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Università di Utrecht

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Chi, se non Rosi Braidotti, poteva diventare la teorica della soggettività nomade? Nata in Italia, nel nordest, si è trasferita con la famiglia in Australia durante l’adolescenza, ha poi seguito i seminari di Foucault alla Sorbona e ora insegna Women’s Studies (Studi sulle donne) all’Università di Utrecht in Olanda. Influenzata dal pensiero di filosofi come Gilles Deleuze e da teoriche femministe come Luce Irigaray, è pioniera in diversi campi del sapere contemporaneo. Famosa in tutto il mondo, tradotta in 19 lingue, è sempre alla ricerca dei punti di contatto tra le diverse discipline.

Le identità sono in mutazione continua

Rosi Braidotti è un fiume in piena, quando parla il suo pensiero procede inarrestabile. Donna protagonista dei suoi tempi, ha una grande capacità di analisi e di sintesi allo stesso tempo: «Le pratiche identitarie sono in continua mutazione dagli anni Sessanta, anche grazie alle nuove tecnologie – spiega Braidotti – Nella nostra epoca stiamo assistendo ad una ricontestualizzazione delle frontiere tra tradizione e innovazione».

Le famiglie allargate

Gli stili di vita sono molteplici, le nuove tecniche di riproduzione e le strutture familiari alternative stanno sconvolgendo i rapporti e le linee di demarcazione tra i generi: ad Amsterdam il 50% delle famiglie hanno configurazioni diverse dal passato e, nei paesi nordici, una coppia su tre è composta da persone dello stesso sesso. Tante le famiglie formate da due donne, i cui figli secondo alcune ricerche sono molto felici. Da Melbourne a Copenaghen, le identità sono sempre più fluide».

Rosi Braidotti vive lei stessa con una donna, ma non ha figli, mentre suo fratello è padre biologico di tre bambini “meravigliosi” di una coppia di donne sposate. Una famiglia allargata, dove il padre è pienamente intergrato nelle dinamiche affettive e di crescita.

Rosi Braidotti e il gay pride

In tanti ad Amsterdam pensano che manifestazioni come il gay pride non abbiano più senso, in Olanda ormai l’omosessualità è una cosa normale, tante le famiglie borghesi gay, con individui che occupano posti di potere: «Da molti omosessuali il gay pride viene vissuto come qualcosa di arretrato e poco decoroso, dato il nuovo status ormai raggiunto. In Italia siamo così indietro che si dovrebbe proporne uno in ogni città».

La tecnologia sta stravolgendo le nostre vite

Le biotecnologie stanno mutando i paradigmi scientifici e lo stesso concetto di specie: «La pecora Dolly ha rimesso in discussione le categorie fondamentali, l’atto stesso della creazione e le genealogie – continua – Il cibo geneticamente modificato sta cambiando la nostra alimentazione, le cellule staminali stanno aprendo panorami inimmaginabili. Mancano, però, le categorie di pensiero nuove per essere all’altezza delle tecnologie che abbiamo inventato».

Questo modello di sviluppo genera paure

Infatti in quest’epoca così fluida, dove le persone convivono con identità sempre più molteplici, il razzismo e l’insofferenza nei confronti del diverso sta tornando ad essere forte: «In Olanda, l’odio contro l’Islam è terribile. I miei concittadini del Nordest italiano vivono molto bene l’accelerazione economica, la mobilità dei capitali ha permesso loro di arricchirsi e aprire fabbriche nei Paesi dell’est europeo, eppure molti sono razzisti nei confronti degli stranieri – continua – L’ignoranza è regressiva, si stanno inventando delle tradizioni inesistenti, come la “razza Piave”, concetto ancora più “inventato” di Dolly. Invece di aprirsi al dialogo e alla complessità si dà spazio all’intolleranza. Purtroppo sta prevalendo la logica del profitto veloce. Si propone un modello unico di sviluppo che genera paure di ogni sorta».

Abbiamo tutti più di un’identità

Non bisogna mai dimenticarsi di avere appartenenze multiple, essere italiani vuol dire essere molte cose allo stesso tempo: «Il soggetto nomade necessita una densità di memoria storica nei confronti della propria appartenenza. Oggi si può essere neri e friulani, musulmani e lombardi. Fa parte del nostro Dna, nel 1400 in Andalusia e in altre parti d’Europa non convivevano già cattolici, musulmani e ebrei? Le cose stanno cambiando: essere europeo non significa più essere bianco, eterosessuale, cristiano, laico, razionale, queste cose vanno ridiscusse».

Questa intervista è uscita nel 2009 (Secolo XIX).

La foto in apertura è il ritratto ufficiale della professoressa Rosi Braidotti di Wieke Eefting. Utrecht University, 2017

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