Euroflora, cosa rimarrà?
Era questo il chiodo fisso che avevo in testa mentre gironzolavo tra le magnifiche aiuole dei Parchi di Nervi, insieme a Ludovica Schiaroli, armata di macchina fotografica. La cosa che più mi preme è che rimanga qualcosa dopo. Come per le Colombiane e il 2004, Genova Capitale Europea della Cultura. Anche il famigerato G8 ha portato la pedonalizzazione di via San Lorenzo.

Non starò a descrivervi quello che potrete vedere o quello che avete visto in questa nuova edizione della kermesse, senza dubbio riuscita, con meno soldi della precedente. In troppi ne hanno parlato e questo non è lo scopo della mia rubrica. Per questo fatevi un viaggio sul sito.
Mi è piaciuta l’istallazione dei peperoncini in mezzo al prato, la ciclabile di Sanremo – quanto la amo -, gli spazi dedicati alla montagna, soprattutto quello del Parco dell’Antola, dove ho incontrato Francesca e Mauro,  le onde di fiori colorati dappertutto, il terrazzamento a secco del comune di Avegno, la casa dei Bonsai. E i prati degradanti verso le stupefacenti scogliere di Nervi. Andateci e non ve ne pentirete. Insomma, è un evento da non perdere.

Incontro l’amica Carla Costa, prima editrice della Costa&Nolan e ora produttrice di olio sulla collina di Santa Margherita. Una persona cara, che però quando qualcosa non le va non le manda a dire. Invece di Euroflora è entusiasta: «Capisci? Hanno usato il nostro timo e la nostra salvia per abbellire i prati, gerani zonali e margherite, senza andare a cercare chissà quali piante esotiche. La trovo un’operazione straordinaria». Ebbene abbiamo anche il lasciapassare di Carla Costa.
Ecco Paolo Fanghella, assessore ai lavori pubblici del Comune di Genova. Ci assicura che ci stanno già pensando, che Euroflora non sarà solo un episodio, che i Parchi di Nervi non torneranno al degrado di prima, che lo ha già detto a tutti i giornalisti. Inoltre, il Comune ha intenzione di riposizionare i fiori di Euroflora nei giardini della città.

Però, mentre gironzolavo venerdì, eravamo in pochi, Euroflora ha aperto al pubblico sabato, pensavo potesse essere anche una buona occasione per spiegare alle migliaia di persone in arrivo quanto le piante siano più che mai necessarie alla nostra salute, sia fisica sia psichica. Ma non ho trovato né cartelli né spiegazioni di questo genere.

Vi sembrerà un’iniziativa ridondante, tutti dovrebbero saperlo. Ma non è così, da quando sono venuta a vivere a Castelletto, in 12 anni, il verde che avevo intorno è sparito, dai giardini del mio condominio. E dire che ho abbandonato il centro storico perché mi mancava il verde.
Sono stati fatti fuori un nespolo, un prugno e un alloro. Ma non è finita, un altro alloro è stato potato, che più di così non si può 6 o 7 anni fa. Ha subito di nuovo il colpo della scure quest’anno, era alto più di venti metri e mi sembrava di vivere in un bosco.

Ora è lì con i suoi moncherini che gridano vendetta e sta cercando di buttar fuori qualche sparuto germoglio con gran fatica. Insomma ero immersa nel verde e ora mi tocca vedere le finestre della casa di fronte con le tapparelle sempre abbassate, oppure una coppia di vicini anziani che spesso urla con i nipoti. E siamo nella civile Castelletto.

Mentre mi godevo la bellezza delle installazioni floreali di Euroflora e pensavo a tutto questo, ecco che incontro un’amica, Francesca Neonato, agronoma e paesaggista. È qui in veste di membro della Giuria Internazionale, per i concorsi delle piante aromatiche e officinali. Le ho chiesto di scrivere per noi la sua opinione su come potrebbero essere trasformati i parchi di Nervi, nel dopo Euroflora. Lascio la parola a lei.

Francesca Neonato, l’opinione dell’agronoma.

La decisione di dar vita a Euroflora a Nervi è stata coraggiosa e a mio parere molto positiva. È un’occasione per riportare l’attenzione sui parchi dopo il disastro causato dalla tromba d’aria nel 2016 e farlo alla grande.
Sebbene Euroflora appartenga alla categoria delle Floralies (rassegne floreali che riguardano piante in vaso, giardinaggio), è in realtà più vicina a altre manifestazioni come le Buga tedesche, molto più utili e contemporanee.
Cosa sono le Buga? Invece che allestire giardini temporanei dentro una fiera (con sprechi, molte piante che vengono buttate, per non parlare di emissioni), si preferisce trasformare in maniera permanente un’area urbana problematica. La manifestazione prevede spazi temporanei ma molti anche definitivi proprio per migliorare l’area nel suo complesso e restituirla ai cittadini.
Ci auguriamo che la scelta vada in questa direzione, che siano mantenute alcune installazioni sostenibili, anche se i visitatori avranno notato che tutto è appoggiato a terra, non piantato, per il veto della Sovrintendenza.

