La pioggia ormai spaventa tutti. Si ha sempre paura di un disastro incombente. Non succedeva in passato. Però è vero che il poeta e filosofo francese Paul Valery è proprio durante un temporale a Genova che dà una svolta alla sua vita. Correva l’anno 1892. Era l’inizio d’ottobre.

Notte, terribile. Trascorsa seduta sul letto. Tempesta in ogni angolo. La camera sobbalzava ad ogni chiarore. Il destino si giocava nella mia testa. Notte infinita. Critica. Forse effetto della tensione dell’aria e dello spirito. E gli scoppi violenti, raddoppiati del cielo, le brusche illuminazioni a scatti fra muri di calce nuda.

Dopo la tempesta torna il sereno, ma Valery entra in crisi e decide di smettere di scrivere poesie per ben vent’anni. È da quando vivo a Genova che, quando mi arrampico dalla città vecchia fino alla spianata di Castelletto, su per Salita San Francesco, vorrei entrare in quell’appartamento al civico 7, reso famoso dalla Nuit de Gênes di Valery.

Ora ce l’ho fatta.

È caduta in buone mani. Nel 2011 è stata comprata da Chicca Crosio, che vive lì con il marito Marco, imprenditore, e i figli ventenni. È un’entusiasta e la apre al pubblico per eventi culturali o per delle visite guidate (info: 3358339929; email: chicca.crosio@gmail.com). Quindi la casa dove un temporale ha cambiato la vita a Paul Valery ora è accessibile. Ed è arredata come allora. Guardate le foto, il panorama che domina i tetti di Genova e immaginatevi il poeta francese, che da quelle finestre vede lampi e fulmini e la pioggia scrosciare contro i vetri. Chissà cosa tutto questo gli avrà evocato. Chissà quali fantasmi.

Il nonno di Valery era genovese e Paul, in quella notte tempestosa, era ospite degli zii Cabella. Aveva solo 21 anni per prendere una decisione così drastica. Ma l’ha fatto e ha mantenuto con fermezza la sua scelta. Eppure amava Genova:

Io preferisco Genova a tutte le città in cui ho abitato. Mi ci sento sperduto e a casa mia – fanciullo e straniero.

Genova città di gatti. Angoli neri.

I gatti non ci sono più in giro per i vicoli.

Caruggi. Moltitudini di bambini giocano attorno a povere donne seminude che si vendono sulla soglia delle loro camere aperte.

Anche i bambini che giocano sono spariti, ma le donne che si vendono sulla soglia sono sempre lì, come 130 anni fa. E le ha immortalate per sempre anche Fabrizio De André.

Verso le alture i caruggi si arrampicano ornandosi di passiere di mattoni e ciottoli. Cipressi, chiesette, frati.

Tutto questo c’è ancora per fortuna ed è camminando su questi ciottoli che si incontra la casa. È stata costruita a fine Ottocento dalla famiglia Montanaro, che commerciava in tessuti. Gli arredi ancora oggi sono quelli originali. Una cucina così non l’avevo mai vista. Chicca e la sua famiglia fanno colazione, pranzo e cena in questo spazio pieno di memorie.

Ora sono riuscita a varcare la soglia e sto ascoltando Vincenzo Zitello che suona l’arpa celtica davanti al camino nella grande sala. Fra un po’ prenderà la parola l’amico poeta Massimo Morasso. Chissà se Valery se la sarebbe mai immaginata quest’atmosfera, più di cent’anni dopo quella sua terribile notte.

«Sono stata folgorata da questa casa – mi racconta poi Chicca – Come la bella di Torriglia, tutti la volevano ma nessuno se la pigliava. È molto impegnativo gestirla. In tanti mi dicono che, pur essendo genovese, sono molto aperta. Mi lancio nelle cose, mi sono scoperta con un carattere estroverso e un po’ esibizionista. Mi piace essere ospitale. Ed è per passione che organizzo eventi. Non è certo un lavoro, la mia professione è star dietro all’azienda di famiglia. Quest’attività mi ha fatto conoscere molte persone interessanti». Mi racconta che, sotto al pavimento, proprio qui dove siamo ora, ci sono le celle dei monaci, che facevano parte del convento inglobato nel palazzo. Un brivido in più mi attraversa. Ora siamo rimaste sole e mi dice, in confidenza, che non ama particolarmente Valery. È la storia di queste mura che l’ha soggiogata.

Poi si perde in un lungo racconto, che parte dal suo trisnonno Giambattista Figari, di sua bisnonna Bice che aveva ereditato 80 milioni di lire dell’epoca (più o meno 560 milioni di euro se vogliamo paragonare all’oggi la congrua cifra) e comprato e poi venduto al Comune villa Serra a Nervi. Mentre nonna Angela è andata in rovina, per colpa della guerra: «Mi ha trasmesso il senso del bello, l’amore per la Storia e per il passato». Il trisnonno Giambattista aveva anche aperto una casa automobilistica, Itala. Una delle sue auto portava a spasso la Regina Margherita.

«Il passato qui si fa presente. Vivere in questa casa è anche un po’ eroico, piena di spifferi, se si rompe una vite nella maniglia la devi far rifare come era allora. La manutenzione è costosa». Chicca conclude raccontandomi dello zio di Paul Valery, Gaetano Cabella, console generale del Belgio. Si è suicidato nel cimitero di Staglieno con un colpo di rivoltella, come si evince dalle colonne del Caffaro, edizione del 27-28 aprile 1899, che mi porge in fotocopia.

Allora mi balza in mente un’intuizione. Che Paul Valery, nella famigerata Nuit de Gênes non avesse in qualche modo percepito questo tragico epilogo della vita degli zii? Antenne dritte di poeta?

 

 

Le citazioni di Paul Valery sono state tratte da Viaggio in Liguria, a cura di Giuseppe Marcenaro, pubblicato nel 1973, dal consiglio regionale della Liguria.

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4 Commenti

  1. Interessante leggere casualmente questo articolo, ed è il bello della lettura, perché incuriosito dal titolo e dalle fotografie, oltre l’oggetto dell’articolo che verte sull’abitazione, scopro che la proprietaria è la trisnipote dell’imprenditore ed ex banchiere Figari, e da appassionato ed “addetto ai lavori” nel settore delle auto d’epoca (sono anche amante della storia dei motori in generale, e Genova per quanto strano è ricca di personaggi coinvolti nel mondo dei motori) non posso che rimanere incuriosito, e sarebbe bello ascoltare i racconti della signora Crosio sul suo trisnonno.
    Figari ebbe un ruolo molto interessante nel mondo automobilistico, finanziando la torinese Italia (famosa per l’impresa Parigi-Pechino oltre ad essere all’epoca importante azienda) e perché attraverso il “suo” Banco della Liguria, divenne azionista della FIAT e fece anche una proposta per rilevare l’azienda. Se la storia fosse andata diversamente…..chissà forse la più grande azienda automobilistica italiana e tra le maggiori al mondo, sarebbe stata in parte genovese ?
    Grazie Laura per questo tuo articolo, che mi ha fatto diciamo scoprire un qualcosa di piacevole.

    • Laura Guglielmi Rispondi

      Claudio sono contenta! Mi ha anche detto la proprietaria che avete stabilito un contatto. Creare rete questo è la cosa che più mi fa felice.

  2. Silvana Biasutti Rispondi

    Molto interessante. È un’Italia da ricordare, nel giorno del paesaggio!

    • Laura Guglielmi Rispondi

      Proprio oggi, grazie per averlo ricordato!

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