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Una cosa che non mi manca per niente in questo momento di segregazione è camminare, a causa dei divieti ho ristretto la mia area ma mi sto dedicando al trekking urbano: Molassana è stata la mia meta nell’ultimo weekend e ho fatto tante inaspettate scoperte.

Vi consiglio di non andare fuori dal vostro comune di residenza perché un cittadino di Sanremo è stato multato di 280 euro dai carabinieri, mentre faceva una passeggiata nei dintorni di monte Ceppo, che appartiene al comune di Ceriana. Tempi grami.

Che percorso scegliere?

In settimana mi sono imposta di elaborare alcuni percorsi di trekking urbano a Genova che non varcassero il limite imposto dal DCPM o che dalla città portassero su verso le montagne. La Liguria per ora è in zona arancione.

Ho preso in considerazione il sentiero E1 che da Pegli porta al monte Pennello, 1000 metri di dislivello, per 6-7 ore di andata e ritorno, ma dato che non sono proprio mattiniera l’ho rimandato a quando le giornate saranno più lunghe. Poi ho pensato all’entroterra di Nervi.

In realtà almeno sabato volevo fare quattro passi vicino al mare, ma quasi tutte le passeggiate della città lungo la costa erano state vietate dal Comune per il fine settimana.

L’acquedotto storico della val Bisagno

Così mi sono detta: sabato andiamo a camminare di nuovo lungo lo stupefacente acquedotto storico in val Bisagno, scegliendo di partire dal cimitero Molassana e arrivare vicino al Ponte di Cavassolo, ben attenta a non sforare nel Comune di Bargagli. E per domenica ho elaborato un percorso sopra Nervi, ma non è andata così.

L’Acquedotto era gremito di gente, come lo stadio durante il derby. O come la spiaggia di Camogli ad agosto. Certo, se vieti una parte della città poi le resse si formano altrove. La teoria dei vasi comunicanti, se si svuota una parte se ne riempie un’altra.

Scopriamo l’AQ2, un sentiero davvero speciale

Scoraggiati abbiamo inforcato il primo viottolo mal messo in salita. Ci era già successo di farlo ed è stata una bellissima esperienza. Come la volta precedente, ci siamo ritrovati in paradiso, poca gente, poi più nessuno. Il sentiero, all’inizio poco attraente, come tutte le cose a Genova, invece nel tratto successivo è molto ben tenuto dal Cai. Scopriamo che si chiama AQ2. Leggo su internet che questo itinerario si lascia alle spalle i soffocanti condominii e le belle ville della villeggiatura di un tempo e sale verso Creto. Fa al caso nostro e proseguiamo, anche se è già tardi, perché siamo usciti di casa alle 15.30 per vedere un mio intervento su Genova a Linea blu su Rai 1. E le giornate sono corte come le zampe dei bassotti.

L’Ostaja do Castellusso

Attraverso la boscaglia siamo riusciti ad arrivare fino ai ruderi di un’antica osteria, ripulita dai volontari del Cai, l’Ostaja Do Castellusso.

Ostaja Do Castellusso

Un cartello spiega che ha chiuso i battenti negli anni Sessanta. Quando in zona non abitava più nessuno, era frequentata da chi andava per boschi a raccogliere legna per la stufa o erba per i conigli. Chiudo gli occhi, e mi immagino seduta su un tavolaccio di legno, mentre le trofie al pesto mi si sciolgono in bocca.

Approdiamo a Cartagenova

Ormai è tardi ed è ora di scendere, tra le ombre degli alberi scopro che c’è un sentiero: conduce a un paesino lì sotto. Ed eccoci in un posto con un nome davvero originale, Cartagenova, un luogo remoto, sopra Molassana. Dovunque ti giri Genova ti offre sempre luoghi inaspettati.

Al telefono con i nostri amici di Berlino, Michael e Petra, attraversiamo il borgo tagliando per una crêuza e ispezioniamo ogni angolo del paese, esiste anche una via che si chiama Luvega – vuol dire posto umido ma in bocca a un genovese sa di mugugno – e scoppiamo a ridere.

Via Luvega

Proseguendo sulla strada asfaltata torniamo all’auto, che abbiamo posteggiato vicino al cimitero di Molassana.

Terre Rosse, Castelluzzo: vi pare poco?

