Vagabondando nel web mi sono imbattuta in questa intervista che ho fatto a Vincenzo Consolo (Sant’Agata di Militello, 18 febbraio 1933 – Milano, 21 gennaio 2012) per “Il Secolo XIX”, nel 2009.
Lo scrittore è stato tra i maggiori narratori italiani del Novecento. Grata di averlo incontrato e di poter dare di nuovo vita a queste sue parole. Consolo parla di vicende di 9 anni fa – era ancora vivo Gheddafi – ma la situazione dei profughi è peggiorata e non poco. 


«Il Mediterraneo è diventato un luogo di morte, sciagure umane, naufragi»: Vincenzo Consolo, 76 anni, è autore di opere sofisticate come Lo spasimo di Palermo, Lunaria e RetabloSempre dalla parte degli umili e degli ultimi, non può non sentire il profondo senso di tragedia che porta con sé l’epopea di migliaia di esseri umani. Migliaia di persone che partono dall’Africa e sbarcano sulle spiagge siciliane per venire respinti.

Gli immigrati a Lampedusa visti da Vincenzo Consolo.

«Quando gli immigrati arrivano a Lampedusa vengono rinchiusi in quei lager che chiamano centri di identificazione – continua Vincenzo Consolo – dove in molti compiono atti di autolesionismo. Ora, con le nuove leggi, li si rispedisce in Libia, così vanno a finire nelle mani di Gheddafi, che li ributta nel deserto. Non sappiamo neanche chi sono e perché vengono da noi, se stanno scappando dalla guerra o dalla fame di un continente impoverito anche per colpa nostra».

Enea non era anche lui un profugo?

Fin dall’antichità, la storia del mondo e, quindi anche la storia del Mediterraneo, è storia di immigrazione, un viaggio verso l’ignoto così ben raccontato già da Virgilio nell’Eneide: «Dopo la guerra di Troia, Enea è stato costretto a trovare una nuova terra. La Sicilia è stata colonizzata da tanti popoli, tra cui i Greci, che hanno portato la civiltà. Sotto il dominio normanno, c’erano trecento moschee, tante sinagoghe e chiese ortodosse, un’epoca di estrema tolleranza e pacifica convivenza».

Tanti gli italiani che sono emigrati altrove perché facevano la fame.

Gli italiani sono emigrati in massa, dalla fine dell’Ottocento all’inizio del Novecento, approdando in America del Sud e del Nord, o in Australia. Un viaggio per scappare dalla miseria ben raccontato da Edmondo De Amicis, in Dagli Appennini alle Ande. Poi una seconda emigrazione negli anni Cinquanta del Novecento.

«Io vivevo già a Milano, ero studente, abitavo in piazza Sant’Ambrogio, che ho soprannominato piazza dei destini incrociati. – racconta Vincenzo Consolo – Sulla piazza si affacciavano una caserma dei celerini di Scelba e un centro di orientamento per gli immigrati meridionali, che venivano mandati, nelle fabbriche del Nord Italia e della Germania o nelle miniere del Belgio. Una realtà che mi colpì molto: sia tra gli immigrati sia tra i celerini riconoscevo gente del mio paese.

Poi, non bisogna dimenticare che nei primi del Novecento, molti italiani sono immigrati nel Maghreb, per costruire strade o lavorare in miniera, una comunità di più di centomila persone, a cui apparteneva la famiglia di Claudia Cardinale, che è nata in Tunisia».

Mediterraneo, crocevia di popoli.

Uno scambio continuo, nei secoli, tra le sponde del Mediterraneo, una comunicazione tra popoli fratelli che non può essere interrotto. Il Mare Nostrum da sempre crocevia di popoli e merci ora è diviso in due da un muro invisibile: «Dal 1968 in avanti tanti tunisini si sono insediati a Mazara del Vallo, come già accadde nell’Ottocento dopo Cristo. Non ha senso adesso respingerli così, si ledono i diritti umani. Non siamo certamente un esempio di civiltà».

Le mafie in Italia rappresentano uno dei maggiori conflitti del Mediterraneo.

La camorra e tutte le mafie sono una piaga, un conflitto che nel Mediterraneo non ha eguali, secondo solo a quello araboisraeliano. Roberto Saviano nel libro Gomorra ne ha denunciato le atrocità. «Conosco Saviano da anni, mi veniva a trovare quando ancora non aveva pubblicato niente – racconta  Vincenzo Consolo – Gomorra è un libro importante, utile per far conoscere una realtà, ma non serve a risolvere la situazione. Neanche i libri di Sciascia sono serviti. Per dare risposte precise sono necessari i magistrati. Oppure i politici, purché non siano conniventi».

Pubblicato la prima volta sul Secolo XIX l’11 giugno 2009

Se vuoi, iscriviti al mio gruppo su Facebook

 

Scrivi un commento