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Ora che sto cercando di smettere di fumare – mentre scrivo sono in astinenza da quasi tre mesi – mi vengono spesso in mente Nico Orengo (1944-2009) e Francesco Biamonti (1928-2001), due amici cari con cui ho condiviso un pezzo di strada importante.
Mi mancano.

Sono già passati dieci lunghi anni da quando Nico è morto. In occasione di questo anniversario è stato pubblicato un libro che sarà in libreria a breve, con diversi interventi, che si intitola Nico Orengo, poeta della pagina e della vita (Fusta editore, Euro 16,90), a cura di Alberto Cane e Francesco Improta.

È un libro corale al quale hanno collaborato con unanimità di intenti e sincerità di affetti, in ordine rigorosamente alfabetico, Enrico Allavena; Mirella Appiotti; Luisella Berrino; Mauro Bersani; Pippo Bessone; Luciano Bertello; Yves Bosio; Alberto Cane; Marco Cassini; Roberta Cento Croce; Claudia Claudiano; Vittorio Coletti; Giuseppe Conte; Marco De Carolis; Walter Eynard; Giuseppe Giacomelli; Ugo Giletta; Laura Guglielmi; Francesco Improta; Federica Lorenzi; Albina Malerba; Paolo Mauri; Aldo Molinengo; Bruno Murialdo; Davide Palluda; Silvana Peira; Paolo Pejrone; Bruno Quaranta; Sandra Reberschack; Antonio Ricci; Alberto Sinigaglia; Giovanni Tamburelli; Ufficio Stampa Einaudi (Ida, Maria, Paola, Simonetta e Stefania); Paolo Veziano. L’intento, condiviso da tutti, è quello di restituire un’immagine di Nico, sorridente e ironico, qual era nella vita e nell’arte, al di fuori di ogni retorica. Il libro sarà reperibile nelle librerie del Ponente ligure e del Cuneese.

Il 30 maggio è stato anche organizzata ai Giardini Hanbury (Ventimiglia), una Giornata di studi in memoria di Nico Orengo, La somma di tutti paesaggi

A seguire il mio intervento.

La notizia della morte di Amos Oz (28 dicembre 2018),  grande scrittore israeliano, mi ha colpito davvero, era una gran bella persona. L’ho incontrato due volte nella mia vita, la prima a Santa Margherita Ligure il 23 maggio del 2007 , la seconda a Cosenza il 27 settembre dello stesso anno: in Calabria era insieme a Predrag Matvejević, altro personaggio mitico, e a Tahar Ben Jelloun per un convegno sul Mediterraneo.

Anche se girava il mondo ininterrottamente per presentare i suoi libri, e incontrava persone di continuo, quando ti parlava era come se ti avesse conosciuto da sempre. Ci si sente più soli al mondo quando muoiono persone della sua statura. Soprattutto se hai avuto la fortuna di incontrarle.
Oggi pubblico qualche stralcio di questi due articoli che ho fatto su di lui per il Secolo XIX