Giuseppe Verdi (1813-1901), a cui non piaceva la luce dei riflettori, al culmine del suo successo aveva trovato a Genova un luogo ideale dove la gente vive e lascia vivere. Non era una persona mondana e non gradiva granché firmare gli autografi, ma come ogni buon borghese genovese, comprava i canditi da Romanengo e i fiaschi di vino da Giavotto.
Per sua fortuna era ed è ancora abbastanza difficile infatti, ancora oggi, che gli abitanti del capoluogo ligure chiedano un autografo a un personaggio famoso. «Siamo tutti uguali», così la pensano. È come se avessero uno spiritello democratico incorporato, un loro grande pregio. Se si chiede l’autografo a una persona famosa, ci si può sentir rispondere: «Se è proprio necessario».
Giuseppe Verdi e la pasticceria dei Fratelli Klainguti
Giuseppe Verdi frequentava spesso la pasticceria dei Fratelli Klainguti, era goloso della famosa Torta Zena ed entusiasta della brioche cui i titolari avevano attribuito, in suo onore, il nome Falstaff. Inserito ora tra le botteghe storiche della città, il locale è ormai chiuso da anni ma probabilmente riaprirà entro la fine del 2024. Il locale deve la sua fama anche al compositore, che scrisse una dedica, incorniciata e appesa a una parete della pasticceria: «Cari Klainguti, grazie dei Falstaff. Buonissimi… molto migliori del mio!».
La famiglia Klainguti
Il locale, un capolavoro per com’era arredato, prima che chiudesse si era in gran parte mantenuto come ai tempi di Verdi e conservava ancora molte ricette originali. Curiosa è la storia dei suoi fondatori, i quattro fratelli Klainguti, che lo aprirono quasi per gioco nel 1828. Erano originari di Pontresina, in Svizzera, e arrivarono a Genova per imbarcarsi e raggiungere l’America in cerca di un futuro migliore. E quel futuro lo trovarono nella Superba.
Giuseppe verdi si trasferisce a Genova
Giuseppe Verdi decise quindi di vivere in città per diversi mesi all’anno dal 1850. Nei primi tempi prese alloggio con la moglie Giuseppina Strepponi all’Hotel Croce di Malta di vico Morchio, un albergo storico frequentato, nel corso dell’Ottocento, dai più importanti scrittori americani, inglesi e francesi. Un giorno confidò all’ingegnere Giuseppe De Amicis, cugino di Edmondo, l’autore di Cuore, il suo forte desiderio di trasferirsi a Genova e gli chiese di cercare loro una casa, «un nido in vista di questo mare, per passarvi i mesi più rigidi dell’inverno molto tristi in campagna».
Giuseppe Verdi e la sua relazi0ne clandestina
Dal 1866, infatti, affittò il piano nobile di Villa Sauli Pallavicino a Carignano, dove abitava anche Angelo Mariani, il direttore d’orchestra del Carlo Felice, con cui divideva l’affitto: «L’appartamento è magnifico e la vista stupenda e conto di passarvi una cinquantina d’inverni», scrisse Giuseppe Verdi. Il compositore conobbe in quel periodo Teresa Stolz, che aveva una relazione con Mariani. Nel dicembre del 1868, la soprano boera avrebbe debuttato, nel ruolo di Leonora, al Carlo Felice nell’opera La Forza del destino. Fra Giuseppe Verdi e la cantante nacque una relazione extraconiugale molto chiacchierata. Non c’erano ancora i paparazzi, ma le persone così importanti del mondo dello spettacolo non potevano certo scampare al giudizio dell’opinione pubblica.
Giuseppe Verdi si trasferisce a Palazzo del Principe, la dimora di Andrea Doria
Nel 1874 il compositore si trasferì nel piano nobile della “reggia” di Andrea Doria, il famoso Palazzo del Principe, l’antica lussuosa dimora dell’ammiraglio genovese dove era stato ospitato Carlo v. Come aveva programmato, trascorse in città ben cinquanta inverni e lavorò intensamente a molte sue opere fra cui: Mefistofele, Otello, Aida, Falstaff e Simon Boccanegra, ambientata proprio nella Genova del xiv secolo. Si tratta di una storia ingarbugliata tra sommovimenti politici e la vita tormentata dei personaggi, una narrazione fantasiosa che non ha quasi nulla a che fare con la vita del primo doge di Genova, Simon Boccanegra.
Niente palco reale per la prima del Falstaff
Tra i vari aneddoti, si racconta che quando Verdi venne invitato alla prima del suo Falstaff al Carlo Felice, fece sapere che non desiderava sedere nel palco reale. Come era nel suo carattere riservato, voleva essere considerato una persona come tutte le altre. Quanto si sentisse a casa nella Superba, il maestro lo dimostrò anche con un lascito testamentario consistente, ben cinquantamila lire dell’epoca, a diversi istituti cittadini.
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Questo e altri 79 racconti su Genova fanno parte del mio libro, Le incredibili curiosità di Genova, Newton Compton editori
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