Non è ancora stato riaperto lo spettacolare Sentiero degli Alpini nel gruppo montuoso Toraggio-Pietravecchia situato nel comune di Pigna (IM), nel Parco Naturale Regionale delle Alpi Liguri.

Quando si potrà ripercorrere il Sentiero degli Alpini?

Dopo anni di chiusure di diversi tratti, fino ad arrivare all’interdizione totale del percorso, c’è ancora da aspettare. Però non si potrà percorrerlo se non con una guida alpina.

L’ente Parco Alpi Liguri ha confermato che i lavori di sistemazione del Sentiero degli Alpini sono ancora in corso. Sul tracciato permane l’assoluto divieto di transito, come già stabilito in diverse ordinanze emesse dal Comune di Pigna. Il divieto rimarrà in vigore fino alla comunicazione ufficiale della riapertura del percorso.

Nella speranza che riapra presto, voglio raccontarvi la mia personale esperienza. Ho percorso questo sentiero quando era ancora aperto, e forse ricordarlo può aiutare a tenere viva la memoria.

La mia prima volta sul Sentiero degli Alpini

Settembre 2016

Io avevo paura, una paura da morire a fare il Sentiero degli Alpini, in Liguria al confine con la Francia. Da anni cercavo di convincermi, consultavo guide alpine, passavo in rassegna video su YouTube, e mi spaventavo sempre di più. Però il desiderio era così forte, tant’è che il mese scorso ho avuto la bella idea di proporre ad un gruppo di amici di inerpicarci fin lassù, ed hanno accettato entusiasti. Ormai non potevo tornare indietro.

Monti Toraggio e Pietravecchia, due nomi che mi ronzavano per la testa da troppo tempo. Le Piccole Dolomiti Liguri, dove vivono le marmotte e fioriscono i rododendri a venti chilometri dal mare. Siamo vicini a Pigna e a Triora, a Badalucco e Dolceacqua, tra le valli Roja, Nervia e Argentina.

Chi ha costruito il Sentiero degli Alpini

Un po’ di storia: tra le due guerre mondiali, gli alpini hanno scavato un sentiero, sospeso nel vuoto, intagliato nelle fragili rocce del Pietravecchia e del Toraggio. C’era già un percorso che, prima della Seconda Guerra Mondiale, era ancora in territorio italiano ­ma era dall’altra parte, e lì si poteva essere visti dai francesi, pronti ­secondo Mussolini­ a far fuoco su soldati e muli dell’esercito italiano. Un’impresa eroica, scavare nella roccia e aprirsi una strada nello strapiombo, che un po’ mi ricorda – con le dovute proporzioni – ­ la ferrovia scavata nell’imponente e tenebroso Eiger, che porta sulla Top of Europe in Svizzera.

Insomma se sono qui a raccontarvelo, vuol dire che non son precipitata giù nell’orrido. Le foto scattate mentre percorrevamo il Sentiero degli Apini non le ho fatte io, ma i miei compagni di viaggio. Ero troppo impegnata a salvare la pelle, per pensare a documentare la scampagnata, chiamiamola così.

Come si arriva al sentiero degli Alpini

Come si arriva: uscendo dal casello dell’Autostrada dei Fiori a Taggia e percorrendo la Valle Argentina, si prende a Molini di Triora il bivio per Carmo Langan e poi si prosegue per Colle Melosa, dove ci sono il Rifugio Allavena e la Locanda Colle Melosa. Lì si lascia la macchina e si prende lo sterrato per il Rifugio Grai. Più avanti si incontra la Fontana Italo e da lì incomincia il percorso che porta al Sentiero degli Alpini, scavato nelle pendici del Pietravecchia.

Paura vera

L’ho fatto praticamente a occhi chiusi, mi hanno detto i miei compagni di viaggio che il panorama da lì era stupendo. Beh, qualcosa ricordo anche io e devo dire che hanno ragione. Si arriva quindi alla Gola dell’Incisa, che è tutta franata. L’abbiamo scalata, con gli scarponi che scivolano su sassi e massi, ma non abbiamo continuato il sentiero alle pendici del Toraggio, perché un cartello avvertiva che è franato in più punti.

