Ci colpì tutti di sorpresa la morte di Edoardo Sanguineti, il 18 maggio del 2010. Sono già passati quattordici anni e ora finalmente l’università gli dedica una mostra. Fu una cosa improvvisa, un trauma per tanti suoi studenti, amici e lettori. Una delle figure più importanti della cultura del Novecento ci lasciava.
La mostra, intitolata Insegnare è (im)possibile, a cura di Marco Berisso e Manuela Manfredini, viene inaugurata venerdì 8 novembre 2024, alle ore 16, presso l’Aula Magna della Scuola di scienze umanistiche, secondo piano di via Balbi 2, a Genova. Allestita presso la Biblioteca della Scuola di scienze umanistiche, primo piano di via Balbi 2, chiude i battenti il 20 dicembre 2024, ed è visitabile dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 17:00.
Voglio ricordarlo con una delle interviste che gli ho fatto per il Secolo XIX (9 febbraio del 2005).
Mikrokosmos, per conoscere Edoardo Sanguineti da vicino
La cosa più cara a Edoardo Sanguineti è la moglie Luciana e la sua paura più grande è il dolore fisico. Vorrebbe vivere nell’Africa nera e ama le aringhe crude. Del suo aspetto fisico non cambierebbe niente, “ognuno ha la faccia e il naso che si merita”. Il poeta si apre e parla di sé, dei suoi gusti e della sua vita. Un libro originale Mikrokosmos (Feltrinelli, pg. 336), dove si vengono a conoscere aspetti inediti della sua vita.
Edoardo Sanguineti voleva fare il ballerino
È un’antologia di poesie, densa di riferimenti culturali e storico-sociali come tutta la sua produzione letteraria. Però è arricchita da una biografia dove si viene a sapere, tra le altre cose, che uno degli intellettuali più significativi del Novecento italiano, da piccolo voleva fare il ballerino. Però, per sbaglio, gli venne diagnosticata una grave malattia cardiaca e dovette rinunciare al suo sogno.
Edoardo Sanguineti e Rosa Luxemburg
I suoi poeti sono Lucrezio, Dante e Baudelaire. I film più amati, i primi tre di Buñuel. L’eroina? Rosa Luxemburg. Tutte informazioni che un attento lettore di Sanguineti sa già rintracciare nei suoi testi.
Il curatore di Mikrokosmos è Erminio Risso, con cui il poeta ha stabilito ormai un lungo sodalizio.
Tutto è iniziato quando, nel 1994, Risso si è laureato con Sanguineti. Si è già occupato di due testi teorici del maestro, “Il chierico organico” e “Ideologia e linguaggio”, oltre che della mostra “Magazzino Sanguineti”, esposta a Palazzo Ducale nel 2004.
Mikrokosmos è una raccolta autonoma dove si riprende l’intera esperienza poetica di Sanguineti dal 1951 al 2004, con qualche poesia inedita. Le raccolte uscite in passato – da Laborintus a Purgatorio de l’Inferno, da Stracciafoglio a Scartabello, da Rebus a Corollario – mantengono in Mikrokosmos, pur se è stata applicata una selezione, le caratteristiche originali.
Nella seconda parte del libro sono raccolte, invece, le poesie prodotte in occasioni particolari, come durante la collaborazione con Enrico Baj o dopo eventi storici particolari oppure scritte per committenze esterne.
Aveva previsto la globalizzazione in tempi non sospetti
Un elemento che viene fuori avendo sott’occhio l’intera produzione sanguinetiana – come scrive lucidamente Risso nell’introduzione – è una sorta di attenzione ante litteram alla globalizzazione intesa come nascita del mercato mondiale e quindi come circolazione di esseri umani, merci e culture.
Le poesie di Sanguineti sono dense di riferimenti: riesce questa complessità a entrare in rapporto con il mondo contemporaneo basato sulla velocità della comunicazione? «Stiamo vivendo un momento critico, ma credo che ora si tenda a reagire alla velocità con un atteggiamento più pacato – mi spiega Sanguineti – Anche i giovani stanno vivendo con un certo turbamento questa accelerazione. Per questo le letture pubbliche di poesie hanno ancora un certo successo. La poesia necessita di un ascolto concentrato e non ansimante. La gente vuole riflettere e discutere assieme».
Edoardo Sanguineti e le donne
Nella Ballata delle donne il poeta scrive: la donna non è cielo, è terra, carne di terra che non vuole guerra. Qual è la sua opinione sulla diversità femminile? «Le donne sono figure di pace, sono per la vita e non per la morte. La loro consuetudine secolare ad accudire i figli e la famiglia le ha portate ad una profonda ostilità nei confronti della violenza. Anche oggi, che hanno acquisito un ruolo diverso, conservano questa ricchezza».
C’è una sua poesia a cui è particolarmente legato? «La poesia che ogni poeta ama di più è quella che deve ancora scrivere».
Nessun rimpianto per non aver fatto il ballerino di danza classica? «Ho tramutato questa passione in qualcos’altro. Mi è rimasta una grande amore per la musica e la poesia. Non è una caso che abbia collaborato con tanti musicisti. E che mi sia rimasto un grande interesse per il corpo e per il ritmo».
—
Se vuoi dirmi qualcosa contattami o -per seguire i miei reportage, articoli o racconti- iscriviti al mio gruppo su Facebook Grazie.



Comments are closed.