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Oggi pubblico il primo capitolo del romanzo giallo di Antonella Grandicelli, una scrittrice genovese che apprezzo molto. Si intitola Il respiro dell’alba. Un caso per Vassallo e Martines, è ambientato a Genova ed è edito dai Frilli editori. Credo che la scrittura di Antonella sia poesia pura, uno stile molto differente dalla maggior parte dei giallisti. Ogni paragrafo un’emozione. Ti graffia dentro.

Nata a Genova, Antonella Grandicelli ha studiato lingue straniere e si è laureata in Lettere Moderne. Del 2016 è il  romanzo d’esordio, il noir Le ali dell’angelo (Robin Edizioni), Il respiro dell’alba è quindi il suo secondo romanzo. È co-founder e redattrice insieme ad Arianna Destito dell’ottimo blog TheMeltinPop.com.

Primo capitolo

Galleggia, sussultando appena alla carezza lieve delle onde, allargato, molle.

Una ninfea in uno stagno.

Una rosa dai petali sfatti, adagiata sull’acqua, cullata in un ultimo viaggio da correnti lontane, sfiorata da gridi improvvisi di gabbiani, dal tocco impercettibile di piccole creature marine.

Ma non é così.

È un corpo. Il corpo di una donna.

L’alba ce la restituisce come si fa con la realtà al termine del sogno.

E mentre guardo l’impassibile oscillare di quel corpo, mentre intercetto il ritmo calmo e osceno dei suoi lievi sussulti, mi scopro a pensare a quanto le giornate scorrano sempre lente per me, mi scopro a pensare a quanto la luce non arrivi mai a toccare il fondo della mia anima. Forse perché nel mio mestiere è spesso risucchiata via, tolta e mai resa.

E mi rendo conto che io, con una caparbietà ai limiti dell’indecenza, continuo a volercela portare.

Mi alzo, quando ancora la realtà non ha contorni, muovo i miei gesti rituali – la doccia, il caffè, lo sguardo oltre la finestra a indovinare che giorno farà – e poi mi metto in cammino.

Di nuovo, verso quella luce che so già non troverà il fondo della mia anima.

Ero uscito di casa presto, come sempre, la notte ancora viva sopra le spalle delle case, il cono di luce del portone a violarne l’integrità. Un bambino era seduto sul gradino della mattonata a pochi metri da casa mia, lo sguardo fisso sulla strada vuota. Era piccolo, forse sei, sette anni. Era presto per la scuola, presto per lasciare il sonno. Mi domandavo cosa facesse lì, da solo. Volevo chiederglielo, ma i bambini mi mettono a disagio. C’era un tale granitico, imperscrutabile silenzio dentro quei piccoli occhi che incrinarlo mi sembrava sacrilego. Sicuramente stava aspettando la mamma. Gli ero sfilato davanti e mi ero diretto verso la mia giornata. Chissà perché tracce di quel disagio mi erano rimaste addosso, echi di quel silenzio nelle orecchie.

Commissario Vassallo, abbiamo appena ricevuto una segnalazione, due pescatori hanno avvistato un corpo che galleggia tra gli scogli di Vernazzola.”

Arrivato in ufficio da poco, il cielo si stava appena colorando d’alba, la stanza era ancora immersa nel buio, a parte il chiarore diffuso dalla lampada che illuminava la pila di rapporti che avevo davanti. Decine di fogli da leggere e da firmare, una tazza di caffè da cominciare.

E un corpo che galleggiava tra gli scogli di Vernazzola.

Avevo guardato fuori dalla finestra, il giorno stentava ad agguantare la luce, una solida coperta di nubi lo ricopriva di grigio fino all’orizzonte, il coperchio di una tomba. Vedevo l’alternarsi dei tetti emergere a poco a poco, lucenti di umidità e consunzione, iridescenti come scaglie di pesci morti che galleggiano in tristi stagni. La giornata non avrebbe offerto altro.

In ottobre il cielo di Genova può essere un lago di montagna, azzurro fino all’ insopportabile, o una palude putrida e maleodorante, con il vento debole e tiepido che ne solleva i lembi marci, scoprendone le ferite, e ne appesta le strette vene dei vicoli, trascinando con sé gli odori forti del piscio, della rumenta rancida, della noncuranza putrefatta. Vassallo stai diventando acido come il latte andato a male, avevo pensato.

Mi ero massaggiato gli occhi e le tempie con gli indici, nella speranza di uccidere sul nascere quel dolore soffuso che si stava insinuando nella mia testa. Quella nausea sottile che avrei potuto scambiare per amarezza, se non avessi saputo che altro non era se non l’inizio di un altro giorno che si sarebbe aspettato da me risposte che io non avevo, certezze che non possedevo, precisi confini che avrei dovuto tracciare tra un male e un bene così simili tra loro, così vigliaccamente avvinti e travestiti da tirare su una commedia dal finale sempre e comunque inadeguato. Avevo riaperto gli occhi, nulla era cambiato.

Nemmeno il mio amore per questa città che non fa nulla per farsi amare.

Nemmeno il fatto che il giorno ci regalava una morte e con quella avremmo dovuto trattare.

La trama del libro

In una livida alba d’ottobre un corpo galleggia alla deriva nelle grigie acque della baia di Vernazzola. Tirato a riva, il commissario Vassallo e i suoi uomini si accorgono che si tratta del cadavere di una suora.

Nello stesso istante qualcuno bussa alla porta di Luigi Martines, il poeta, che si risveglia da un sonno agitato da molti fantasmi. Ha ancora tra le mani una vecchia foto trovata la sera prima nella cassetta della posta. Sul retro della foto una data e un oscuro messaggio: Ciò che eri può ucciderti più di ciò che sei?

Che cosa lega il cadavere di una suora e una vecchia fotografia?

Indagando tra un passato dimenticato e un presente oscuro, Vassallo e Martines si ritroveranno invischiati in una ragnatela intessuta d’ambiguità e omissioni, falsità e ricatti, che finiranno per mettere in pericolo la carriera del primo e la vita del secondo. Un’indagine che si rivelerà dura, piena di trappole, sconcertanti dubbi e agghiaccianti rivelazioni, nella ricerca di una verità che a nessuno interessa, che nessuno vuole vedere. Una verità che ha molte facce e che mai è la stessa per tutti.

“Non sarà facile raggiungere la verità.”

“E’ questo che cerca sempre Vassallo, la verità?”

Mise il suo sguardo dritto nel mio. “Perché Martines, lei che cosa cerca?”

Antonella Grandicelli. Foto di Gianluca Russo

Antonella Grandicelli ha anche scritto racconti per varie antologie tra cui Genovesi per sempre (Edizioni della Sera, 2019), Tutti i sapori del noir (Fratelli Frilli Editori, 2019), I luoghi del noir (Fratelli Frilli Editori, 2020), Natale a Genova (Neos Edizioni, 2019 e 2020), La Liguria sorride (Lo Studiolo, 2020). Ha fatto parte del comitato artistico del Festival Incipit Genova 2019.

Gli scatti sono di Antonella Grandicelli che è anche una brava fotografa.

Se vuoi scrivermi una mail: scrivimi@lauraguglielmi.it

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