Predrag Matvejević (Mostar, 7 ottobre 1932 – Zagabria, 2 febbraio 2017), che ho avuto l’occasione di frequentare quando insegnava a Roma, era un uomo squisito e integerrimo. Una vera guida per comprendere meglio il Mediterraneo e le sue culture. Questa intervista mi sta particolarmente a cuore, l’ho pubblicata, in forma un po’ ridotta, sul Secolo XIX nell’agosto 2008.

Dopo aver passato venti giorni in Croazia, percorso le sue coste ancora selvagge, mangiato pesce appena pescato ed essere approdata su tante isole, isolette e scogli che punteggiano l’Adriatico – dopo 20 giorni di pura vacanza in compagnia di Breviario mediterraneo dello scrittore croato Predrag Matvejević – ho sentito il bisogno di intervistarlo.  Ero ossessionata dall’idea che quei luoghi poco più di dieci anni prima fossero stati territorio di una guerra feroce tra i popoli dei Balcani.
Matvejević ha una grande passione per il Mediterraneo di cui ha percorso quasi tutte le coste. Gli appunti presi viaggiando sono stati preziosi per scrivere il libro che più celebra il mare nostrum, Breviario Mediterraneo, appunto. Un libro che è anche la biografia di un mare, culla di tante civiltà, così come una sorta di autobiografia dell’autore.

È appena uscita la settima edizione, da Garzanti, con l’introduzione di Claudio Magris e con la traduzione di Silvio Ferrari. È stato tradotto in 21 lingue, tra cui turco, arabo, ebraico, giapponese, coreano, ma è in Italia che il libro ha avuto l’accoglienza migliore.

Matvejević ha fatto le valigie dall’ex-Jugoslavia per andare in esilio durante la guerra civile. Ha vissuto in Italia 12 anni, lavorando all’Università di Roma.

L’ho raggiunto ad agosto sull’arcipelago delle Elafiti, nell’isola di Koločep, a mezzora di navigazione da Dubrovnik, dove era in vacanza: «Il Mediterraneo è una tentazione continua – mi spiega Matvejević – Il mio è un libro sperimentale, non facile da classificare. È una specie di romanzo dove i veri personaggi sono i luoghi».

Cosa ti affascina di più del Mediterraneo?

«Le antiche carte geografiche, i vecchi modi di navigare, le barche, le polene, le reti dei pescatori di un tempo.

Guardando il Mediterraneo rileggo la storia dell’Europa e del mondo, così come il mio percorso esistenziale: sono nato vicino all’Adriatico, a Mostar, e sul mare ho passato una parte dell’infanzia, una presenza che ha marchiato la mia biografia.

Quando ero adolescente ho lavorato sulle navi, negli anni ho poi accumulato tanti appunti su questi viaggi. Quello che era il diario di un mozzo è diventato un libro».

Il Mediterraneo è in crisi.

«Da tempo ha perduto la sua importanza culturale. Stiamo assistendo al predominio dei paesi del Nord: tutte le commissioni dell’Unione Europea sono collocate a Strasburgo, Lussemburgo, Bruxelles. La banca europea è a FrancoforteIl Sud si sente frustrato.

Ma non è finita qui: tra la sponda nord e la sponda sud si sta creando un abisso, diventato più profondo dopo l’11 settembre che ha interrotto le relazioni che esistevano prima.

C’è una differenza tra la rappresentazione del Mediterraneo e il Mediterraneo stesso. In estate è un mare turistico, folla sulle spiagge, e questo fa dimenticare i problemi.

Amo l’Italia, mi ha accolto bene durante l’esilio. Ma dovrebbe fare molto di più, trovare una sua collocazione nella politica europea. Diventare il capofila dei Paesi mediterranei, invece che essere l’ultima tra i Paesi continentali.

L’italia ha una credibilità che manca ad altri Paesi europei, tra cui la Francia che ha problemi con le ex colonie, la Spagna con il Marocco, la Grecia con la Turchia e il mondo musulmano. L’Italia dovrebbe favorire l’apertura dell’Europa verso il Sud. È un Paese immerso nel Mediterraneo e dovrebbe trovare una sua prospettiva».

Quali sono i luoghi ideali per una vacanza sul Mediterraneo per Matvejević, posti tranquilli dove si possa riflettere, scrivere, riposarsi?

«La costa tunisina è molto interessante, l’accoglienza è buona, i prezzi sono bassi. Purtroppo adesso i turisti sfuggono la costa orientale del Mediterraneo: in Libano ci sono posti magnifici, dove prima andavano tanti turisti italiani. Ma come si fa adesso con la situazione che si è creata? Io amo la Grecia, le sue isole, Rodi soprattutto. Le spiagge della Bulgaria sono interessanti, speriamo che diventi un Paese turistico. Le foci del Danubio in Romania sono di un interesse straordinario, i pesci hanno un gusto speciale.

Odessa, città mediterranea.

Mio padre è di Odessa, in Crimea ci sono delle spiagge magnifiche, un tempo, sotto il regime staliniano, erano riservate alla nomenclatura. Sono temperate quasi come quelle mediterranee. Ci andavano i grandi viaggiatori greci del passato. Non è un caso che nella mitologia siano così citate

In estate c’è una fitta programmazione culturale, è un grande centro musicale. Le più grandi ballerine del Bol’šoj del passato venivano da lì, così come tanti musicisti. Si possono fare belle crociere sul Dnepr e altri fiumi russi.

