Forse qualcuno di voi si è accorto che cosa ho combinato in questo ultimo periodo. Ho dato vita, insieme ad una squadra di persone speciali a Incipit Festival Letterario, intitolato al Cammino. Chi mi conosce sa quando ami la natura, il trekking, i libri e il silenzio.
Abbiamo coinvolto più di 50 autori e i loro nomi li potete vedere sul sito del festival, oggi però vorrei parlarvi in particolare dello scrittore svedese Björn Larsson, con cui ho fatto una lunga chiacchierata a Palazzo Ducale sabato scorso.

In tanti suoi romanzi il vero protagonista è il mare. Forse, anche se non credo che Björn sia molto d’accordo, ma da profana di imbarcazioni e di vela la vedo così: la passione per la navigazione aiuta a sentirsi liberi da vincoli e permette di incontrare persone più autentiche, molto diverse dagli abitanti spesso ipocriti e pieni di maschere che popolano le città.
La sua vecchia imbarcazione, la Rustica, è protagonista di tanti romanzi, tra cui il primo che ha pubblicato Il Cerchio celtico, che lo ha reso famoso a livello internazionale. Tra gli altri temi da lui affrontati nella sua carriera, il terrorismo, le sette religiose e la terribile esperienza dei campi di concentramento, tematica del suo ultimo romanzo: La lettera di Gertrud.

Björn Larsson e gli italiani

Larsson ama l’Italia, un paese che ricambia il suo affetto e ha un grande successo di pubblico nel nostro Paese: Diario di uno scrittore di bordo e Raccontare il mare sono state scritti con un’attenzione particolare al pubblico italiano.
Io l’ho conosciuto quando era in una giuria italiana importante, in un progetto altrettanto importante, che è crollato come spesso succede in Italia per malversazioni, il premio Grinzane Cavour, che vedeva tra gli altri giurati molto importanti come Tahar Ben Jelloun, Vincenzo Cerami, Rosetta Loy, Predrag Matvejevic, Raffaele Nigro, Francesca Sanvitale, Peter Schneider e Luis Sepúlveda. Bjorn Larsson era un nordico e spiccava in quella giuria, rigoroso leggeva tutti i libri scritti in italiano in concorso, non se la tirava e non aveva peli sulla lingua.

Te lo immagini sempre in viaggio Björn Larsson

A differenza per esempio di Emilio Salgari che non si è mai mosso dalla sua sedia per descrivere avventure in tutto il mondo, Larsson un po’ assomiglia ai suoi personaggi: è un grande viaggiatore, una persona libera, che non ti immagini ferma in un posto per più di una settimana. Così per la presentazione ho scelto di farlo parlare del suo primo e del suo ultimo romanzo, entrambi già citati: Il cerchio celtico, uscito all’inizio degli anni Novanta e l’ultimo, La lettera di Gertrud. Mi sembrano due libri emblematici, tanto per tracciare il percorso dello scrittore.

Entrambi i protagonisti sono ribelli, senza freni e inibizioni, vanno avanti per la loro strada incauti non preoccupandosi di quello che potrà succedere nell’attimo successivo e degli eventuali danni che la loro sete di scoperta e di giustizia potrà arrecare loro.

In barca a vela tra le brume scozzesi

Il primo è ambientato nelle brume della Scozia, con descrizioni mirabolanti delle performance del Rustica, l’imbarcazione a vela che affronta incautamente i flutti in burrasca dell’inverno del mar del nord e dell’Atlantico. Leggendo il romanzo si soffre veramente di mal di mare come Torsen, l’amico del protagonista.

Un mal di mare che viene anche seguendo tutti i guai in cui i due protagonisti si vanno a cacciare per comprendere fino a fondo le vicende dei Celti, che si sentono sotto il gioco britannico, francese e spagnolo e rivendicano i loro diritti a essere un popolo libero. Leggendo, ci si sente a bordo di quella barca che si ostina a non affondare nonostante il suo proprietario la metta davvero di fronte a condizioni difficili.

Se la mamma muore e ti lascia una lettera

Il secondo romanzo che prendiamo in esame, La lettera di Gertrud, è ambientato in una città qualsiasi dell’Europa e racconta una triste storia di antisemitismo contemporanea. Il protagonista scopre, attraverso una lettera che le ha lasciato la madre appena morta, di essere ebreo e che la donna è anche stata in campo di concentramento. Non glielo aveva mai detto per salvaguardarlo, perché vivesse la vita che più desiderava. Però, da quel momento in poi niente è più come prima: una vita tranquilla si trasforma in una sorta di tragedia per sé e per la sua famiglia, compresa la figlia adolescente. Ma davvero – viene da chiedersi leggendolo – siamo ancora in tempi così pericolosi?

Mi pare di poter dire che la parabola narrativa dei personaggi di Bjorn Larsson sia attraversata in certi momenti da grande e sana solitudine e in altri dal troppo pieno delle relazioni. A tratti, a bordo del Rustica è come se le cose si attenuassero, come se spersi su un’isola in the middle of nowhere i protagonisti riuscissero, in certi momenti, a ricaricarsi e a percepire con un certo distacco emotivo e una certa lucidità le vicende umane. Un po’ è anche il bisogno di solitudine dello scrittore quello che Bjorn va descrivendo.
Ora vi lascio al rumoroso silenzio del mare in burrasca e vi invito a comprare i suoi libri.

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