La gola è al confine tra Italia e Francia: proseguire nella parte italiana come dicevo ­ è proibito, anche se abbiamo incontrato due cinquantenni paonazzi, che l’avevano appena fatto: «Mai più, ci sono tre punti in cui devi andare in punta di piedi sullo strapiombo e non ci sono neanche le cordicelle».

Noi abbiamo abbandonato l’idea di proseguire, anche se sono sicura che se lo rimettono a posto, mi ci fionderò. Abbiamo preferito raggiungere il Passo della Fonte Dragurina, dalla parte francese, percorrendo la mia amata Alta Via dei Monti Liguri, che per questo tratto è appunto oltre frontiera.

La locanda Colle Melosa

Poi siamo tornati indietro fin quasi al rifugio Grai, per arrivare di nuovo a Colle Melosa. Conosco Pierangelo Borfiga, proprietario della Locanda Colle Melosa, che gestisce insieme alla moglie Laura Lai.

Ha un coraggio da leone, ha riaperto questo gioiello di famiglia, chiuso dal 1995. A spingerlo la passione e l’amore per Cima Marta, il Pietravecchia e il Sentiero degli Alpini. E per un posto che fa parte del suo immaginario infantile. Come del mio, penso, ma non glielo dico. Sì, ci venivo da piccola con mamma papà e i loro amici a mangiare. Finalmente riesco ad assaggiare i Barbagiuai di Camporosso (Val Nervia), che sento nominare da sempre, una specie di frittelle di zucca, mi perdonino i gourmet per una descrizione così frettolosa.
Melosa non è solo una meta estiva, d’inverno si può fare sci di fondo. Una cosa mi è piaciuta di Pierangelo, mi parla bene dei gestori del Rifugio Allavena, lì di fronte, e dei rustici proprietari dell’agriturismo Il Rifugio giù a Carmo Langan. L’unione fa la forza.

Il rifugio Allavena e l’agriturismo Il Rifugio di Carmo Langan

Quindi vado a mettere il naso nel Rifugio Allavena. Stanno preparando la cena, per un gruppo di ciclisti che è arrivato da Monesi, passando per il Saccarello: «Stamattina abbiamo visto tanti camosci che stavano andando a bere giù al lago di Tenarda – mi raccontano – E poi c’è una volpe in cerca di cibo che ci viene a trovare tutti i giorni»

L’agriturismo Il Rifugio di Carmo Langan invece è gestito da mamma Joset (francese) ­ e da papà Marco (piemontese), insieme ai figli Daniele e Gianmarco. Hanno un carattere ruvido, da montanari d’altri tempi. Ispidi e scontrosi, ti devi dar da fare per conquistarli. Per fortuna c’è l’arguta Joset che smussa gli angoli. Ulteriori informazioni sul Sentiero degli Alpini, sulla locanda Colle Melosa, il Rifugio Allavena, sono tutte nella fotogallery di questo articolo.

Molini di Triora e il Santo Spirito

Ripiombando fuori dal cielo, per approdare sulla costa, abbiamo fatto sosta al ristorante Santo Spirito di Molini di Triora, per rifocillarci. Mariachiara ci ha accolto con la sua solita giovialità. La Valle Argentina non è solo la valle delle Streghe. Ci sono tante altre storie da raccontare. E a me piace raccontarle le storie. Soprattutto quando incontro persone che ci credono: «Qualche giorno fa sono andato insieme ad altri a Ventimiglia sul confine con la Francia, e abbiamo preparato gli spaghetti al sugo e pomodoro per centinaia di persone. La sola idea che esistano esseri umani di serie B mi fa diventare matto», racconta Alessandro, marito di Mariachiara.

Ci rivedremo presto, perché una coppia così non me la lascio sfuggire.

ATTENZIONE:

Fare comunque attenzione a fare questo itinerario. La scrivente declina ogni responsabilità se qualcuno non dovesse usare le dovute precauzioni e avere un incidente.  Utilizzate l’abbigliamento tecnico adeguato. La montagna va rispettata.

La foto galery ovviamente è del 2016

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Pubblicato per la prima volta il 7 settembre 2016 su mentelocale.it

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