Odessa assomiglia enormemente a Genova. Con Marsiglia direi che sono tre città gemelle. Alle persone curiose consiglierei di andarci. Per non soggiornare ogni estate sempre sulla stessa costa.

La Croazia.

In questo mese d’agosto il Mediterraneo è un luogo di vacanza e i problemi si dimenticano, in Croazia adesso ci sono ben 600.000 italiani. È costellata da un migliaio di isole di tutte le dimensioni, già descritte dai grandi viaggiatori dell’antichità, romani, latini, greci. Fino a qualche anno fa il turismo era rudimentale, ma ora fa concorrenza all’Italia e alla Grecia. Ha una costa adriatica più bella di quella italiana. La Croazia è ideale per il riposo, sulla costa non ci sono tante strade per le macchine, ma molti sentieri, il mare è purissimo.

Ieri Dubrovnik era piena di italiani, il tempo era brutto ed erano tutti in giro per la città. Per entrare da una delle porte ci volevano almeno venti minuti. Ci sono tante navi che stanno scaricando migliaia di turisti».

Anche il Montenegro, indipendente da giugno, ha le coste affollatissime, è molto economico, i prezzi sono la metà di quelli croati: «C’è sempre qualcuno che fa concorrenza: la Croazia alla Spagna e all’Italia, mentre il Montenegro – e fra qualche anno l’Albania – alla Croazia».

Un consiglio per i turisti: come comportarsi in Croazia?

«Stare più attenti alla cultura. A Dubrovnik ci sono vecchi templi, tanta arte rinascimentale differente da quella italiana. I turisti arrivano sulle coste, fanno il bagno senza rendersi conto di dove sono.

Consiglio una gita verso l’entroterra, in meno di 100 chilometri dalla costa si possono vedere le moschee, i cimiteri islamici, i monumenti delle antiche sette religiose dei balcani, i bogomili, che avevano caratteristiche simili agli albigesi».

L’istria.

La costa croata è una grande scoperta per molti italiani. Qualcuno veniva anche prima, soprattutto in Istria, dove vive una minoranza italiana con un passato tormentato. Che ha rifiutato di prendere parte al conflitto etnico nella ex Jugoslavia. Adesso la convivenza è esemplare. Ci vado molto spesso, mi considerano un ospite d’onore anche perché ho la doppia cittadinanza italiana e croata. Spesso sono intervenuto per difenderli. Tanti croati e anche sloveni iscrivono i loro figli nei licei italiani».

Non bisogna dimenticare la recente guerra dei Balcani.

Il parco nazionale del Krka, un fiume limpido con tante cascate, è preso d’assalto dai turisti, però nessuno sembra soffermarsi sul fatto che la sorgente è a Knin nella Kraijna dove è stata fatta una delle peggiori epurazioni dei serbi da parte dei croati.

La costa piena di vacanzieri rimuove il disastro e le città dell’entroterra che portano ancora i segni del terribile conflitto, con case abbandonate, sventrate, bruciate: «I conflitti non sono ancora finiti, ma sulla costa non si percepiscono più. Vorrei citare una frase acuta di Winston Churchill: “I balcani producono più storia di quanta ne possano consumare”. Gli italiani dovrebbero tener conto che gli slavi hanno fatto da muro della cristianità per 5 secoli, difendendo l’Europa. Nessuna città italiana è mai stata presa d’assalto dagli ottomani e l’Italia ha scritto una delle più belle pagine della sua storia, il Rinascimento, protetta da queste vittime sacrificali. Quando si parla della storia europea si dovrebbe tener conto di ciò. Inoltre, attraverso i Balcani passa la frontiera dello scisma cristiano, della divisione tra cattolicesimo romano e ortodossia bizantina. Serbi, montenegrini, macedoni sono ortodossi, croati e sloveni sono cattolici. E al centro c’è una minoranza musulmana, slavi convertiti durante la dominazione ottomana.

Qui sono condensati tutti i problemi del Mediterraneo, differenze di fedi e di culture. Il conflitto religioso tra cattolici e ortodossi è diventato un conflitto nazionale.

In città come Knin serbi e croati erano mescolati. E la minoranza serba ha sofferto molto durante la guerra. Ne sono stati cacciati 200mila, abitavano in questi territori da secoli. Il presidente della Croazia, Mesic, si sta impegnando per dare la possibilità ai serbi di tornare nelle loro case, ma è un processo lento.

È stata una guerra tra popoli fratelli, non era assolutamente necessaria. Io sono emigrato nel 1991 per conservare la mia libertà di scrittore. Così ho potuto scrivere dei crimini dei serbi e dei croati, e anche dei bosniaci, che però sono il popolo che ha sofferto di più. E Breviario Mediterraneo mi ha aiutato a superare quei momenti difficili».
Matvejević è stato condannato a 5 mesi di carcere in Croazia per aver scritto un testo, intitolato I Talebani, dove denuncia i crimini del nazionalismo. La condanna è esecutiva e lui non ha fatto ricorso perché non vuole legittimarla: «Io non smentisco niente di tutto quello che ho detto. Però, ora che sono tornato in Croazia, non osano mettermi in carcere perché in molti mi hanno difeso anche a livello internazionale. E il premier croato ha fatto intuire che non ritiene giusta la mia condanna».

Leggi anche il mio reportage del viaggio dalla costa croata verso Knin

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