Carla Lonzi ha attraversato silenziosamente la mia vita. Ho cominciato a leggerla quando lei non c’era più, negli anni Ottanta. Era nata nello stesso anno e aveva lo stesso nome di mia madre. Ho da subito amato la sua radicalità, la sua forza che non l’ha fatta scendere a nessun compromesso, le sue scelte faticose e sofferte.

Carla Lonzi e le sue scelte difficili

Foto di Jacqueline Vodoz

Per portare avanti la sua battaglia, ha abbandonato prima il suo lavoro di critica d’arte. Non si riconosceva più, se mai si è riconosciuta, nei paradigmi degli studiosi dei suoi tempi, Argan in testa. Viveva l’arte a lei contemporanea, come poco autentica. Un procedere che non dava spazio alla soggettività dell’artista, all’intreccio tra vissuto e processo artistico, una caratteristica per lei fondamentale. Per questo ha deciso di dedicarsi a tempo pieno al femminismo. 

Poi, qualche anno più tardi, si è allontanata anche dall’artista Carla Accardi, amica cara di tante battaglie, con cui aveva dato vita alla rivista Rivolta Femminile. Non sopportava più che Accardi continuasse la sua carriera di artista, in un mondo a misura di maschio e governato dalle regole del mercato, nonché soggetta allo strapotere dei critici legati alle istituzioni.
E infine ha abbandonato il suo compagno artista Pietro Consagra, come ben racconta in Vai Pure. Lui la viveva – come si diceva un tempo – come il riposo del guerriero. Lonzi non sopportava come ogni atto del suo compagno fosse funzionale alla sua carriera artistica. Anche i rapporti che teneva vivi erano solo con persone in qualche modo funzionali al suo lavoro. In un brano Lonzi si lamenta che, quando soggiornavano all’Isola d’Elba, non andavamo mai insieme neanche a fare una passeggiata. Consagra pensava sempre e solo al lavoro.

Il libro di Giovanna Zapperi

La parabola di questa donna geniale è scritta passo passo nel libro di Giovanna Zapperi, Carla Lonzi. Un’arte della vita (DeriveApprodi, pag. 313). Un testo che si legge facilmente anche se frutto di uno studio molto profondo e analitico. Indaga la figura di Carla Lonzi, a partire dall’università – era stata un’allieva di Roberto Longhi che le aveva anche offerto una cattedra – fino a descrivere il lavoro delle artiste che, dagli anni Duemila in poi, si sono ispirate a lei per creare le loro opere.

Zapperi analizza partendo da diverse fonti anche l’esperienza di Autoritratto, di Sputiamo su Hegel e de La donna clitoridea e la donna vaginale. E poi, i tempi di Rivolta Femminile. Un libro da leggere per conoscere meglio una figura emblematica del Novecento Italiano che, con le sue intuizioni, è ancora presente nella nostra vita quotidiana, silenziosamente come dicevo prima.

Cosa ha significato Carla Lonzi, per il mio compagno e per me

Foto di Pietro Consagra, suo compagno

Ora vorrei – partendo da Lonzi – parlare da un punto di vista soggettivo, raccontare quanto sia stata importante per me e per il mio compagno artista, Cesare Viel. Cominciamo da lui, che è un uomo e apparentemente avrebbe dovuto tenersi alla larga da queste tematiche alla fine degli anni Ottanta e negli anni Novanta.

Il termine femminista era stato messo al bando. E io prima da giornalista e poi da direttore responsabile non ho mai pronunciato la parola femminista, ma ho sempre divulgato i contenuti che toccano da vicino la libera espressione delle donne. Per un certo periodo, c’è stato un rifiuto da parte di molti uomini e anche di molte donne ad ascoltarti, se solo pronunciavi quella parola.

Quindi dovevi usare questa semplice tattica per poter però dire quello che volevi ed essere ascoltata e considerata autorevole. Perché sui cambiamenti apportati dal femminismo sono d’accordo quasi tutti gli umani pensanti.
Cesare Viel invece in quegli anni difficili ha dedicato, a partire dal video Androginia fino a VIM (very Italian Macho, mostra in collaborazione con Luca Vitone), ampio spazio creativo alle tematiche della soggettività, della differenza sessuale, del gender. Argomenti ostici in quegli anni. Pochi selezionati critici lo hanno seguito con attenzione, quelli più di moda lo hanno evitato.

Proprio in quegli anni, ho tenuto un seminario per la cattedra di Filosofia Moderna e Contemporanea di Annagrazia Papone sull’uso della declinazione femminile nel linguaggio. Gli studenti e le studenti erano interessati a questo tipo di proposta, che è fallita dopo un anno per il disinteresse dell’Ateneo.

Le artiste della mia generazione

Le artiste della mia generazione, alcune mie care amiche oggi affermate a livello internazionale, negli Anni Novanta non hanno mai definito femminista nessun gesto del loro procedere artistico, benché la stessa costruzione delle loro opere fosse evidentemente in sintonia con molti aspetti teorici analizzati e proposti da Carla Lonzi e da altre teoriche femministe.
Questa messa al bando della parola femminista non è comunque avvenuta nelle Facoltà degli Stati Uniti o del Nord Europa, dove tanti corsi di Laurea hanno sfornato anche negli anni Ottanta e Novanta giovani dottori maschi e femmine che hanno indagato queste tematiche.

Le cose stanno cambiando anche in Italia

Ora sembra non essere più così, il mio compagno sta avendo quei riconoscimenti, che gli sono stati negati negli Anni Novanta. Anzi giovani critici che lo hanno seguito fin da allora, ora dimostrano per lui attenzione e rispetto.
C’è stata senza dubbio un’inversione di tendenza, che secondo me in Italia è stata palese dal febbraio del 2011 con la manifestazione delle donne contro Berlusconi. Direi che molte cose sono cambiate, una generazione di giovani donne ha cominciato di nuovo a definirsi femminista senza doversi nascondere dietro un dito. E ora sono sempre più i saggi e le ricerche su studiose come Carla Lonzi.
Anche i miei studenti, all’università, nei loro articoli scrivono senza inibizioni la parola ministra, così come membra del consiglio direttivo.  Inoltre, ho presentato il libro di Zapperi al Disfor (Università di Genova) ad aprile, insieme ad Anna Daneri, per il ciclo Rosa colore. Prima, durante e dopo l’8 marzo, a cura di Luisa Stagi ed Emanuela Abbatecola. L’aula era piena di studenti maschi e femmine. Una cosa impossibile fino a qualche anno fa.

Foto di Jacqueline Vodoz

Il libro di Zapperi è importante in questo momento storico, insieme a tanti altri testi che trattano argomenti legati agli Women’s Studies. In tanti dicono che il mondo va a rotoli e che le uniche conquiste che sembra siano assodate sono i diritti civili, e soprattutto un nuovo modo di essere donne. Chi non fosse ancora convinto dell’importanza del femminismo per tutti e tutte, legga Ringrazia una femminista se

Il merito di tutto ciò è anche di Carla Lonzi, che oggi avrebbe quasi novant’anni e che invece è morta quando ne aveva solo cinquanta. Chissà le analisi e le scelte che avrebbe fatto negli anni Ottanta e Novanta. Una mente preziosa mancata presto all’interno di un dibattito fondamentale.

Quindi godiamoci Carla Lonzi. Un’arte della vita di Giovanna Zapperi che già dal titolo mette in evidenza l’impostazione teorica e le scelte di vita di una donna che, come dicevo all’inizio, non si è risparmiata per incarnare ciò in cui credeva.

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