La domenica mattina mi viene in mente di tornare a Cartagenova, riprendere il sentiero verso l’osteria e proseguire per l’AQ2 verso Creto.

Eccomi a Terre Rosse

Partiamo dopo pranzo e, giunti in quel luogo corroso dal tempo, prima di continuare in salita, diamo retta ad un cartello che ci indica una deviazione verso Terre Rosse, specie di calanchi color vinaccia, e Castelluzzo, un antico avamposto difensivo del X secolo, sommerso dalla boscaglia. Edificato per difendersi dai saraceni fu anche proprietà dei Fieschi, che dalla Fontanabuona avevano allargato fino a qui la loro sfera d’influenza. Mi raccomando dovete essere camminatori esperti, per raggiungere Castelluzzo.

L’avamposto difensivo di Castelluzzo

Tornando all’antica osteria, saliamo a destra verso Creto, per un sentiero lindo che odora di sudore e di fatica per i tanti che nei secoli lo hanno percorso con sacchi zeppi di sale o altri prodotti sulla schiena.

La croce di san Siro e la val Bisagno ai nostri piedi

Il sentiero sembra sia stato appena costruito da quanto sono ben tenuti alcuni tratti, con scalini puliti e muretti a secco (vedi foto in apertura con Cesare). Arriviamo fino alla croce di san Siro (500 metri sul livello del mare), dove c’è anche una piccola cappella, la val Bisagno laggiù in fondo è solo un lontano ricordo.

È una giornata un po’ luvega e il panorama, benché bello, è immerso nella foschia.

Il Panorama sulla val Bisagno, a destra si intravedono i Forti

Di fronte a noi si staglia la sagoma del Forte Diamante, dove in questo periodo non possiamo andare perché è nel comune di Sant’Olcese. Attenti alle multe!

Grazie ai divieti, però, possiamo scoprire luoghi densi di stratificazioni storiche che non conosciamo e mai avremmo conosciuto. Non vedo l’ora di rimettere gli scarponi ai piedi sabato e finire l’AQ2 verso Creto. Però devo ancora analizzare se il percorso esce fuori dai confini comunali.

La segnaletica è ben tenuta

Bè, c’è qualcosa però che mi manca sul serio

Se il trekking quindi non mi manca, ho invece molta nostalgia delle cene con gli amici, di Sanremo dove vivono mia sorella Antonella e mia zia Giovanna, e soprattutto di visitare i dintorni, sconfinare nelle altre province e nelle altre regioni, travalicare in altre nazioni o continenti.

Bè almeno mi consolo di non mettere più piede nei locali con la musica troppo alta, di non imbattermi più in code autostradali, e di non incontrare sul mio percorso persone che ce l’hanno con il mondo. Se ci fai attenzione, trovi sempre qualcosa che vale veramente la pena. Non siate sempre incazzati, mi raccomando. Guardiamoci intorno.

Qui le foto del resto dell’itinerario: dopo San Siro, Colla del Canile e Creto, si arriva al bellissimo sentiero dell’acquedotto di val Noci e a Castello di Pino.

Qui il sentiero AQ2 descritto nei dettagli

Il sentiero è escursionistico: E
Richiede un certo senso dell’orientamento, come pure una certa esperienza e conoscenza dell’ambiente alpino, allenamento alla camminata, oltre a calzature ed equipaggiamento adeguati. È il tipo di sentiero maggiormente presente sul territorio e più frequentato e rappresenta il 75% degli itinerari dell’intera rete sentieristica organizzata.

Ulteriori info sulla classificazione dei sentieri.

Se volete, qui ci sono altri miei reportage, sul trekking urbano a Genova. Vedo che li state leggendo molto in questo periodo.

Qui alcuni consigli su come elaborare un percorso di trekking urbano dentro i confini cittadini: ho lavorato con Open Street Map di wiki ma soprattutto, per quanto riguarda i confini, su questo sito come mi ha suggerito il gentile Andrea Loleo, membro del gruppo Alta via dei Monti Liguri a Tappe, ben gestito dall’amico Salvatore Marino. Scorrendo tutti i commenti al post si trovano tanti suggerimenti di Loleo per come elaborare itinerari all’interno dei comuni. Bisogna lavoraci un po’.

Ciao, vi aspetto tutti i martedì alle 21 sul mio sito con un nuovo reportage!

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