, in poche parole di arricchimento.
Non aggiungo altro vivo meglio all’estero.
Un saluto a te e a Stefani
Dove vivi? Anch’io ho abitato per un lungo periodo a Londra
A Genova
Ne sono contenta 🙂