Un restauro che per la Sovrintendenza deve essere filologico. Posizione discutibile, visto che le esigenze nonché la visione del verde in città sono drasticamente cambiate in più di un secolo. Dal parco luogo di delizia dei nobili e poi dei cittadini fino a diventare area strategica per la rete ecologica urbana, in grado di elargire servizi vitali per i cittadini, come la regolazione del microclima, la gestione delle acque meteoriche, la biodiversità, ma anche la bellezza e il senso identitario.

Vengono definiti servizi ecosistemici e sono inseriti nelle politiche urbane di tante città europee, da Lione a Londra, a Malmo.
Ma la domanda che mi faccio a questo punto è: perché manca un piano, una strategia per il verde che dia gli strumenti e l’autorevolezza all’amministrazione per contrastare questa visione museale che a un parco, una struttura vivente, proprio non si addice?
Un piano strategico del verde per la città, che trasformi la visione delle aree verdi, viste non più come mero abbellimento e quindi un costo, ma al contrario strutture verdi che forniscono servizi e che migliorano la qualità della vita in città.
Nel 2013, con PN Studio, abbiamo fatto una ricerca capillare per aiutare l’amministrazione genovese in questo senso, in parte entrata nel PUC (Piano Urbanistico Comunale). Ma fino a oggi è mancata la volontà di usare questo studio. Mi auguro che il lavoro fatto sino a ora da tanti colleghi paesaggisti, compreso il nostro, trovi nel Sindaco un interlocutore interessato a ridare una visione a questa città ferita.

Tra l’altro, i parchi di Nervi possono veramente diventare un luogo eccezionale per l’ecosistema della città. Ma in questo senso non li si può riportare a quello che erano un tempo, ma bisogna costruire qualcosa di diverso, in sintonia con le esigenze dei cittadini di oggi.

Tra l’altro, esiste una legge che impedisce di piantare alberi a meno di 30 metri dalla ferrovia, quindi anche solo per questo sarebbe impossibile riportare i parchi di Nervi a quello che erano un tempo.
A mio parere, quindi, c’è bisogno di un restauro in chiave contemporanea e ovviamente attento alla dimensione storica.

Grazie Francesca, il verde è fondamentale come l’aria che respiriamo e in più la ripulisce da tutto l’inquinamento che gettiamo intorno 365 giorni all’anno. Speriamo di imitare i buoni esempi. E di recuperare, come suggerisce Giuseppe Grasso, cose buone come l’atmosfera magica del cinema all’aperto nei Parchi di Nervi di qualche decennio fa. Chi se la ricorda?

Suvvia, che i parchi di Nervi ritornino a essere quell’eccellenza che erano.

 

Le foto sono di Ludovica Schiaroli, meno quella del borgo dell’entroterra ligure

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4 Commenti

  1. Cara Laura, è sempre un piacere leggerti. Mi stai quasi facendo cambiare idea…perché avevo deciso di non visitare euroflora. Perché? Sono una naturalista, divulgatrice scientifica…dovrei andarci di corsa! E invece mi è passata la voglia. Proprio per questa mancanza di volontà di arricchire di conoscenza la manifestazione. Nel rendering era prevista un’installazione sui cavalli selvaggi. Siepi giganti scolpite a con le sembianze di cavalli. Questa installazione, prima ancora di NON trovare sponsor (infatti non è stata realizzata), non ha trovato la sensibilità dell’organizzazione di essere arricchita di contenuti, che mi ero offerta di realizzare gratuitamente. Quindi no, ad euroflora non vado. Non perché non abbiano accettato una collaborazione (che una professionista di v era offerta di prestare gratuitamente), ma perché hanno snobbato il sapere a scapito del fare.

    • Laura Guglielmi Rispondi

      Evelina è brutto quello che mi dici, davvero. Ma non ti hanno mai risposto o ti hanno detto di no? che la prima ipotesi sarebbe di gran lunga peggiore.

  2. Luisella Carretta Rispondi

    Un bell’articolo ! Complimenti ! Sapete che ho lavorato 30 anni nel tema della difesa della natura ! Quindi spero con voi !

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